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Maurizio De Giovanni nella segreteria regionale del PD

un segnale importante al partito nazionale

by Giovanni Squame
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Una nuova stagione per il PD campano e napoletano? Sembrerebbe di si, dopo l’annuncio dell’ingresso nella segreteria regionale del noto scrittore e sceneggiatore napoletano Maurizio De Giovanni.

Una delle tante ragioni della crisi napoletana (e forse anche nazionale) del PD era stato il lento distacco (o emarginazione?) degli uomini di cultura dal PD: questo partito, ma in particolare quello che lo ha generato, il PCI, ha vissuto stagioni epiche nel rapporto con la migliore cultura italiana. Poi, dopo la trasformazione e l’abbandono del vecchio nome, vi è stato anche un innaturale distacco tra la politica e la cultura, complice il crescere delle consorterie interne, la demagogia di talune posizioni politiche, la debolezza della linea politica asservita al prevalere dell’una o dell’altra “componente” interna. Il distacco ha impoverito il rilancio di una visione dell’Italia, di valori condivisi, di un progetto coerente, credibile per il futuro del paese.

De Giovanni non è certo il deus ex machina, ma segnala forse l ‘inizio della fine dell’ostracismo e una più prudente azione politica delle componenti interne, forse preoccupate, in previsione delle prossime elezioni politiche, di non presentare ancora una volta agli elettori un partito litigioso, chiuso al suo interno, privo di un’idea di cosa debba essere l’Italia del domani. Il pieno recupero di un’egemonia culturale nel paese (la destra che aveva l’obiettivo di soppiantare la cultura democratica e progressista ha compiuto disastri) passa anche per una grande iniziativa pubblica nazionale, nella Capitale, dedicata alla cultura in genere, ma specificamente alle culture tecnologiche che stanno affermando nel paese nuovi modelli di comportamento e di conoscenza, si pensi solo all’IA. De Giovanni, a Napoli, non è un “tecnologico”, ma il significato del suo impegno diretto in un partito che, tra l’altro, sta tentando di ricostruire una sua solida identità valoriale e di comportamenti, può significare che la stagione “fredda” politica-cultura nel PD sta volgendo al termine. Non c’è più timore di immischiarsi in diatribe correntizie e si manifesta una volontà nuova di contribuire ad una rinascita del progressismo di sinistra, valutando il totale fallimento della destra sul piano programmatico e sul piano di nuovi processi culturali per imporre la sua cultura. E l’impegno diretto in posizione di responsabilità dello scrittore De Giovanni è la conferma che è ancora a sinistra che la cultura guarda con attenzione e conta di far crescere il paese con il proprio contributo.

Questa ulteriore scelta a sinistra impone al PD una attenta riflessione sugli errori finora compiuti nel sottovalutare il valore del contributo della cultura italiana al progresso del paese e impone umiltà e meno autosufficienza. Il fallimento della destra è evidente, il paese sembra confuso e sconcertato, ha perso i suoi riferimenti politici e culturali. Sembra toccare di nuovo alle forze progressiste dare risposta allo smarrimento, offrire certezze dal piano economico a quello sociale, a quello culturale. Non fallire questa nuova fiducia che sembra riversarsi, con l’aiuto delle forze culturali, verso le forze del rinnovamento è imperativo impellente. Una nuova stagione sembra vicina. Con le forze della cultura che di nuovo rivolgono lo sguardo e l’impegno a sinistra, la svolta sembra prossima. E l’Italia potrebbe rientrare nel novero dei paesi di un nuovo fronte progressista e di una nuova stagione al servizio della Carta Costituzionale e della costruzione dell’Europa dei popoli. Da Napoli un segnale importante al PD nazionale e al nuovo rapporto con la cultura.

 

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