Foto by Mediterraneum Foundation
Gli Autori: Gennaro Damato – Presidente Mediterraneum Foundation e Pietro Messina – Responsabile Informazione MF.
Bengasi sceglie di assumersi una responsabilità storica: diventare il cuore mediterraneo di una nuova sfida per i diritti umani. In una regione segnata da rotte disperate e tragedie silenziose, la città decide di mettere al centro la dignità delle persone e di costruire un modello di migrazione più sicuro, ordinato e umano.
Dalla Conferenza internazionale sull’immigrazione irregolare nascerà un piano fondato su un principio essenziale: nessun Paese può affrontare da solo un fenomeno così complesso. Servono responsabilità condivisa, cooperazione stabile, coraggio politico. La nostra Fondazione – Mediterraneum Foundation – è tra i partner di questa iniziativa.
Il primo passo sarà il Fondo Regionale per la Gestione della Migrazione, con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro che dovrà essere sostenuta non soltanto dalla Libia, ma anche dagli altri Stati euromediterranei che hanno a cuore la causa delle migrazioni. Le risorse finanzieranno progetti nei Paesi di origine per affrontare le cause profonde delle partenze: povertà, disoccupazione, instabilità. Non solo controllo delle frontiere, ma sviluppo, formazione, infrastrutture nei territori più fragili. Perché chi parte lo fa quasi sempre per necessità, non per scelta.
Accanto al Fondo nascerà l’Osservatorio Regionale Mediterraneo sulla Migrazione, con il compito di raccogliere dati affidabili e trasformarli in politiche concrete. Senza numeri certi crescono paure e propaganda; con dati condivisi si costruiscono soluzioni responsabili.
Un terzo pilastro sarà l’Ente Regionale per l’Orientamento e l’Impiego dei Migranti: accoglienza, registrazione, formazione e contratti di lavoro temporanei e regolari nei Paesi aderenti, con assistenza sanitaria e tutele giuridiche. Al termine, ritorno volontario e possibilità di rientro legale. Un modello pensato per ridurre le morti lungo le rotte e togliere terreno ai trafficanti che speculano sulla disperazione.
A completare il quadro vi sarà la Guida di Bengasi, documento operativo che stabilisce standard chiari su assistenza sanitaria, diritti legali, protezione di donne e minori, formazione e inserimento lavorativo. Non un atto formale, ma un impegno concreto a garantire rispetto e dignità.
In un tempo attraversato da conflitti e diffidenze, scegliere l’umanità significa rimettere al centro l’ascolto, fondamento di una nuova alfabetizzazione delle relazioni. Nel Mediterraneo che intreccia popoli e destini, Bengasi prova a trasformare una frontiera fragile in uno spazio di responsabilità condivisa. Perché la migrazione non è solo un’emergenza da contenere, è una realtà da governare con visione, giustizia e diritti.
Come ricordava Predrag Matvejevic nel suo “Breviario Mediterraneo”, il Mediterraneo non è soltanto una geografia, è una trama di memorie, lingue, scambi e convivenze. Non è un confine che divide, ma uno spazio che mescola che e unisce.
