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TTG 2026: EXIST

sul tempo da ritrovare e sul viaggio che resta

by Antonio Marzano
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Foto by Mantas Hesthaven su Unsplash

 

Il mare d’ottobre in Romagna non appartiene a nessuno. Gli ombrelloni sono chiusi come ali di uccelli stanchi, le cabine hanno i lucchetti, e la sabbia tiepida invita a togliere le scarpe e a passeggiare a piedi nudi. È in questa luce di un’estate che ancora non vuole lasciare il passo all’autunno che dal 14 al 16 ottobre si apriranno i padiglioni di Rimini per il TTG, sessantatreesima edizione. Tre giorni di destinazioni, tour operator, compagnie, buyer venuti da lontano. Un bazar del mondo, tutto a portata di badge.

E il tema di quest’anno, è una parola sola, fortemente evocativa: EXIST.

Esistere. Come risposta alla corsa, alla frenesia, all’overload. Scegliere di esserci. Detto da una Fiera, cioè dal luogo dove per definizione si corre, si stringono mani, si scambiano biglietti da visita come figurine, suona quasi come un paradosso.

Ma ha ragione, la Fiera. Ha ragione perché il vulnus è lì, sotto gli occhi di tutti. Abbiamo imparato a viaggiare per poter dire di averlo fatto: la foto, il timbro, la spunta sulla lista. Il Duomo in quaranta secondi, il tramonto visto attraverso lo schermo, il piatto tipico fotografato prima di essere mangiato, e freddo quando si mangia. Siamo stati ovunque, senza esserci mai. Invece bisogna smettere di avere fretta. Finché hai fretta, è una cartolina. Quando smetti di avere fretta, diventa una strada, con un fornaio, un cane che dorme sulla soglia del portone e una vecchia che guarda il mondo dalla finestra. Il lusso vero, oggi, non è la suite con la vasca sul mare. È il tempo che non è stato programmato. EXIST.

Lo stesso approccio che si dovrebbe avere il TTG.  Navigare fra gli stand non come turisti ma come viaggiatori. Viaggiare come i mercanti, i pellegrini, i marinai. Partire per incontrare qualcuno. Il grano da una parte, il vino dall’altra e le parole che viaggiano nascoste nei sacchi. Navigare lungo gli stand dove le destinazioni si presentano come si faceva nei mercati antichi, con un campione da assaggiare e una storia da raccontare. A proposito, al TTG quest’anno ci sarà anche Book&Go: un laboratorio narrativo con confronti aperti e diretti tra operatori del turismo ed esperti storyteller. Uno spazio creativo in cui intercettare i nuovi linguaggi, le estetiche e le ispirazioni che guidano le scelte dei viaggiatori contemporanei. Una scelta sensata e bellissima. Perché una destinazione, in fondo, è questo: una storia che qualcuno ha il coraggio di raccontare bene, e che qualcun altro ha voglia di ascoltare fino in fondo.

Ci vediamo fra pochi giorni in spiaggia a Rimini. Prima di entrare in fiera aspetteremo che il sole tiri fuori dal buio la linea dell’Adriatico e proveremo a immaginare chi, dall’altra parte del mare, in quello stesso minuto, sta preparando il caffè per un ospite che non conosce ancora. TTG è anche questo: un porto aperto in cui l’ospitalità è sacra: un forestiero da accogliere, il pane da spezzare, il posto a tavola che si trova sempre. Avere una porta, e tenerla aperta. Come dovrebbe essere sempre e dovunque. EXIST.

 

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