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‘A Torre do’ Cumandante a Capo Villazzano

by Federico L. I. Federico

Doppiato il Capo di Sorrento e l’aspra costa dei Bagni della Regina Giovanna si arriva all’altezza del Capo Villazzano. Da mare si può scorgere lassù in alto sulla collina verde di ulivi, la sagoma bianca e prepotente della mitica Villa Angelina, la quale appartenne all’ancor più mitico “Comandante”, al secolo Achille Lauro.

Egli, sorrentino purosangue, fu il più grande e famoso armatore del Mezzogiorno. E fu anche Sindaco popolare e populista della Napoli del secondo dopoguerra. Fu un sindaco monarchico e in certi momenti monarca vero di Napoli. Ma per i napoletani che gli vollero bene fu però soltanto “o’ Cumandante”. E basta.

Questo lembo di costa fu per anni il suo “buen retiro” di self made man, plutocrate e lazzarone, conservatore e modernista, che Francesco Rosi tratteggiò nel film “Le mani sulla città”. Qui, tra il verde variegato di viti, limoni, ulivi secolari ed il blu cangiante d’un mare ormai già caprese, don Achille veniva festeggiare le poche soddisfazioni ed a smaltire le tante delusioni che il Calcio Napoli gli portava in abbondanza.  Egli fu infatti a lungo presidente e mecenate del mitico “grande” Napoli di Jeppson, Vinicio e Pesaola, per i tifosi rispettivamente: ‘o banco ‘e Napule, ‘o Lione e ‘o Petisso. Il primo perché era costato uno sproposito, il secondo per il coraggio indomito che dimostrava in campo e il terzo per la minuscola statura da piccoletto tutto pepe.

A Villa Angelina don Achille si ritirava dopo qualche sconfitta particolarmente cocente a rimuginare su qualche acquisto che si era poi rivelato un “bidone” in campo.

Proprio a villa Angelina, chiamata da lui così in omaggio a sua moglie in un soprassalto di perbenismo borghese, don Achille affogava le proprie amarezze di imprenditore prestato alla politica. Là peraltro aveva l’ottimo vino delle sue vigne massesi, tenuto a maturare nella fresca penombra delle grandi cantine sotterranee di Villa Angelina.

E a Villa Angelina andava a celebrare le vittorie, dando sfogo ai suoi umori. La leggenda lo vuole nudo a prendere il sole o a … ricevere qualche cortigiana su un terrazzo proiettato nell’azzurro e nel mare della costiera.

‘O Cumandante, quando fu disarcionato da alcuni consiglieri comunali della sua stessa maggioranza, passati armi e bagagli alla DC dell’emergente stabiese Gava, da vecchio lupo di mare furibondo apostrofò quei voltagabbana come “puttani della politica”. Una colorita ed azzeccata definizione che sdoganò il linguaggio della Politica, a quei tempi paludato e ipocrita come i riti che la sostenevano.

Don Achille però non colse, o non volle accettare, la propria parabola discendente; in pochi anni il suo impero fu travolto inarrestabilmente in un crac miliardario, che vide la sua flotta smembrata e le sue proprietà vendute all’asta, compresa la mitica Villa Angelina.

Proprio ai piedi di Villa Angelina, quasi a mare – dove si arriva dalla Statale Sorrentina dopo una serie di curve a gomito le quali si snodano tra rocce, olivi e viti che si stagliano sull’azzurro del golfo – si trova una sorta di gigante pietroso. Esso sembra quasi inchiodato sulle rocce del promontorio di Capo Villazzano. Il gigante – in verità – è una gigantessa: si tratta infatti della Torre vicereale di Villazzano. La Torre da mezzo millennio resiste ai flutti che battono rabbiosi il promontorio e arrivano a schiaffeggiarla quando infuria il maestrale. Un tempo era un rudere, che sovrastava le sottostanti architetture marittime romane, che da sole valgono una visita. In anni recenti però la Torre cinquecentesca è stata recuperata grazie a un buon restauro eseguito dalla nuova proprietà.

Ma per i Sorrentini e i Napoletani più in là con gli anni quella è ancora oggi soltanto: “‘A Torre do’ Cumandante”. E basta.

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