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Bagnoli scende in piazza

Sabato 7 febbraio alle 10:00 nel piazzale della Cumana

by Giuseppe Cristoforoni
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Foto by America’s Cup

 

Una Storia che si ripete: dal 1904 al 2026.

La Storia sembra tragicamente riavvolgersi su se stessa. A distanza di 122 anni, le decisioni del Comune e la volontà dei cittadini vengono nuovamente calpestate. Il Governo centrale impone scelte scellerate che sacrificano il futuro del territorio sull’altare dei “grandi eventi”, come la Coppa America, ignorando le ferite ancora aperte di un quartiere che aspetta giustizia.

Già all’alba del secolo scorso, Francesco Saverio Nitti denunciava: “Si può dire in tutta onestà che a Napoli il più grande e il più pericoloso camorrista sia stato sempre il governo”. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Napoli visse una stagione di fervore intellettuale e urbanistico senza precedenti. Mentre a Est si progettava il quartiere industriale, per la piana di Bagnoli il destino doveva essere radicalmente diverso: il piano del 1887 e il visionario progetto di Lamont Young prevedevano la nascita del quartiere “Campi Flegrei”, un polo turistico, balneare e termale di respiro internazionale. Questo sogno di sviluppo armonioso fu stroncato nel 1904 dall’intervento miope del Governo nazionale che, in deroga a ogni disposizione locale, impose l’industria pesante in uno degli scenari più belli del mondo.

Il Presente: Tra Disastro Ambientale e Speculazione.

Oggi viviamo il paradosso finale. Dopo 32 anni dalla chiusura dell’Italsider, Bagnoli è ancora un “luogo desertico e rovinato”. Vent’anni di gestioni parassitarie hanno prodotto danni superiori a un secolo di fabbrica, ostacolando la Variante Urbanistica di Vezio De Lucia. Il mancato completamento delle bonifiche, definito dalla magistratura un vero e proprio “Disastro Ambientale”, appare oggi come un atto deliberato per negare alla città il suo diritto a:

  • un Parco Pubblico di 130 ettari;
  • una Spiaggia libera e balneabile di due chilometri;
  • poli scientifici e culturali non invasivi.

Sotto lo scudo della “legge speciale”, il Governo procede senza confronto con la popolazione, senza Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e senza garanzie sulla rimozione delle opere “provvisorie”.

È inaccettabile che, in piena crisi bradisismica, centinaia di camion intasino l’unica via di fuga in Zona Rossa, complicando una quotidianità già scossa dai fenomeni tellurici. La sicurezza e la salute della comunità locale non possono essere subordinate alla visibilità internazionale o alla velocità d’esecuzione. Non possiamo permettere che il centralismo burocratico devii ancora una volta il corso della nostra storia. Abbiamo il dovere di batterci per:

  • il rispetto integrale della Variante Urbanistica;
  • la tutela dei vincoli ambientali e paesaggistici;
  • l’opposizione ferma a piani calati dall’alto che prevaricano gli enti territoriali.

Riprendiamoci Bagnoli. Riprendiamoci il nostro mare.

 

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