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Da tempo non abbiamo più approcci manichei all’analisi della vita politica locale, nazionale e internazionale. Non abbiamo pertanto alcun pregiudizio anti-meloniano o pro-meloniano. Non è che la Meloni sia il male e la Schlein o Conte siano il bene o viceversa. Ci limitiamo a osservare e a cercare di capire. Stavolta, lo diciamo in assoluta serenità, la nostra premier sta toppando di brutto. I toni che caratterizzano la sua comunicazione nelle ultime settimane sono sempre più sopra le righe, quasi alla ricerca della rissa. Ciò in manifesta contraddizione con il pragmatismo e il correlato aplomb istituzionale tenuto finora, che le hanno fatto guadagnare consensi trasversali. C’è da chiedersi perché questa caduta di stile. Senza sottacere, per la verità, che non è la prima volta che le capita. Ogni tanto la nostra premier perde l’autocontrollo e sbrocca. Ma stavolta sta procurando danni seri, ai suoi e al Paese.
L’impressione è che si sia avvitata in un circolo vizioso. Aveva per tempo messo le mani avanti: ‘ahò, non son mica Renzi! se vincono i No al referendum io non mi dimetto!’. Queste grosso modo le sue parole e certamente il suo pensiero. Pareva consapevole che, al di là del merito della riforma Nordio, il rischio maggiore si collocava nella gestione della campagna referendaria. Buttarla in caciara contro i magistrati ‘rossi’ e riceverne di rimbalzo colpi sotto la cintura avrebbe comportato una lacerazione di un nodo cruciale del tessuto istituzionale della nostra Repubblica. Se il popolo italiano fosse stato chiamato a esprimere un voto a favore o contro la Magistratura in quanto tale, l’eventuale vittoria dei SI ne avrebbe comportato una pericolosa delegittimazione. E stiamo parlando di una funzione fondamentale per la tenuta dello stato di diritto. Viceversa, una vittoria dei NO avrebbe significato la delegittimazione del Governo e con esso del Parlamento, della cui maggioranza è espressione. La Meloni sembrava consapevole di tale duplice rischio e inizialmente aveva tenuto bassi i toni. Magari lasciando a qualche suo sherpa lo spazio delle invettive.
Alla luce del suo approccio originario – non è un referendum politico, ma di merito, quale che sarà il suo esito il Governo non ne sarà investito – a maggior ragione il Capo del Governo avrebbe avuto tutto l’interesse, ad avviso di chi scrive, a spoliticizzare le urne referendarie. I sondaggi però, pur essendo in gran parte ancora favorevoli al Sì, registrano giorno dopo giorno un avvicinamento dei No ai Sì, al punto che ormai quasi tutti gli istituti di ricerca sostengono che, se l’affluenza alle urne fosse inferiore al 44%, i No sarebbero maggioritari. Ed ecco che Giorgia Meloni deve aver pensato che, rispolverando i toni demagogici contro gli immigrati, quelli securitari contro le proteste di piazza e quelli anarcoidi contro le toghe rosse, avrebbe motivato il suo elettorato alla mobilitazione e alla partecipazione al voto, blindando così la vittoria dei Sì.
Il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi. La tensione slitta sempre di più dal confronto tra i sostenitori della riforma e i suoi oppositori, a quello dello scontro tra le istituzioni della Repubblica: Governo e maggioranza parlamentare da una parte, Magistratura e minoranza parlamentare dall’altro. Semplificando: Governo contro Magistratura. Lo scontro ha raggiunto ormai una tale acusìa patologica – e siamo ancora a un mese dal voto – che per la prima volta da quando si è insediato al Quirinale, undici anni fa, il Presidente della Repubblica si è visto costretto a presiedere in prima persona una riunione ordinaria dal CSM. Per rappresentare con la sua stessa partecipazione il rispetto degli Italiani nei confronti della Magistratura e insieme per ammonire il potere giudiziario a non rispondere con parole e atti incendiari – leggasi Gratteri – alle provocazioni e ai tentativi di intimidazione del Governo.
E cosa è successo immediatamente dopo? I Magistrati si sono impegnati a rientrare nei ranghi, il Ministro guardasigilli Nordio ha fatto altrettanto e il Capo del Governo… ha registrato e pubblicato sui social un video in cui ancora una volta, prendendo a pretesto una sentenza di dissequestro di un’imbarcazione di una ONG impegnata nel soccorso in mare dei migranti, sentenza emessa dal Tribunale di Catania, ha arringato gli Italiani a schierarsi contro le toghe rosse. Toni troppo simili a quelli di Donald Trump negli USA e a quelli di Berlusconi tra fine anni ‘90 e primo decennio del nuovo secolo, per non essere sospetti di un tentativo di tardiva replica.
Ci pensi bene la nostra premier, non metta a rischio i nostri equilibri istituzionali. Ci sono fondate ragioni per votare Sì e altrettante ce ne sono per votare No. Ragioni di merito, non di schieramento pregiudiziale. Faccia la sua parte di Capo del Governo per restituire al Paese una possibilità di scelta a-ideologica. E ci pensi bene: da quando lei e i suoi stanno alzando i toni, stanno crescendo anche i consensi al No. Se questa è la partita, si dicono molti indecisi, allora hanno ragione i sostenitori del No a interpretarla come un tentativo di punire e addomesticare il potere giudiziario.
Ma forse una riflessione in questo senso deve averla fatta lei stessa. Ieri ha rilasciato un’intervista a Sky in cui è parsa voler correggere la rotta, pur rivendicando il diritto di ogni cittadino di commentare le sentenze dei giudici. Non ci sarebbe quindi nessun vulnus istituzionale nelle sue parole reiterate contro le sentenze di alcuni giudici. Ma una cosa è ‘ogni cittadino’ un’altra il Capo del Governo. A quest’ultimo tocca un senso di responsabilità ben diverso da quello a cui è tenuto un cittadino qualsiasi.

1 comment
Sinceramente non mi interessa affatto etichettare i personaggi citati! Di qualunque schieramento partitico siano. Nemmeno mi interessa dimostrare con sofisticate pretestuose osservazioni quanto sia meritevole di apprezzamento dalk’elite nata nei quartieri alti e dotata di “significativi” ascendenti sociali Giorgia Meloni.
Nemmeno mi importa essere a favore o a sfavore dei magistrati. Voglio solo sapere se il referendum sulla separazione delle carriere tutela meglio i cittadini.
Se Si voto Si! Se No voto no.
Se il voto è pro o contro il governo non vado a votare! . Le strumentalizzazioni sono tutte contro i cittadini! Alla fine solo i cittadini pagano le conseguenze delle faide tra i gruppetti di potere, che quel potere non vogliono mollare.