Nel 2010, dopo la disfatta della Nazionale italiana al Mondiale in Sudafrica, Roberto Baggio fu chiamato a guidare il Settore Tecnico della FIGC. Nominato il 4 agosto 2010, il “Divin Codino” presentò un progetto ambizioso e meticoloso: un dossier di circa 900 pagine, redatto con il contributo di una cinquantina di esperti, intitolato Nuove attività del Settore Tecnico di Coverciano. L’obiettivo era semplice e radicale insieme: rifondare i vivai, potenziare la formazione tecnica e riportare al centro del gioco i valori etici e la cura del talento.
Il documento non era una lista di buone intenzioni ma un piano operativo: riforma della formazione degli istruttori, creazione di un sistema di scouting capillare, un database multimediale per tracciare lo sviluppo dei giovani, test tecnici mirati e un gruppo di studio permanente per aggiornare metodologie e pratiche. Al centro c’era l’idea che si debbano formare prima le persone e poi i calciatori.
Il progetto fu presentato al Consiglio Federale FIGC nel dicembre 2011, ma l’esperienza fu deludente. In un’intervista al TG1 del 23 gennaio 2013, Baggio spiegò: “Abbiamo fatto cinque ore di anticamera e avuto solo un quarto d’ora per presentare il progetto. È stato approvato, sono stati stanziati 10 milioni, ma non ho ricevuto i fondi e tutto è rimasto sulla carta”.
La FIGC confermò l’approvazione e lo stanziamento, ma precisò che il progetto era stato modificato e riorientato su altri ambiti. La divergenza di visione tra chi voleva un ruolo operativo e chi preferiva una funzione più rappresentativa fu decisiva.
Il piano di Baggio era estremamente dettagliato e anticipava molte delle criticità emerse negli anni successivi: la scarsità di talenti italiani, la disomogeneità dei vivai e la mancanza di continuità formativa. Dopo il 2010 la Nazionale ha attraversato stagioni difficili e il dossier di Baggio è spesso citato come un’occasione sprecata. Non sapremo mai con certezza se l’attuazione di quel progetto avrebbe cambiato il corso degli eventi, ma resta il fatto che allora, come oggi, il calcio italiano aveva bisogno di riforme profonde e di scelte coraggiose.
Il dossier di 900 pagine di Roberto Baggio resta un documento di grande valore tecnico e umano, una visione che metteva insieme competenza, etica e metodo. È anche la storia di un’occasione persa, perché senza poteri esecutivi, risorse e volontà politica anche il progetto più solido resta carta.
Cosa ne pensate?
* Alla luce della terza eliminazione consecutiva ai Mondiali riproporreste a Roberto Baggio di attualizzare il progetto con mandato, pieni poteri e budget reali?
* Preferite una leadership tecnica e pedagogica come quella proposta da Baggio o un approccio diverso per riformare il sistema?
* Quali priorità mettereste per il calcio italiano: centri federali, formazione allenatori, scouting digitale, o altro?
Le vostre risposte alimenteranno il prossimo articolo (lasciate un commento in calce a questo). Noi, sinceramente, eleggeremmo Roberto Baggio come Presidente della FIGC. Magari il Ministro Abodi ci può fare un pensierino.
