Foto by Ordine Dei Giornalisti
Torno su di una mia preoccupazione che mi preme ancora una volta condividere. E’ stata depositata in Parlamento una proposta di legge elettorale per Camera e Senato che segna un passaggio gravissimo: liste interamente bloccate e un premio di maggioranza abnorme pari al +17% dei seggi per la coalizione che raggiunge il 40% dei voti validamente espressi. Tradotto: con il 40% dei voti si può ottenere circa il 57% dei seggi. Una minoranza nel Paese che diventa maggioranza assoluta in Parlamento.
Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica che altera profondamente la democrazia rappresentativa. Perché da lì discende tutto il resto:
- una maggioranza artificiale può eleggere il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere figura di garanzia e non espressione diretta di un equilibrio forzato;
- può eleggere cinque giudici della Corte costituzionale, incidendo sull’organo che deve controllare la legittimità delle leggi;
- può sostenere governi anche quando il consenso reale nel Paese è fragile.
E tutto questo senza neppure il passaggio del ballottaggio: quindi senza una verifica finale, chiara e diretta, davanti agli elettori.
Ma il punto forse più grave è un altro. Le liste completamente bloccate eliminano ogni possibilità di scelta dei parlamentari. I cittadini non eleggono più nessuno: votano simboli e pacchetti di nomi decisi dalle segreterie. Il Parlamento così non è più il luogo della rappresentanza. Diventa il luogo della cooptazione. Deputati e senatori non rispondono agli elettori, ma a chi li ha nominati. Si costruisce un sistema di fedeltà personale, non di responsabilità politica. Dentro partiti sempre più verticali e personalizzati, con scarsa o nulla democrazia interna, il controllo popolare si svuota. Si consolida una classe politica selezionata dall’alto, non dal basso.
Il risultato complessivo è chiaro:
- una maggioranza costruita artificialmente;
- un Parlamento di nominati;
- un controllo indebolito sugli organi di garanzia;
- una sovranità popolare svuotata nella sostanza.
Questo non rafforza la governabilità. Concentra il potere. E quando il potere si concentra così, il rischio non è teorico: è quello di una deriva oligarchica, in cui pochi decidono per tutti, e di una dittatura della maggioranza, costruita però su basi elettorali distorte.
La democrazia non è solo vincere le elezioni. È garantire che chi vince rappresenti davvero il Paese. Se questo equilibrio salta, non stiamo migliorando il sistema. Lo stiamo piegando.
