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Alveo Camaldoli. Gli interventi da realizzare

by Domenico Pianese

Il problema fondamentale dell’Alveo dei Camaldoli è la sua ridotta capacità di convogliamento rispetto al carico idraulico che, attualmente, vi gravita, indotto dalla massiccia urbanizzazione di tutte le aree a monte. Ricordiamo, infatti, che nell’Alveo si riversano, oltre alle acque di origine meteorica provenienti dalla collina dei Camaldoli (e, quindi, dal Quartiere di Chiaiano, ricadente nella parte più settentrionale del territorio urbano di Napoli), quelle provenienti da diversi territori comunali siti a nord di Napoli: in particolare, le acque meteoriche provenienti dai territori di Marano, di Calvizzano e di Qualiano, nonché quota parte di quelle provenienti dai territori comunali di Mugnano di Napoli, Villaricca e di Giugliano in Campania. Inoltre, nel suo tratto terminale, l’Alveo dei Camaldoli raccoglie le portate di origine meteorica provenienti dall’Alveo di Quarto che, a sua volta, raccoglie le acque di origine meteorica provenienti dal territorio comunale di Quarto e di Pozzuoli (area Monteruscello).

L’Alveo dei Camaldoli fu progettato, a suo tempo, con riferimento a coefficienti di afflusso estremamente più ridotti di quelli attuali, per cui l’ultimo intervento di sistemazione idraulica, risalente a circa 30 anni fa, effettuato per conto del Comune di Giugliano e finanziato con la legge n.64 del 1896, fu tarato sui 200 m3/s di portata al picco.

Tuttavia, questo intervento non risolse almeno due grossi problemi. Infatti, da un lato, nessuno dei ponti presente lungo il percorso fu allargato, in modo da renderli idonei al deflusso delle portate in arrivo; dall’altro, il tratto terminale dell’alveo non fu approfondito rispetto al piano campagna, tant’è che esso, nel suo tratto terminale, corre tuttora, per diverse centinaia di metri, in conseguenza di tale non condivisibile scelta progettuale, pensile rispetto al piano campagna. Presumibilmente, con tale scelta, si voleva evitare che le correnti defluenti in alveo potessero essere soggette a fenomeni di rigurgito indotti dalle variazioni della quota del mare provocate dalla di marea e/o da eventuali mareggiate. Di conseguenza, prima di sboccare a mare, il fondo del canale è attualmente situato, per lunghi tratti, a quota +0,1 ¸ +0,2 rispetto al livello del mare.

Uno studio più approfondito avrebbe, verosimilmente, consentito di ottimizzare la pendenza da assegnare al tratto terminale, in modo da convogliare, senza esondazione, le portate in arrivo da monte e, con esse, i sedimenti e, più in generale, i detriti che, proprio per la ridottissima pendenza che l’Alveo presenta in tale tratto, vengono a depositarsi sul fondo. Invece, la scelta di ridurre le pendenze ha determinato il progressivo interrimento del canale con problemi di manutenzione, ormai annosi, che resteranno tali fin quando il problema non sarà risolto. Problemi di interrimento che, a loro volta, provocando un progressivo innalzamento delle quote di fondo alveo, determinano una riduzione delle sezioni trasversali e, quindi, una riduzione della capacità di convogliamento delle portate in arrivo da monte, e, in conseguenza, innalzamenti del pelo libero in grado di dare origine finanche a tracimazione dai rilevati arginali posti ai lati dell’Alveo.

Per gli argini che, come nel caso di quelli presenti lungo il tratto terminale dell’Alveo dei Camaldoli, corrono sopraelevati rispetto al piano campagna, esiste, poi, un ulteriore problema. Quando essi sono interessati da un fenomeno di tracimazione o anche di semplice piping (fenomeno consistente nella formazione di piccola cavità all’interno del corpo arginale, provocata da cospicui e non adeguatamente contrastati moti di filtrazione,  che tendono via via ad allargarsi per l’azione di trascinamento esplicata dall’acqua defluente all’interno della cavità stessa, con successivo abbassamento del coronamento dell’argine), l’acqua crea una breccia nel corpo arginale e va ad allagare le campagne circostanti. A loro volta, gli argini esistenti negli altri tratti, non interessati dalla formazione della breccia, impediscono all’acqua di rifluire nuovamente nell’alveo e l’allagamento che ne consegue può, dunque, durare anche più giorni.

Tutto ciò, unito alla massiccia impermeabilizzazione delle aree a monte, derivante dalla forte antropizzazione del territorio, fa si che le portate oggi provenienti dal bacino non siano più convogliabili dall’alveo a valle.

Allo stato, proprio per la presenza di strade e abitazioni, appare poco percorribile prevedere un allargamento delle sezioni trasversali dell’Alveo o un innalzamento dei rilevati arginali, per cui, a parere del sottoscritto, si possono prevedere solo piccoli interventi.

Nel breve termine, seguendo un intervento similare a quello già attuato, una quindicina di anni fa, su progetto dello scrivente, lungo l’Alveo Comune Nocerino, nei pressi dell’abitato di San Marzano sul Sarno, potrà ad esempio prevedersi, lungo il tratto in cui l’Alveo corre pensile o parzialmente pensile rispetto al piano campagna circostante, l’utilizzazione di palancole metalliche poste a tergo dei rilevati arginali (e, quindi, sul lato campagna), di spessore adeguato a resistere alle azioni orizzontali trasmesse dall’acqua e ai carichi trasmessi dai rilevati arginali, dai sovraccarichi che vi gravano e/o da eventuali azioni simiche, nonché ai fenomeni corrosivi che si sviluppano nel tempo. Tali palancole, tra loro usualmente collegate mediante asole, dovrebbero, da un lato, sporgere fuori terra, per un’altezza di 2.5-3.0 m, in modo tale da rinforzare gli argini e assorbire parte delle spinte che agiscono su di essi. Dall’altro, dovrebbero essere infisse a profondità tale (6-8 m) da ridurre al minimo gli effetti dei moti di filtrazione e, con essi, la possibilità di fenomeni di sifonamento a valle dei rilevati arginali (e, quindi, con la presenza di possibili “fontanazzi”, vale a dire di vere e proprie risorgive). Tali palancole, oltre che essere opportunamente verniciate per ridurne l’impatto sul paesaggio circostante, potrebbero anche essere dotate, sul lato campagna, di reti metalliche sulle quali far attecchire idonei rampicanti, che ne favorirebbero l’inserimento paesaggistico. Gli spazi rimanenti tra le palancole e i rilevati arginali dovrebbero poi essere intasati con materiale di adeguata granulometria (decrescente dal basso verso l’alto), in modo da rendere ancora più stabile l’argine e favorirne il successivo inerbimento, e sull’argine, lato alveo, andrebbero poi stese delle georeti, finalizzate a ridurre la possibilità di innesco di fenomeni erosivi e a consolidare l’intero corpo arginale.

 

Nel medio e lungo termine, si potrebbero invece prevedere due interventi:

Primo: abbassamento delle quote di fondo del tratto terminale dell’Alveo, in modo da renderlo solo in parte pensile e recuperare le pendenze necessarie per fare confluire meglio, verso il mare, sia le portate in arrivo da monte che i sedimenti trasportati dal canale;

Secondo: “raddoppio” dell’attuale capacità di convogliamento presentata dal solo Alveo dei Camaldoli, attraverso la realizzazione di un intervento da tempo pianificato, programmato, progettato ed approvato dall’attuale Amministrazione comunale di Giugliano in Campania: il prolungamento del cosiddetto Alveo Croccone, il cui Studio di Fattibilità fu approvato dal Comune di Giugliano con Delibera di G.M. n. 38 del 29.10.2015, quindi approvato, in via preliminare, dall’Autorità di Bacino della Campania Centrale e, quindi, proposto ai Ministeri competenti (dell’Ambiente e delle Infrastrutture), per il relativo finanziamento, attraverso la sua collocazione nel data-base del ReNDIS. Il Croccone ha origine in prossimità del centro storico di Qualiano e, fino a una quindicina di anni fa, affluiva, alcune centinaia di metri a monte di Via Carrafiello, nell’Alveo dei Camaldoli. Nel tempo, questa confluenza è andata persa, a causa di manomissioni del territorio, e provoca oggi allagamenti e l’impossibilità da parte delle campagne circostanti di trovare un recapito.

Il progetto, che vale 37.3 milioni di euro complessivi, non solo prevede il convogliamento delle acque di origine meteorica provenienti dalla zona del territorio comunale di Qualiano posta più a nord, ma anche di tutte quelle che provengono dalla zona del territorio comunale di Giugliano posta sulla destra – nel senso di percorrenza da Qualiano al mare – di via Ripuaria, così detta proprio in quanto essa corre su quella che una volta erano le “ripe”, vale a dire le sponde dell’Alveo dei Camaldoli, che, prima di vedere modificato il suo corso e essere poi definitivamente abbandonato, correva, in questo tratto, molto pensile rispetto al piano campagna. Proprio per questo motivo, tutte le abitazioni poste sulla destra di via Ripuaria risultano sottoposte anche di 3 o 4 metri rispetto alla stessa, in un contesto fortemente antropizzato e quindi impermeabilizzato, le cui portate non riescono, dunque, ad essere smaltite, se non con onerosi e disagevoli impianti di sollevamento, il più delle volte inadeguati agli scopi anche a causa della presenza di un inefficiente sistema di drenaggio. Inoltre, la capacità di convogliamento prevista per tale Alveo sarebbe tale da poter fungere da “scolmatore di piena”, accogliendo, con una bretella di collegamento della lunghezza di poche centinaia di metri, una parte delle portate che attualmente provengono dall’Alveo dei Camaldoli, per poi convogliarle dapprima nella vecchia foce del Lago di Patria e, poi, attraverso l’attuale foce, a mare. Quindi, la realizzazione dell’intervento di sistemazione idraulica relativo al Fosso Croccone rappresenterebbe un punto di importanza fondamentale per la protezione di tutti i territori medio-vallivi, siti tanto nel territorio comunale di Giugliano in Campania che in quello di Pozzuoli, dagli attuali e sempre più frequenti fenomeni alluvionali, che non solo provocano ripetuti danni a cose e persone ma che, di fatto, sono di sicuro ostacolo alla piena fruibilità e al decollo socio-economico di tali aree.

Al riguardo, l’Amministrazione comunale di Giugliano in Campania ha recentemente promosso e ottenuto un incontro con il Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare, On.le Salvatore Micillo, nel corso del quale il Sindaco e il sottoscritto, nella sua qualità di Vicesindaco e di Assessore ai Lavori Pubblici, alle Reti e alle Grandi Opere, hanno provveduto ad illustrare le problematiche alluvionali e ambientali presenti nell’intero comprensorio giuglianese, e le possibili modalità di risoluzione. Al termine di tale incontro, si è concordato che il Ministero attivasse un tavolo di concertazione, oltre che con il Comune di Giugliano in Campania, anche con i Comuni contigui e il Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, che gestisce l’Alveo dei Camaldoli.

A proposito di quest’ultimo, va altresì evidenziato che il Consorzio, previa la sottoscrizione una specifica convenzione stipulata dall’attuale Amministrazione comunale di Giugliano, e su compulsazione di quest’ultima, si è attivato, sin dall’inizio del 2018, allo scopo di rendere più approfondita e frequente l’attività di manutenzione dei canali di sua competenza che solcano il territorio comunale, in primis proprio dell’Alveo dei Camaldoli, nonché dei canali “Abbruzzese” e “Colonna”. Oltre ai tecnici comunali di volta in volta incaricati, io stesso provvedo, ripetutamente, a verificare, personalmente, le attività poste in essere dal Consorzio. Ad esempio, lo scorso agosto, in occasione della pulizia massiccia del tratto terminale dell’Alveo dei Camaldoli all’epoca in corso ho eseguito un approfondito sopralluogo, rilevando come, effettivamente, le operazioni di manutenzione poste in essere dal Consorzio di Bonifica avessero effettivamente provveduto a un accurato intervento di pulizia dello stesso, in linea con l’esigenza di ridurre al minimo gli ostacoli al deflusso delle acque di piena. Non può tuttavia non osservarsi come i materiali rimossi dal fondo e dalle sponde non siano stati adeguatamente smaltiti in apposite discariche, a causa del costo, in taluni casi veramente proibitivo, di tali trasporti e smaltimenti. Il risultato è, purtroppo, che tale materiale, ancorché dragato dal fondo e dalle zone inferiore delle sponde, viene poi accumulato sulle parti più alte delle sponde stesse e, nel tempo, a causa delle piogge, esso non può che ritornare all’interno dell’alveo. Si tratta, dunque, di interventi tampone, assolutamente non risolutivi, e che, pertanto, andrebbero pianificati, progettati e debitamente finanziati.

In conclusione, per la messa in sicurezza, nei confronti dei fenomeni alluvionali, dell’intera fascia medio-costiera del territorio comunale di Giugliano e di Pozzuoli, appaiono assolutamente necessari, oltre che frequenti interventi di manutenzione ordinaria e specifici e approfonditi interventi di manutenzione straordinaria dei numerosi alvei e canali che solcano la zona, anche interventi di difesa attiva dalle piene, ottenibili realizzando specifici scolmatori di piena in grado di ridurre le rilevanti portate che, attualmente, affluiscono al tratto terminale dell’Alveo dei Camaldoli e che quest’ultimo, in base alla sua configurazione, non è in grado di convogliare, fino al mare, senza provocare temibili e sempre più frequenti e dannose esondazioni. In particolare, il Fosso Croccone può diventare, come previsto nella proposta progettuale recentemente messa a punto dal Comune di Giugliano, un idoneo scolmatore per le portate che provengono dall’Alveo dei Camaldoli. Unitamente a tale intervento, servirà, poi, la realizzazione di una serie di interventi di difesa passiva, finalizzati, nel breve termine, a consolidare i tratti d’alveo maggiormente esposti al rischio di tracimazione e di sifonamento e, nel medio-lungo termine, all’abbassamento delle quote di fondo, con conseguente incremento delle capacità di convogliamento del tratto terminale, nonché alla ricostruzione di alcuni ponti che, attualmente, rappresentano un ostacolo al normale deflusso.

Questi quattro interventi, pianificati in modo opportuno, sono quelli che, a mio avviso, potrebbero sicuramente ridurre enormemente la pericolosità rispetto ai fenomeni di tracimazione e di sifonamento, e mitigare i rischi derivanti da tali fenomeni.

di Domenico Pianese, ordinario di costruzioni idrauliche alla Federico II e vicesindaco di Giugliano

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