Foto by RaiNews da un servizio di Anna Testa del 2023
Recenti notizie di cronaca hanno riportato il quartiere orientale di Ponticelli alla ribalta della cronaca cittadina e nazionale: prima la scuola “azzoppata” dal malfunzionamento dei servizi igienici, poi il tragico episodio dell’uccisione di una ragazza poco più che ventenne per mano del fratello, per futili motivi. Episodi avvenuti nel parco noto come “Conocal” ma che in realtà si chiama “Conacal”. Un parco senza neppure un nome proprio: Conacal (Consorzio Nazionale Calcestruzzo) è il Consorzio di imprese che lo hanno costruito. Nessuno si è preoccupato di dargli un nome “normale”.
Di Conacal a Ponticelli non c’è solo il parco di cui stiamo parlando. A Ponticelli c’è la più alta concentrazione di case popolari. Il quartiere era destinatario degli interventi edilizi previsti dalla legge 167 (la legge che consentiva la costruzione di case per gli operai e il ceto medio). L’urgente necessità di rispondere all’atavico bisogno di case, bisogno aggravato dagli sgomberi del terremoto, ebbe risposta in maniera prevalente nel quartiere più a oriente, sottraendo suoli della “167” per costruire le case da assegnare agli sgomberati del terremoto. Quasi superfluo ricordare che le case non furono assegnate ai legittimi assegnatari, ma occupate appena completate e mai sgomberate, anzi alcuni fabbricati erano ancora da completare. Prevalse la preoccupazione per l’ordine pubblico.
A Ponticelli era stato costruito negli anni precedenti il Rione De Gasperi, le cui case furono assegnate agli sgomberati delle baracche di via Marina. Un rione ghetto, recintato e senza alcun rapporto attivo con il centro antico del quartiere. Per tentare un processo di integrazione, la locale sezione del PCI marcò una costante presenza con iniziative politiche culturali e del tempo libero. Ponticelli è quindi cresciuto urbanisticamente con un concentrato di sottoproletariato, operai precari, commercianti di prossimità, impiegati di basso livello. La concentrazione di case popolari senza servizi di qualità ha reso il quartiere ancora più periferia, con un’edilizia di massa di dubbia qualità.
Gli avvenimenti tragici recenti ed altri degli anni precedenti (segnali chiari vi erano già stati: ignorati) erano e sono quasi scontati. Lo Stato nelle sue varie articolazioni deve scandalizzarsi di se stesso, perché mai è stato in grado di rispondere in maniera sistemica alla criminalità e al bisogno di evoluzione educativa civile, culturale e occupazionale. Valgono zero la meraviglia di oggi e le promesse future. Le responsabilità non possono essere certo addossate agli attuali amministratori, purtuttavia le modalità con cui si intende affrontare il problema sono “un pannicello caldo” sulla complessità del problema.
Non basta un consistente invio sul posto di assistenti sociali e maestri, occorre insieme una consistente presenza di urbanisti, architetti (modificare ed abbellire il costruito) e di datori di lavoro in grado di offrire lavoro anche generico, ma meglio qualificato. Timide risposte che ora si tende a fornire sono acqua fresca: occorrerebbe dare professionalità con una scuola professionale che forma, per rispondere ad un mercato del lavoro che tende alla specializzazione. C’è soprattutto bisogno di lavoro e occupazione e rieducazione allo stare insieme. Come vivono queste famiglie, dove e come traggono il reddito per vivere con un minimo di decoro? Senza lavoro vero si ricorre alle attività illegali, ci si arrangia con attività povere da cui si trae poco reddito.
Va bene l’esercito di assistenti sociali, va bene qualche maestro in più, va bene attrezzare le scuole con attività post scolastiche, in parte già si svolgono. Basta? È come voler asciugare il mare con guscio del frutto marino. Occorrerebbe un piano pluriennale di riassetto urbano, riqualificazione edilizia, scuola e post scuola, attività culturali di rilievo.
Sul territorio ponticellese operano associazioni che offrono attività di qualità, anche con il cinema. Un piano ordinato e prolungato di attività per l’arte (cinema, musica, pittura, lettura) è necessario che affianchi i piani di riqualificazione urbana. La trasformazione deve avvenire contemporaneamente sul piano edilizio, urbanistico, sociale e culturale. Sia al Parco Conacal che negli altri parchi Conacal di Ponticelli. Non solo, ma in tutta la periferia est e in tutta la città. Comune Regione Governo centrale devono rendersi conto che le periferie napoletane sono tante Caivano da curare, riprendere rilanciare.
Coraggio, impegno e risorse. Tante, da non sprecare e da mettere a frutto. Se non parte un esercito composto da urbanisti, maestri, insegnanti, psicologi, assistenti, datori di lavoro, parliamo del nulla. Caivano è anche a Ponticelli e nelle altre periferie della città. E dopo il fattaccio non basta fare promesse, ma agire subito sia sul piano della sicurezza, sia sul piano della crescita culturale. E non basta neppure, come è avvenuto in altre circostanze, far gironzolare per qualche giorno auto della polizia e dei carabinieri per poi, superato l’impatto emotivo, ritornare al tran-tran precedente: qualche auto dei carabinieri solo di tanto in tanto. Se si fanno promesse poi occorre mantenerle e non solo per pochi giorni. Per evitare il ridicolo di ripetere le solite promesse, se ci fossero altri tragici episodi.
