Foto by Ministero dell’Interno
E’ stata approvata, all’unanimità, lo scorso 18 giugno la “relazione sulla terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua”. Autrice la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari”.
La Relazione si articola in tre parti sviluppate in circa 400 pagine. La prima riguardante il ciclo dei rifiuti, la seconda l’inquinamento delle acque e la terza l’attività svolta dalla Commissione (audizioni, missioni, documenti, ecc.). A cui vanno aggiunte la “premessa” e le “conclusioni finali”.
Data l’importanza oggettiva delle questioni affrontate, le novità nel relativo approccio che per la prima volta approfondisce il “grave fenomeno dell’inquinamento della matrice acqua”, i miglioramenti significativi registrati nella capacità di contrasto sia a livello statale che sul territorio pur permanendo “una situazione di grave criticità ambientale e sanitaria che richiede interventi strutturali di lungo periodo”, il ruolo svolto da ARPAC che ha fornito gran parte dei dati utilizzati nella Relazione ed è uno dei protagonisti dell’attività di contrasto, abbiamo ritenuto utile offrirvene una lettura attenta sviluppata in più ‘puntate’.
In questa prima vi proponiamo il testo delle “Audizioni di ARPA Campania (Stefano Sorvino, Claudio Marro, Rita Iorio)”.
Il 5 dicembre 2023, e poi di nuovo il 20 febbraio 2025, durante due diverse missioni svolte in Campania da delegazioni della Commissione, ARPAC ha fornito il proprio contributo tecnico all’inchiesta in corso.
Nel corso della prima audizione, il direttore generale di ARPA Campania, dottor Stefano Sorvino, accompagnato dal direttore tecnico Claudio Marro, ha illustrato il quadro delle principali criticità ambientali della Campania, con particolare riferimento alla “Terra dei fuochi”, ai roghi di rifiuti, alle ecoballe, ai Regi Lagni e ai siti contaminati.
Il direttore ha evidenziato come ARPAC operi in un contesto estremamente complesso, caratterizzato da forte pressione ambientale e carenza strutturale di personale e risorse, svolgendo funzioni di monitoraggio, controllo e supporto tecnico alle procure e alle forze dell’ordine. Particolare rilievo è stato attribuito alla collaborazione con le procure di Napoli, Napoli Nord, Santa Maria Capua Vetere e Torre Annunziata nelle indagini sugli illeciti ambientali.
Il direttore tecnico ha riferito che ARPAC effettua controlli di secondo livello sulle ecoballe campane: su circa 250 verifiche eseguite, il 96% delle classificazioni effettuate dalle ditte affidatarie è risultato conforme, mentre nel restante 4% sono state riscontrate difformità relative alla classificazione dei rifiuti pericolosi. È stato inoltre spiegato che circa il 60% delle ecoballe rimosse è stato inviato all’estero, soprattutto in Portogallo e Spagna, mentre il restante 40% è stato trattato in altre regioni italiane. Secondo i dati disponibili, al momento dell’audizione restavano ancora oltre 3,7 milioni di tonnellate di ecoballe da smaltire.
Con riferimento ai Regi Lagni, ARPAC ha evidenziato uno stato chimico ed ecologico ancora critico, con presenza di metalli, PFAS, IPA, nutrienti ed escherichia coli, pur registrandosi alcuni lievi miglioramenti grazie al revamping dei depuratori regionali. Ampio spazio è stato dedicato all’area vasta di Lo Uttaro, nel casertano, dove insistono discariche dismesse, cave e siti industriali contaminati. ARPAC ha illustrato le attività di caratterizzazione ambientale e di verifica sui terreni agricoli ai sensi della normativa sulla Terra dei fuochi.
In merito ai campi rom di Scampia e Giugliano, il direttore tecnico ha riferito che le campagne di monitoraggio della qualità dell’aria non hanno evidenziato superamenti significativi dei limiti normativi, pur in presenza di frequenti incendi di rifiuti urbani, plastiche e carcasse di auto.
Nel corso del dibattito svolto in sede di audizione, sono stati affrontati anche i temi della qualità dell’aria ad Acerra, dei controlli sul termovalorizzatore, del monitoraggio delle emissioni industriali, dei fanghi di depurazione e della carenza di organico dell’agenzia, che al tempo disponeva di circa 535 unità rispetto a un fabbisogno stimato di 780.
L’ulteriore audizione svolta è stata occasione di aggiornamento e ulteriore approfondimento dei dati già forniti. Il direttore ha offerto una lettura tecnico-scientifica del fenomeno della Terra dei fuochi, distinguendo chiaramente tra due dimensioni: da un lato il fenomeno attuale dei roghi e degli sversamenti, oggi ridimensionato; dall’altro il fenomeno storico dell’interramento di rifiuti tossici negli anni ’80 e ’90, che continua a produrre effetti ambientali e sanitari.
ARPAC evidenzia che il problema principale ad oggi non è tanto la combustione diffusa, quanto la valutazione delle contaminazioni pregresse, in particolare il possibile trasferimento degli inquinanti nel suolo, nelle falde e nella filiera agroalimentare.
Un punto centrale è l’attività di mappatura e classificazione dei suoli agricoli, avviata con il decreto-legge n. 136/2013, che ha portato all’individuazione di aree a rischio suddivise per livelli (R1–R5) e alla verifica particella per particella. I dati mostrano che la quota di terreni effettivamente contaminati è molto limitata (circa 0,6%), ma comunque significativa in termini di impatto locale. Tuttavia, emerge una criticità rilevante: ritardi nell’emanazione dei decreti ministeriali di interdizione, che rallentano le successive fasi di bonifica.
Sul piano operativo, ARPAC ribadisce il proprio ruolo tecnico di supporto alle procure e alle attività ispettive, con migliaia di controlli effettuati negli ultimi anni, ma evidenzia una forte carenza di risorse e una capacità operativa limitata rispetto all’ampiezza del fenomeno.
Un elemento critico riguarda il sistema dei controlli: ARPAC monitora solo gli impianti più rilevanti (AIA), mentre migliaia di attività minori (circa 5.000) sfuggono a controlli sistematici, essendo di competenza di comuni e province. Dai dati emerge inoltre che una quota significativa di impianti presenta non conformità amministrative (30-40%), mentre le violazioni penali sono più limitate ma comunque presenti.
Sul tema delle acque, ARPAC conferma il forte impegno nel monitoraggio del bacino del Sarno (oggetto di approfondimento nella Parte II della presente relazione), con attività svolte in stretto raccordo con le procure, evidenziando però la complessità del sistema di sversamenti.
In sintesi, ARPAC descrive un sistema in cui il fenomeno criminale storico ha lasciato un’eredità ambientale ancora da gestire, mentre il quadro attuale è caratterizzato da criticità nei controlli, lentezza nelle bonifiche e frammentazione delle competenze, che ostacolano un’azione efficace e tempestiva (il grassetto è nostro).
