Foto by Glovo
La Procura della Repubblica di Milano ha disposto in via di urgenza il controllo giudiziario della Foodinho, la società di delivery food della Glovo, quella che ci porta le pizze a casa. L’ipotesi di reato è caporalato. Ossia i rider vengono spremuti come limoni, sia per la quantità e i ritmi di lavoro cui sono sottoposti sia per la paga da miseria. Lavoro a cottimo, intendiamoci, e pericoloso. Un tanto, ma poco poco, al chilo. 40.000 rider in tutta Italia pagati, a quanto pare, ben sotto la soglia di povertà. Anni luce lontani dai contratti collettivi firmati dai sindacati. Quindi, sfruttamento.
Una notizia, direte voi. Quella dell’inchiesta effettivamente è una notizia. Quella delle condizioni di lavoro dei rider la conoscevamo tutti da anni, almeno in linea generale. Viene da chiedersi come mai gli inquirenti si siano svegliati solo oggi. Cos’abbia fatto l’Ispettorato del lavoro che paghiamo con le nostre tasse per controllare, forse dovrebbe funzionare a cottimo anche lui. Dove siano stati concretamente finora i sindacati, in piazza non ce li ricordiamo. La politica, di governo e di opposizione, sappiamo bene invece dove fosse: a mangiare la pizza. Sappiamo anche che il caporalato non riguarda solo le strade di Milano ma pure e da cent’anni, giusto per fare un esempio, le campagne di mezza Italia.
Lo sfruttamento dei lavoratori è strutturale al sistema, però lottare per strappare condizioni migliori si può. Anzi conviene. Costa ma serve. Se non lo fai, se non stai sempre sul pezzo, perdi anche quello che sei faticosamente riuscito ad ottenere. Serve solidarietà, serve collaborazione, serve organizzazione. Servono i sindacati. Già, i sindacati…
