La fine della storia di Umberto De Gregorio alla guida dell’EAV, Ente Autonomo Volturno – per chiarezza, ex Circumvesuviana ed altre strade ferrate di valenza regionale come Cumana e Circumflegrea – si è formalizzata nel luglio di quest’anno 2026 a seguito delle dimissioni dei consiglieri di amministrazione EAV Paola Capobianco e Fabrizio Martone. Essa è stata salutata con soddisfazione e speranza dalla maggior parte dei cittadini. Soprattutto i viaggiatori utenti, trasformatisi da anni in testimoni viventi del declino della strada ferrata che aveva caratterizzato nel Novecento il trasporto regionale intervesuviano, divenuto un incubo quotidiano di disordine gestionale. Le responsabilità riguardavano una inaccettabile serie di criticità strutturali, appesantite da preoccupanti indagini giudiziarie scaturite da gravi incidenti tra l’infuriare di polemiche. Indebitate negli anni le reti, sulle quali i viaggiatori paganti erano rari, fatta esclusione per gli abbonati – come studenti e lavoratori dipendenti – costretti a viaggiare in vecchie e rappezzate carrozze, luride e mal frequentate, in mancanza di valide alternative.
D’altra parte, è un dato di fatto noto e condiviso che sono rimasti irrisolti i problemi “cronici” della Circumvesuviana, peraltro aggravatisi anche per forti ritardi nella consegna dei nuovi treni, coinvolti in un lungo contenzioso giudiziario, mentre pandemia, guerra e problemi produttivi – non riconducibili alla gestione EAV – innescavano ulteriori rallentamenti.
Nel corso del 2025, il 17 di aprile, al quadro già fosco dei disservizi della Circumvesuviana e dei ritardi cronici dei treni EAV, si aggiunse la tragedia del crollo della funivia del Faito, a Castellammare. In quella davvero brutta vicenda si ebbero quattro vittime a causa del cavo traente che si sfilò dalla “testa fusa”, provocando il crollo e il deragliamento di una cabina, mentre la seconda cabina si bloccò grazie ai freni di emergenza. Ma le vittime potevano essere molte di più. Sul fatto sta ancora indagando la Magistratura.
A fronte di un tale composito sfascio, la Regione Campania – governata da Roberto Fico, affiancato dall’assessore ai trasporti Mario Casillo – ha nominato il nuovo Amministratore Unico dell’EAV nella persona di Pietro Diamantini. Un esperto manager proveniente da Trenitalia, il quale ha presentato un Piano/Programma di potenziamento delle linee vesuviane e del trasporto pubblico EAV, operativo dal 17 ottobre 2026, con queste parole che si fanno apprezzare per la loro chiarezza: “…È l’avvio concreto di una nuova fase per EAV (…) Il cliente deve tornare a essere il centro delle nostre decisioni. Questo significa ascoltare le esigenze di chi utilizza un treno per andare al lavoro, all’università, a scuola, per raggiungere un ospedale o un appuntamento. Significa pensare anche ai turisti che scelgono il nostro territorio e che hanno bisogno di un sistema di trasporto semplice, comprensibile e affidabile”.
Per raggiungere tali obiettivi – benvenuti, ma normali e necessari – la tabella di marcia dell’EAV prevede l’immissione in servizio di una decina di treni entro la fine del 2026 e la fornitura progressiva di circa cinquanta unità complessive sulla rete, per una flotta di circa sessanta treni dotati di aria condizionata, videosorveglianza e accessibilità potenziata per passeggeri a mobilità ridotta. Tali treni nuovi – alla fine circa cento – dovranno garantire più o meno 280 corse giornaliere delle linee vesuviane, con un nuovo programma cadenzato su modulo orario di mezz’ora, salvo miglioramenti specifici di abbreviazione dei tempi fino a 15 minuti, con particolare riguardo alla linea Napoli/Pompei Villa Misteri/Sorrento. A ciò si dovrebbe aggiungere un Piano di raccordo Gomma/Ferro riorganizzando le corse di circa 400 bus collegati alle stazioni. Il piano regionale prevede una spesa di circa 600 milioni di euro per l’EAV e per il trasporto pubblico locale.
Se son rose, fioriranno, dice un vecchio detto. Ma Di Pietro ora direbbe a chi scrive: e che ci azzecca Pompei e il Dulcis in fundo?
Beh, ci azzecca e come… se è vero, come è vero, che finora l’EAV è in grave ritardo con la realizzazione del famoso (e contestato da soloni improvvisati ed esperti presunti) “Progetto dei sottopassi”, che va, ancora oggi, sotto il nome pomposetto anzichenò di “Interventi di compatibilizzazione urbana della linea ferroviaria nel comune di Pompei”.
Il Progetto è stato infatti esteso alla Città nuova, come preannunciava in architettese il suo titolo. La Piazza del Santuario – oggi Piazza San Bartolo Longo, Patrono di Pompei – è stata ampliata e rifatta con un lastricato decente in pietra lavica, come del tutto indecente invece è il lastricato di Via Lepanto, che già ballonzola sotto le ruote delle auto, a testimoniare una esecuzione pessima, in esito a fondi regionali, non EAV. C’è però chi lamenta, a ragione, il fatto che – con i fondi EAV – la Piazza San Bartolo Longo abbia subito una eccessiva desertificazione della alberatura preesistente. Essa è stata sostituita da una fontana a getti variabili, la quale si è già sfondata tre volte in un anno. Insomma: mica male!
E, tornando all’EAV e ai sottopassi, segnaliamo che soltanto da qualche settimana è iniziato lo scavo profondo per la realizzazione del sottopasso principale, accanto alla Stazione ferroviaria EAV di Pompei Città.
Dulcis in Fundo? Sì, se non emerge dallo scavo in corso qualcosa di valore archeologico. In tal caso, lo scavo potrebbe rappresentare la coda velenosa del Progetto EAV, che avrebbe fatto bene a programmare una serie di saggi preventivi, all’inizio dei lavori dell’intero Progetto, nei siti dei sottopassi.
Ma…chi vivrà vedrà. Siamo o no, un popolo di improvvisatori?
