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Ancora sulla Magnifica Humanitas, e sulle “cose nuove”

sarà ancora per lungo tempo il testo per chi spera

by Giovanni Squame
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“Magnifica humanitas” risulta nelle classifiche dei libri più letti ancora al primo posto. Pubblicata nel maggio del 2026, dopo due mesi è una vera novità: non ricordo nel tempo che altre encicliche abbiano avuto un tale successo. L’attenzione è stata enorme ed ancora oggi, in piena estate, è stimolo per dibattiti e confronti. E l’impressione è che sia soprattutto il mondo laico ad alimentare il permanente interesse per un testo tipicamente ecclesiale. Certo, i Papi quando emanano encicliche, inviano ai vescovi e ai fedeli un messaggio che tratta temi di fede, ma anche di morale e vita sociale. È comunque un documento importante che sollecita la società civile, oltre a quella religiosa, alla riflessione su temi dell’umanità di tale importanza da indurre la Chiesa ad una pubblica riflessione con la lettera enciclica. Pur tuttavia il clamore, l’attenzione, l’interesse in misura così rilevante per un’enciclica papale non si erano manifestati se non per la Rerum Novarum.

La Rerum Novarum (delle “cose nuove”) di fine Ottocento è l’enciclica promulgata da Leone XIII con la quale per la prima volta la Chiesa si occupa delle cose nuove. Nasceva il movimento operaio con le relative organizzazioni di difesa, l’industrializzazione stava cambiando la società e si modificavano i rapporti sociali. Insomma, “cose nuove” si manifestavano e la Chiesa colse il mutare dei tempi, soprattutto l’ingresso di un nuovo soggetto sociale, ossia la classe operaia, e diede vita a “la politica sociale della Chiesa”. Una politica sociale che nel tempo ha teso a contrapporsi alle organizzazioni operaie di origine marxista e si è anche trasformata in un’indebita ingerenza nelle scelte politiche e partitiche dei cittadini.

Ora, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, con il rischio che l’uomo possa diventare un automa perdendo la sua anima, la sua intelligenza, la sua libertà di pensiero, “cose nuove” sono drammaticamente il rischio della perdita dell’identità umana, e della sua sensibilità e della sua spiritualità, cose che lo distinguono da tutto il resto del creato. L’intelligenza dell’uomo e la sua ricerca sempre più avanzate e più acute: la conoscenza avanza a ritmi sempre più veloci e l’intelligenza umana che se ne crea una artificiale rischia di essere prigioniera di quest’ultima. E tra tutti i problemi che affronta perché oggi risolvibili, ha davanti a sé un macigno: i problemi dello spirito, i problemi dell’anima e della fede in un’entità, si chiami Dio o con altro nome, la cui esistenza è messa a dura prova.

La Chiesa, percepito il pericolo, è intervenuta non demonizzando “le cose nuove”, ma offrendo nuovi spazi di valorizzazione dell’umanità, definita “magnifica” proprio per esaltarne l’unicità, la sensibilità, lo spirito solidaristico, la versatilità nelle scelte, consapevoli e conseguenziali. Una Chiesa che assume l’oggi, “le cose nuove”, non più come terreno pericoloso per la fede ma come terreno per la propria attività pastorale, un oggi che già sa di domani. Grande, quindi, consapevolezza dei tempi nuovi e necessità di una presenza che non sia marginale, ma attiva e pregnante. “Voi siete il sale della terra” (Matteo 5, 13). Voi, cioè, dovete dare valore alla vostra vita, al servizio del mondo, delle conoscenze, attenti che nuove tecnologie servano l’uomo e non viceversa: con il sale che ne dà sapore, ne dà senso, ne dà valore.

Straordinario campo di azione per la Chiesa, per i cristiani che non possono sentirsi “borghesi”, “tranquilli” e ordinari benevoli che magari si interrogano se sono stati buoni e caritatevoli per entrare “nel regno dei cieli”. Il riferimento per la carità non potrà essere più solo l’uomo singolo che si guarda ed accoglie con “spirito caritatevole” (e ce ne sarebbe con l’immigrazione che ha portato sulle nostre strade molti diseredati in cerca di forme di carità). Il tema è come la cristianità incide sui mali del mondo e sugli avvenimenti nocivi all’uomo. Come possibile che in un mondo cristianizzato ma anche impregnato di altre ferventi religioni la guerra sia ancora lo strumento per risolvere con la forza le controversie tra gli Stati e come soprattutto sia possibile che ciò avvenga in realtà in cui la fede religiosa domina la vita quotidiana di grandi comunità umane.

Situazioni che caratterizzano il nostro secolo, ma non sono state da meno negli altri secoli. E la Chiesa, madre benigna, fornisce e non solo con le encicliche papali l’orientamento ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà non chiusi al dialogo e al confronto. Un’autorità morale e spirituale a cui guardano con attenzione tutti gli uomini (usato nell’accezione uomini e donne), segnale importante che la spiritualità non è il passato, ma è ricercata, voluta, accolta.

Questo il senso della grande accoglienza di “Magnifica Humanitas” della sua permanete presenza tra i testi più letti e ricercati, della sua “esplosiva” potenza. In un mondo che si materializza, l’uomo tende a crearsi spazi di profonda spiritualità e, occorre aggiungere, esaurita l’epoca delle grandi passioni politiche la Chiesa, la sua missione, i testi che emana, le encicliche che produce, sono l’unico vero antidoto alla disumanizzazione dell’uomo. “Magnifica Humanitas” sarà ancora per lungo tempo il testo per chi spera, ama l’umanità di cui è parte. Un testo che merita più letture attente a cogliere la spiritualità e l’umanità di una Chiesa peregrina che sa leggere i tempi e sa adeguare la propria pastorale.

 

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