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Hormuz, ma l’Europa non ci sta

E l’Italia? Noi speriamo che ce la caviamo

by Luigi Gravagnuolo
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È questa l’astuzia della ragione: far si’ che le passioni operino per essa”. Così Hegel, nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, rileggeva in chiave idealistica la cristiana ‘divina provvidenza’, o prima ancora il ‘fato’ della classicità greco-romana. In pratica il Fato, o Dio, o la Ragione – a seconda della filosofia di riferimento – hanno un loro disegno e si servono degli individui e delle loro passioni come strumenti inconsapevoli per perseguirlo.

Orbene, se la Ragione hegeliana volesse sbarazzarsi della civiltà liberal-democratica occidentale non potrebbe trovare un alleato migliore di Donald Trump. Chi meglio di un matto alla Casa Bianca? In poco più di un anno di presidenza degli Usa il tycoon è stato in grado di sfasciare, in combutta con Putin, l’assetto militare e istituzionale internazionale che aveva garantito ottanta anni di pace, o comunque il contenimento dei conflitti entro confini regionali.

Ed ora minaccia anche di smantellare la Nato. A suo avviso l’Europa è ‘molto sciocca’ a non inviare le sue navi da guerra nello stretto di Hormuz per riaprirlo alla navigazione delle petroliere. E la Nato è del tutto inutile per gli interessi americani. Gli Usa hanno speso “migliaia di miliardi di dollari” per la Nato e questa si rifiuta di intervenire in loro aiuto. Lui se ne ricorderà a guerra finita – a suo parere entro due settimane con la vittoria strepitosa sua e di Netanyahu – e potrebbe anche decidere di tirare finalmente gli Usa fuori dalla Nato.

Come spesso accade ai Caligola di tutte le stagioni, delle regole e del diritto non sanno che farsene. Trump nemmeno sa che, per volontà degli USA, il Trattato Nato sottoscritto a Washington il 4 aprile del 1949 impedisce – ripetiamolo: impedisce – alla Nato di intervenire in questa guerra, scatenata da lui e dal suo collega israeliano senza alcun previo consenso degli alleati Nato. Consenso che, ai sensi del Trattato, non avrebbe potuto essere dato.

Facciamo un passo indietro nel tempo. La Seconda Guerra Mondiale si era conclusa con la vittoria degli Alleati contro il nazi-fascismo e con l’apertura della guerra fredda con l’Unione Sovietica. Gli Usa per un verso volevano il disarmo delle ex potenze dell’asse italo-tedesco, per un altro verso erano attenti alla difesa dei loro interessi in Europa minacciati da Stalin. L’accordo fu quindi di questo tenore: ‘voi europei non vi riarmate se non entro limiti di mera sussistenza, alla vostra difesa ci pensiamo noi; né a qualcuno di voi venga mai in mente di scatenare una nuova guerra’. Questo il succo del Trattato. Vediamone alcuni passi testuali.

Gli Stati sottoscrittori in premessa chiarivano che lo scopo del Trattato era il mantenimento della pace, del benessere e della stabilità nella regione dell’Atlantico settentrionale. Dunque l’area del Medio Oriente non rientrava nei patti;

Articolo 1: “Le Parti si impegnano, in ottemperanza alla Carta delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale nella quale possano essere implicate, in modo da non mettere in pericolo la pace, la sicurezza e la giustizia internazionali, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza in modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite”. Dunque riconoscimento dell’Onu e del diritto internazionale, e impegno a non ricorrere all’uso della forza nei rapporti internazionali;

Articolo 2: “[…] Le parti cercheranno di eliminare i conflitti nelle rispettive politiche economiche internazionali ed incoraggeranno le reciproche relazioni economiche”. Esattamente il contrario delle azioni di Trump verso gli alleati;

Articolo 5: “Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall’art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Qualsiasi attacco armato siffatto, e tutte le misure prese in conseguenza di esso, verrà immediatamente segnalato al Consiglio di Sicurezza. Tali misure dovranno essere sospese non appena il Consiglio di Sicurezza avrà adottato le disposizioni necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”. Dunque, anche nel caso di guerra difensiva, ogni azione militare andrebbe sospesa quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovesse indicare una via di uscita diplomatica;

Articolo 7: “Il presente Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato come pregiudicante in alcun modo i diritti e gli obblighi derivanti dallo Statuto alle parti che sono membri dell’ONU, o la competenza primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali”. Dunque preminenza dell’Onu sulla stessa Nato;

Tutto ciò, beninteso, nel pieno riconoscimento della leadership Usa più volte ribadita nel Trattato.

Orbene Trump oggi ci accusa di: non esserci riarmati nella misura necessaria; ci attacca sul terreno commerciale con i dazi da lui deliberati unilateralmente al di fuori di qualsiasi convenzione internazionale; minaccia di annettersi la Groenlandia; ci ha traditi spudoratamente sull’Ucraina intessendo trame con Putin a nostro danno; ha violato il diritto internazionale assaltando il Venezuela e prendendo in ostaggio il suo presidente; ha svillaneggiato l’Onu non riconoscendone alcuna funzione; infine ha attaccato l’Iran mettendo a ferro e fuoco tutto il Medio Oriente e causando danni giganteschi alla nostra economia. E ora pretende che noi lo seguiamo in questa sua ultima pazzia.

A fronte di tanta pretesa bene hanno fatto i leader europei a reagire con un categorico niet! Il governo tedesco ha dichiarato: “Questa non è una guerra della Nato”; il Regno Unito sostiene che esiste un piano per la riapertura dello stretto di Hormuz, ma senza il coinvolgimento della Nato; la Francia fa da sé; e l’Europa nel suo insieme sta prendendo tempo, comunque evitando un coinvolgimento diretto sotto bandiera Nato.

E l’Italia? Noi speriamo che ce la caviamo.

 

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