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Violenza sulle donne, va riformato il sistema

by Piera De Prosperis

 

Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte. Queste le parole con cui Minerva Mirabal rispondeva a chi le suggeriva prudenza perché il dittatore Trujillo l’avrebbe uccisa. Era ben noto il suo impegno contro il violento e repressivo governo che da trent’anni, dal 1930 al 1960, teneva sotto il tacco la Repubblica Dominicana. Cronaca di una morte annunciata: Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva e Antonia Maria Teresa, le sorelle Mirabal, furono massacrate, uccise a bastonate in un agguato il 25 novembre del 1960. Da allora non solo la dittatura cominciò a mostrare delle crepe, dato l’eco dell’omicidio, pochi mesi dopo Trujillo fu ucciso ma nella cultura dell’Occidente quella data ha avuto tale risonanza che è stata scelta per celebrare La giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Tendenzialmente non amo le giornate dedicate. Penso invece che ogni giorno debba e possa essere quello utile per risolvere i problemi che ancora ci assillano e che ancora riempiono le cronache dei giornali e dei programmi televisivi. Tuttavia ci sono dei momenti, come appunto il 25 novembre o ancor di più il 27 gennaio, Giornata della memoria, in cui ci si dovrebbe comunque fermare a riflettere e soprattutto a rendicontare l’anno trascorso. Cosa è stato fatto, le statistiche cosa ci insegnano, su cosa bisogna operare nel prossimo anno? Ricordare serve, celebrare anche ma non basta perché risulta a volte solo un elenco terribile di morti appunto annunciate. Gli eventi, i dibattiti si sprecano e poi? Se le denunce non hanno seguito, se una donna, spesso per mancanza di lavoro, è costretta a rimanere in famiglia in compagnia dell’orco a che ci serve questo 25 novembre?

Peraltro, tenderei a sottolineare che la violenza non è solo quella sanguinosa e omicida che è frequente in ambienti degradati ma non solo. Violenza è quella assai più strisciante e trasversale che impedisce ad una donna di portare avanti con serenità la propria carriera, che la obbliga a destreggiarsi tra famiglia e lavoro cercando di fare il meglio ma portando sempre dentro di sé il rimorso di non essere stata all’altezza in nessuno dei due ambiti, insomma di aver operato in maniera insoddisfacente. E questa violenza come la risolvi? Non ci sono assassini da condannare o stalker da bloccare. E’ un intero sistema, anzi un’intera mentalità che andrebbe riformata. Asili nido, collaborazione da parte del partner, orari flessibili. Certo molto si è fatto, ma è ancora un dato che nei posti che contano le donne sono in numero decisamente inferiore ai colleghi. E non è solo prevaricazione maschile, spesso sono le donne a rinunciare perché l’impegno di cura prende il sopravvento e tutto passa in secondo piano, privando la società di apporti importanti.

Ho apprezzato la letterina della Littizzetto alla Meloni, accusata di aver portato la figlia a Bali al G20:

“Tu hai detto che hai il diritto di guidare questa Nazione senza per questo privare Ginevra di una madre. Sono d’accordo con te, anzi, tu sei un’apripista in questo, sei la prima donna premier e madre italiana, fai che questo privilegio diventi un diritto di tutte le donne. Che ogni madre possa portare avanti la sua carriera in totale parità e senza lo stigma di aver fatto un figlio … Fai in modo che ogni madre quando il caso lo richieda, possa portarsi i figli sul lavoro, in aereo, e anche sui barconi senza il pericolo di essere cacciata via o rimbalzata di porto in porto. Anche quelli sono bambini che le loro mamme portano in viaggio. Ma non per scelta, per necessità. Perché loro non sono nel G20, sono nel G-Ultimi degli ultimi. Ti saluto genitore uno e genitore due”.

Spero il 25 novembre del prossimo anno di poter celebrare in maniera diversa questo anniversario. Anzi di non doverlo celebrare affatto

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