L’utopia dello stadio negli ex quartieri industriali della città. L’ultima suggestione è l’utilizzo di parte dei suoli Q8. L’ostacolo potrebbe essere di non poco conto: dove allocare i serbatoi che dovrebbero essere dismessi? Nell’area metropolitana di Napoli non ci sono suoli disponibili a tale scopo, senza contare l’eventuale opposizione popolare a tale insediamento. I depositi là sono e là resteranno. Tra l’altro, non è peregrino ricordare che il Prg prevede nell’area un grande parco pubblico di 130 ha e considerato che le condizioni climatiche non hanno più la regolarità di un tempo e le estati sono sempre più roventi, il parco sarebbe assolutamente necessario, come sarebbe necessario ripensare in generale l’assetto del costruito: più verde, meno cemento.
Per lo stadio occorre pensare ad altre soluzioni; ci sono altre aree nel quartiere, residuo degli interventi edilizi eseguiti, ma non hanno la misura necessaria per costruirvi uno stadio e quanto necessario per renderlo accessibile. Tra l’altro, la rete su ferro disponibile è insufficiente e da riordinare (servizio EAV).
E’ probabile che lo stadio Maradona resti dov’è ancora per svariati anni, salvo la decisione di optare per l’area metropolitana, là dove le condizioni viarie e il trasporto pubblico su gomma e su rotaie sono sufficienti o comunque possono essere adeguate all’enorme afflusso di pubblico. Si pensi pure che gli stadi ormai non servono solo lo sport ma anche i grandi concerti. Una suggestione che sembra lontana dal realizzarsi, quasi impossibile.
Le città cambiano, si modificano, si adeguano ai tempi nuovi. I tempi nuovi però nelle previsioni saranno tempi duri; gli sconvolgimenti climatici richiedono prudenza e senso di responsabilità; non potrà più essere solo il profitto la guida degli interventi edilizi ma, con gli opportuni incentivi, il capitale privato potrà essere utilizzato per cambiare volto ed assetto delle città. L’obiettivo dovrà essere la mitigazione del clima, cosa non semplice e che richiede investimenti non di poca portata.
L’ipotesi dello stadio ad est non può essere valutata solo alla luce dei profitti possibili, e della necessità di una sua modernizzazione, ma anche di un ripensamento dell’assetto della città, delle città, necessario ed urgente in un’epoca inattesa di sconvolgimenti climatici, di estati roventi ed inverni estremi. Lo stadio ha la sua notevole importanza, ma la vita delle persone ed il loro star bene conta di più. Se dovesse essere possibile si faccia il parco previsto dal Prg ad est e si cerchi altra soluzione per lo stadio.
Ripensare le città non può voler dire solo costruire di meno, ma anche come costruire e come adeguare il già costruito al clima, ai nuovi assetti climatici che tendono “all’estremismo”. Uno sforzo di responsabilità e di razionalità sarebbe richiesto anche nei decisori politici e una loro acuta lungimiranza nell’immaginare la Napoli del domani frustrata anch’essa dai cambiamenti climatici.
