Al lettore è consentito non sapere chi sia stato Ludovico Pepe e anche, anzi soprattutto, quale sia stato il suo rapporto con la Città e gli Scavi di Pompei. Soltanto a storici e archeologi operanti su Pompei non sarebbe consentito ignorarne l’esistenza e il percorso che lo portò dalle Puglie a Pompei.
Ebbene, Ludovico Pepe è oggi considerato unanimemente il più grande storico moderno pugliese. E strade e piazze a Lui dedicate sono dappertutto. Fu una iniziativa feconda del suo conterraneo Bartolo Longo, oggi Santo, a chiamarlo a Pompei. Entrambi erano pugliesi, della Terra di Brindisi: Ludovico Pepe era di Ostuni e Bartolo Longo era di Latiano. Entrambi erano nati intorno alla metà dell’Ottocento e li divideva circa un decennio. Bartolo Longo era più anziano, ma con il suo fiuto profetico aveva chiamato a Valle di Pompei Ludovico Pepe – noto per la sua capacità di ricercatore e Storico medievista – per affidargli la redazione di un serio volume di storia dedicato alle vicende del territorio di Valle, che era stato un protagonista minore della storia della Campania, dall’epoca della distruttiva eruzione pliniana del 79 d.C. fino alla fine del XVIII secolo.
Un millennio e mezzo più o meno di storia senza la “S” maiuscola, di storia minore destinata all’oblio della polvere di qualche archivio, senza alcun risalto postumo. Ma Ludovico Pepe rispose da grande storico, scrivendo il volume “Memorie storiche dell’antica Valle di Pompei“, pubblicato nel 1887 dallo stesso Bartolo Longo, con il fiuto manageriale che lo ha sempre contraddistinto.
In quel volume, Ludovico Pepe raccolse con cura e intelligenza strategica tutto lo scibile storico da lui rinvenuto negli archivi pubblici e privati di Napoli e della Terra di Lavoro, di cui la Frazione scafatese di Valle di Pompei era la parte estrema, a contatto intimo con la Provincia di Salerno. A dividerle c’era soltanto la frontiera liquida del fiume Sarno. Quindi, chiunque guardi una tavola geografica della Terra di Lavoro, se vuol trovare il Sarno indirizzi il proprio sguardo nell’estremo suo lembo in basso a destra. Là trova il Sarno e, a volte, Pompei e Scafati.
E qui ci tocca dar conto al lettore del perché il sito di Valle – forse da Vallum, terra di confine difesa dal corso del Sarno tra la Diocesi di Nola e quella di Castellammare – di Frazione di Scafati sia stata chiamata Valle di Pompei. Avvenne all’inizio dell’Ottocento, perché il modesto nucleo urbano si trovava a poche centinaia di metri dall’Anfiteatro della Pompeii romana, in corso di scavo archeologico.

L’inizio dello scavo era stato voluto nel 1748 da Don Carlos di Borbone, poi divenuto Carlo III di Spagna dal 1759. Lo scavo dell’area archeologica di Pompei, vanto dei Borbone di Napoli, anche dopo l’addio di Don Carlos continuò ad essere sostenuto dal figlio Ferdinando che, dopo la partenza del padre per la Spagna, divenne Re di Napoli a otto anni, nel 1759, con il nome di Ferdinando IV, e poi a reggere la Corona del Regno delle due Sicilie con il nome di Ferdinando I, dopo la tempesta napoleonica che scosse l’Europa e il breve Regno di Gioacchino Murat. Furono eventi epocali che cambiarono drammaticamente il destino del Meridione d’Italia.
Comunque, durante il regno francese di Murat, le aree in corso di scavo erano state espropriate, con la ormai raggiunta consapevolezza che la città antica che si stava scavando fosse la romana Pompeii e non la antica Stabiae o, addirittura, una Villa di Pompeo Magno. La località Valle però, in più “conteneva” l’intera area demaniale degli Scavi archeologici, i cui terreni, in parte già scavati, non erano stati ancora espropriati. Fu così che finalmente la Frazione Valle del Comune di Scafati divenne Valle di Pompei.
Quando poi, nel 1872, l’allora avvocato Bartolo Longo scese alla Stazione borbonica degli Scavi di Pompei, tutto il mondo sopra ricordato era già scomparso insieme al Regno di Napoli, il più antico d’Europa. Possiamo quindi affermare oggi che, tra le sue iniziative profetiche ci fu l’incarico dato al giovane Ludovico Pepe, come già detto, di redigere e salvare in un unico volume organico la storia e la microstoria del territorio di Valle di Pompei. La Direzione degli Scavi era in quel periodo affidata a Giuseppe Fiorelli, anche lui di famiglia pugliese, di Lucera, ma nato a Napoli nel 1823, quindi ben più anziano sia di Bartolo Longo che di Ludovico Pepe.
Ma qui rimarchiamo la “matrice” pugliese di questi tre grandi personaggi, tutti e tre nati sudditi regnicoli pugliesi del Regno di Napoli. A essi le Tre Pompei – quella antica, quella moderna e quella religiosa – devono molto. E non a caso busti e lapidi di questi tre grandi Pugliesi si ritrovano nella Pompei antica e in quella moderna. Anche il busto bronzeo del baffuto Ludovico Pepe è situato nella Piazza San Bartolo Longo, davanti al Santuario.
Chi sia stato Ludovico Pepe ormai il lettore lo sa ma dedicheremo a questo grande personaggio altri articoli. Perché Ludovico Pepe, da storico, si è dedicato all’archeologia in Puglia. ad Egnatia soprattutto, e a Pompeii, in più di un’occasione…
