“Magnifica humanitas”, il solo titolo dell’enciclica di Papa Leone XIV merita una discussione specifica: la Chiesa riconosce la magnificenza dell’umanità, non più quindi una umanità penitente, votata a farsi perdonare il peccato originale. Del resto quel peccato è stato perdonato, cancellato dal sacrificio di Gesù Cristo, figlio di Dio, incarnatosi per questo; e, quindi, l’umanità è liberata dal fardello del peccato originale e la Chiesa può riconoscerne la magnificenza e la grandezza.
È uno sconvolgimento della prospettiva cristiana di cui la stessa Chiesa non ancora ha preso consapevolezza. Assumere la responsabilità di riconoscere la magnificenza, ossia la grandezza dell’uomo potrebbe porre in ombra l’opera di Dio, che si esplica nel creato e incide nei processi e negli avvenimenti di questo mondo. Una preoccupazione ingenua che vuole ignorare il vero scopo della crocifissione: il riscatto dell’umanità e la diffusione nel mondo del Verbo di Dio, riconoscendo la pienezza dell’umanità e della divinità del Cristo Dio, pienamente uomo e pienamente Dio. Il riscatto dalla disobbedienza originaria, la presunzione di essere Dio, si è compiuto nella crocifissione. E tutta la ritualità della Chiesa ne rimane sconvolta, ritualità che è impostata alla penitenza e alla magnificenza di Dio, e votata a non riconoscere la magnificenza dell’uomo che è il migliore prodotto di Dio.
Sembra una cosa semplice ma non è così se per 2000 anni la Chiesa cristiana ha impostato tutta la liturgia e il rito sul tema della penitenza. Ora il Papa, capo supremo della Chiesa cattolica, dall’alto del suo magistero, riconosce all’umanità magnificenza, grandezza e finalmente la grande potenza Divina che, benché finora magnificata, è stata sempre subordinata all’atto penitenziale, si libera da tale atteggiamento.
Quante conseguenze inimmaginabili dovrebbero derivare da questo atto immenso di coraggio della Chiesa e di questo Papa. Se ne dovrà discutere e molto, la teologia è chiamata ad un duro compito per ribaltare completamente una prassi religiosa tutta votata al condizionamento penitenziale e al riconoscimento di peccati personali che deriverebbero da quell’unico atto originario di disobbedienza, compiuto dall’uomo all’origine della storia dell’umanità. La Chiesa ha la grande opportunità di diventare comunità di credenti vera, e bandire l’ipocrisia di una prassi fatta di apparenze e magnificenze formali.
La potenza esplosiva di “Magnifica Humanitas” non è ancora stata assunta dalla Chiesa cattolica. E’ un’enciclica che si legge insieme, non da soli. Dovrebbe essere diffusa nelle nostre chiese con una lettura collettiva, magari di pomeriggio prima della celebrazione eucaristica, sostituendo un ripetitivo ed insignificante rosario con la lettura e le riflessioni sull’enciclica. Nelle diocesi dovrebbe essere cura dei Vescovi disporne la lettura collettiva. Temi attualissimi, come l’AI, devono entrare nelle conversazioni parrocchiali per fornirne un quadro orientato ad esaltare ulteriormente la grandezza di Dio. Temo che pochi siano i parroci che avvertano l’urgenza di ridurre recite del rosario e fornire occasioni di riflessioni sulla moderna tecnologia, che sembra escludere dal mondo la spiritualità e il credo dell’esistenza di Dio, del suo figlio Gesù Cristo e dello Spirito Santo.
C’è nelle rigidità religiose, e in quella cattolica in particolare, spazio e sensibilità per cambiare registro, per leggere i tempi e indicare una prospettiva di fede a fatti, avvenimenti, atti che sembrano assolutamente lontani dalla prospettiva della fede cristiana, ma che invece in questa ottica riconducono a rimettere al centro la spiritualità dell’uomo, la sua fede in un Dio creatore, la sua penitenzialità con la crocifissione. Magnifica Humanitas è una svolta storica nel modo di concepire il rapporto uomo Dio, nella considerazione dell’uomo religioso, e dell’uomo nella sua essenzialità.
