Nella suggestiva cornice del Palazzo Reale di Napoli, in occasione del Campania Libri Festival, Fausto Bertinotti ha presentato il suo libro “La sinistra che non c’è”, edito da RAI LIBRI. Un incontro caratterizzato da un’attenzione prolungata e partecipata da parte del pubblico, a testimonianza di quanto la riflessione sullo stato di salute della sinistra e sulle trasformazioni del contesto contemporaneo tocchi ancora corde vive nel panorama culturale campano e nazionale.
Nel corso del suo intervento, l’ex Presidente della Camera ha affrontato lucidamente i nodi cruciali del presente, partendo dall’assenza di una sinistra tradizionale organizzata e capace di incidere sulle dinamiche globali. Di fronte a un “mondo terribile” in continua e rapida trasformazione, la tesi emersa al Festival è che la ricerca teorica e politica debba ripartire senza rassegnazione, per far germogliare nuove speranze e alternative possibili.
Se a livello macro-politico i grandi aggregati appaiono ancora segnati da un’ondata conservatrice, Bertinotti ha indicato come motivo di riscatto i segnali di rinascita che arrivano dai territori e dalle periferie. Le affermazioni di esperienze della sinistra radicale in città come New York, Saint-Denis, Manchester e Berlino dimostrano che la spinta al cambiamento è viva e parte dall’adesione ai bisogni reali delle comunità locali.
In questo scenario, un’attenzione speciale è stata riservata a Napoli. La città partenopea si conferma una capitale culturale e sociale unica, la cui “gigantesca rinascita” rappresenta un segnale commovente e un laboratorio di riscatto civile e collettivo capace di parlare all’intero Paese.
A margine dell’evento, abbiamo raccolto la sua testimonianza diretta e analizzato i nodi centrali della sua riflessione politica.
Onorevole Bertinotti, come si spiega questa grande attenzione da parte del pubblico attorno al suo libro?
Ma insomma, avendolo scritto sono il meno adatto a provare a dire perché. Certo, dura a lungo e c’è una grande attenzione. Io credo perché i temi che vengono affrontati, il grande cambiamento nel mondo, è andato ulteriormente avanti invece che fermarsi, e dunque le cose che vengono dette in questo libro sono quasi un avvio per una ricerca su questo mondo terribile che ci sta di fronte e come forse possono ricominciare a germogliare delle speranze.
La sinistra non c’è, però potrebbe rinascere.
Beh, intanto ci sono dei segni interessanti: vittorie di uomini e donne di sinistra radicale da New York a Saint-Denis, a Manchester, a Berlino… che dicono che mentre i grandi aggregati sono ancora dominati da questa onda nera, nelle periferie, nei territori, nelle città ci sono segni di una rinascita di chi vuole cambiare il mondo.
Napoli, per esempio, è una città stupenda… Ma davvero, adesso, al di là delle appartenenze, e poi questa sua gigantesca rinascita è quasi commovente.
