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Il nuovo Patrono di Pompei: San Bartolo Longo

Santo e manager

by Federico L.I. FEDERICO
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A Pompei, dopo la Supplica accorsatissima di domenica 4 di ottobre, coincidente con S. Francesco, si festeggia in questi giorni coralmente il nuovo Patrono, San Bartolo Longo, per la ricorrenza della sua morte, avvenuta il 5 ottobre del 1926, a Valle di Pompei, allora località periferica della Città di Scafati.

La giornata festiva si celebrerà dunque, in futuro, ogni anno il 5 di ottobre, giorno dell’anniversario della sua scomparsa.

La nomina a Patrono della città di Pompei è stata ufficializzata nel settembre di quest’anno 2026 dalla Santa Sede, che ha così accolto la richiesta dell’autorevole Prelato pontificio pompeiano, Arcivescovo Tommaso Caputo, che presto lascerà Pompei, come da lui stesso annunciato.

Bartolo Longo, un pugliese nato nel 1841 a Latiano, cittadina della Terra di Brindisi, laureatosi presso l’Università di Napoli – dove visse esperienze che lo portarono lontano dalla Chiesa romana per il dilagare degli ideali laicisti e massonici di provenienza anglosavoiarda, in una Napoli appena spodestata da ruolo di capitale del Regno napoletano – arrivò a Pompei nell’ottobre del 1872 come amministratore delle proprietà valpompeiane dei Conti De Fusco di Lettere, che erano state teatro delle gesta del Brigante Pilone, al secolo Antonio Cozzolino.

Poco tempo dopo – complice una sconvolgente locutio interiore mariana, occorsagli nelle campagne di Pompei, in località Crapolla – Bartolo Longo decise di dedicare la propria vita alla diffusione del Rosario e alla Rinascita sociale e spirituale della Valle di Pompei, località in cui costruì il Santuario mariano e altre Opere di carità come Orfanotrofi e Istituti per i figli dei carcerati.

E ancora molto altro, in dotazione alla comunità civile, come un complesso di case per operai, un osservatorio vulcanologico e un teatro, promuovendo perfino una stazione ferroviaria e scuole professionali avveniristiche per autisti, tipografie e anche un telegrafo, un ufficio postale e una farmacia.

 

Corso di guida per autisti nel cortile dell’Istituto per i Figli dei Carcerati

 

Con il suo agire da illuminato e manager Don Bartolo arrivò a trasformare il borgo di Valle di Pompei in un centro urbano degno di assurgere a dignità di Comune, come avvenne nel marzo del 1928 e come aveva preconizzato egli stesso da decenni, tra la diffidenza e incredulità di molti.

Bartolo Longo, infatti, per il suo agire da manager, fu avversato da esponenti prestigiosi del clero non solo a Roma, ma anche localmente, come nel caso del Mons. Fabrizio D’Auria, che a Scafati svolgeva la propria attività di prete secolare ed editore di un diffuso giornale cartaceo, dal titolo “La Campana del Mezzodì”, spesso critico verso Don Bartolo, forse ispirato, ma pur sempre e certamente un laico dal passato ambiguo.

Ovviamente, l’allora avvocato Bartolo Longo aveva anche i suoi fedelissimi, come il proprio Segretario Matteo Della Corte – destinato a divenire l’autorevolissimo archeologo Direttore degli Scavi di Pompei – il quale era subentrato, nel ruolo di Segretario, al parroco del SS Salvatore, il valpompeiano Don Gennaro Federico.

Quest’ultimo – fotografo provetto, come dimostrano le ricerche del giovane storico locale Luigi Amitrano – era un grande amico personale di Bartolo e fu il primo Direttore del Santuario di Pompei, oltre che primo progettista dell’erigendo Santuario e tenace fautore della tesi che sosteneva che Valle di Pompei divenisse Comune autonomo, prima possibile, come per Legge, in quanto circa cinquemila erano i valpompeiani rientranti nel territorio di competenza della Parrocchia del SS Salvatore, la più antica di Pompei.

Oggi, sicuri di non potere essere smentiti, possiamo affermare che l’opera di San Bartolo Longo a favore della Pompei moderna è stata ispirata e visionaria, quindi assolutamente profetica. Alla facies urbana odierna di Pompei, l’Avvocato Santo e Manager ha apportato un fondamentale contributo, con una visione anticipatrice di modernità, sotto molti altri aspetti, come gli studi sulle sue opere – non solo il Santuario pontificio – post mortem, hanno ben dimostrato.

Lo storico dell’architettura Leonardo Di Mauro scrive a tale proposito che a Bartolo Longo “…riesce un’impresa che appare quasi impossibile solo a ricordarla: creare una città viva, pulsante ed in continua crescita ex novo, ma sul nulla, inventando anche i motivi della sua crescita, estranei a qualunque attività produttiva”.

Oggi possiamo chiosare soltanto così: Miracoli della Santità!

 

Pianta della Fullonica ritrovata durante lo scavo delle fondazioni delle case operaie

 

Da “Memorie Storiche dell’Antica Valle di Pompei” scritto da Ludovico Pepe, stampato a Valle di Pompei dalla Scuola Tipografica Editrice Bartolo Longo nel 1887

 

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