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La terra muore e l’uomo ha fretta

Alla ricerca della nuova terra promessa

by Giovanni Squame
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La terra muore, uccisa dai colpi micidiali di chi dovrebbe amarla, curarla, conservarla per le future generazioni. La terra muore stravolta dall’opera criminale dell’uomo che ha e sta molto condizionando con la sua attività il normale alternarsi delle stagioni e l’ordinaria attività atmosferica. La terra muore e, contraddizione, muore anche chi la uccide, l’uomo, massacrato dalle guerre che gli piace, come un gioco da tavolino, provocare in nome dell’acquisizione e del possesso di più territori. La terra muore per eventi naturali imprevisti ed imprevedibili nella modalità e nella tragicità con cui si manifestano. La terra muore nell’indifferenza di chi può aiutarla a vivere e non si perita di agire, negando che i fenomeni naturali e l’opera nefasta dell’uomo stiano agendo in tale irreversibile direzione. La terra muore sorda anche agli accorati appelli dell’umanità buona che, malgrado gli straordinari sforzi per aiutarla a vivere sta perdendo la battaglia.

L’ingordigia dell’uomo che, dopo la presunzione originaria di essere come Dio o Dio stesso (il cosiddetto “peccato originale”), pensa di non avere più limiti alla sua sete di gloria, di sapienza, di intelligenza. e di …rapina. Il limite sta nella finitezza, nella morte, e il trapasso della sapienza nel genere umano ha questo stop finale. La morte. L’implosione del sistema della vita: la morte, il “più nulla”.

Terrorizzato da questa prospettiva negativa, l’uomo sta immaginando di poter continuare la vita oltre la terra, nell’infinitezza dell’universo, in un imprecisato altro luogo, aggredendo intanto quelli più vicini e che presentano caratteristiche più similari a quelle terrestri. E nella ricerca spasmodica di vita come quella umana in un altrove che si immagina poterci essere in un imprecisato luogo dell’infinito. Malgrado l’AI i tempi sembrano ancora lunghi per individuare i luoghi o il luogo del prolungamento della vita, la vita come la conosciamo oggi. E l’uomo ha fretta, ha fretta di sapere che lui non finisce, che anche per lui c’è la resurrezione, che anche per lui la vita è eterna. Se la terra ha il limite dell’implosione, è l’ora della ricerca del nuovo luogo, della nuova “terra promessa” (ma non è tale).

Esiste nell’universo (di cui è accertata l’infinitezza) un luogo simile alla terra? Esiste il gemello dell’uomo? Dove? In quale galassia? Si tratta, però, di milioni di anni luce: stiamo parlando dell’impossibile, dell’oltre la nostra vita terrena. La ricerca, la conoscenza fanno parte di noi, dell’uomo, l’oltre è insito nei desideri stimolati dal guardarsi intorno: il desiderio della conoscenza che sta raggiungendo in questo secolo vette impensabili e impensate. Si procede con velocità impressionante e sembra che nulla sia impossibile all’uomo.

E torna, però, il tema della finitezza, del limite, della morte. Può morire, può estinguersi l’intera umanità? Se la sua esistenza è legata al luogo, la terra, dove vive, i dubbi sono molto forti. L’universo non si è stabilizzato, continua ad evolversi, ad essere in movimento: implosioni ed esplosioni sono nelle cose in un universo che ancora si espande. Chi può sapere con certezza. La scienza fa previsioni lavorando su modelli matematici e su previsioni derivanti da tali modelli. Ora con l’AI potremo saperne di più sul nostro futuro, legato al futuro dell’intero universo. E potremo meglio pianificare le azioni necessarie a garantire continuità della vita umana anche oltre il globo terrestre. Non siamo ancora alla pratica dell’impossibile reso possibile, ma ci stiamo avvicinando a velocità inaudita. 

 

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