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Arpac e le Bandiere Blu

by Flavio Cioffi

Ispani

 

E’ la FEE, Foundation for Environmental Education, l’organismo internazionale che assegna le famose Bandiere Blu che premiano i mari puliti. Proprio in questi giorni sono stati assegnati i riconoscimenti 2022. Ma come funziona il meccanismo di valutazione, come interagisce con il territorio e com’è andata in Campania? Lo abbiamo chiesto a Stefano Sorvino, Direttore Generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Campania.

Direttore, chi e come assegna le Bandiere Blu?

L’Organizzazione internazionale attraverso una giuria, cui concorrono tre Ministeri, l’Istituto Superiore di Sanità e l’ISPRA, conferisce il prestigioso riconoscimento sulla base di una serie di parametri: qualità delle acque di balneazione; efficienza della depurazione e della gestione dei rifiuti; aree pedonali; piste ciclabili; arredo urbano; aree verdi; servizi in spiaggia; abbattimento delle barriere architettoniche. Il parametro fondamentale è, ovviamente, quello ambientale, in particolare per gli aspetti relativi alla pulizia delle acque di balneazione. E’ un meccanismo collaudato e attendibile che prevede rigorose verifiche annuali, per cui è necessario mantenere standard elevati di qualità, anche se ovviamente non si tratta di classificazioni di valore assoluto.

Com’è andata alla Campania?

La Campania risulta seconda in Italia dopo la Liguria e a pari merito con la Toscana ed è significativo il numero dei Comuni che hanno conseguito il riconoscimento. Sono 18 distribuiti tra tutto il Cilento, in misura molto significativa, la Penisola amalfitana con Positano, il Golfo di Napoli con Anacapri, la Penisola sorrentina con Sorrento, Massa Lubrense, Vico Equense e Piano. Sono tutte conferme. E’ poi entrato nell’elenco il piccolo comune di Ispani con Località Capitello. Ne sono invece purtroppo usciti San Mauro Cilento, sembra per motivi burocratici, e Sapri, speriamo per motivazioni facilmente superabili.

Ma i dati dell’Arpac confermano queste valutazioni?

Sostanzialmente, si. Anche se, ripeto, i parametri della qualità dell’acqua di balneazione sono fondamentali ma non sono gli unici presi in considerazione. Sono tutte località per le quali esiste una classificazione eccellente ed una tradizione di accoglienza consolidata negli anni. Quindi posso dire che il nostro dato, che ovviamente è il dato ufficiale di riferimento, quello a base della valutazione della qualità delle acque di balneazione, conferma e trova conferma nell’ambito di queste classificazioni.

La situazione appare buona, ma non si registrano miglioramenti sostanziali. Quello che era sporco resta sporco e quello che era pulito resta pulito?

Non è così. La Bandiera Blu sottolinea situazioni di particolare eccellenza che nulla tolgono all’ottima qualità delle acque di tanti altri Comuni della nostra articolata costa. Le situazioni di eccellenza sono fortunatamente largamente consolidate, salvo modifiche occasionali legate alla periodicità annuale delle impegnative verifiche, ma il dato è che ormai la Campania gode di una consolidata qualità complessiva delle acque di balneazione. La maggiore concentrazione di eccellenze si registra nel Cilento, perché gode di una minore pressione insediativa e il sistema depurativo ha registrato un salto di qualità. Poi c’è la Penisola amalfitana con Positano, Anacapri e la Penisola Sorrentina, che beneficia sicuramente da alcuni anni del completamento ed attivazione del depuratore di Punta Gradelle. Quindi, in definitiva, il miglioramento strutturale della qualità della depurazione contribuisce in modo significativo a determinare questo dato complessivo di notevole livello, salvo problemi di natura occasionale.

In che modo e in che misura l’Arpac contribuisce a questo processo virtuoso?

L’Arpac è l’organismo che attraverso una attività sistematica e capillare, anche oltre lo stretto necessario previsto dalla norma, di prelievo, campionamento ed analisi delle acque, riferita ai due parametri principali dell’escherichia coli e degli enterococchi intestinali – indicatori di eventuali contaminazioni fecali – alimenta la certificazione dei dati. Inoltre, attraverso un rapporto sempre più stretto con gli Enti competenti, contribuisce anche alla individuazione delle cause dei fenomeni di inquinamento, strutturali od occasionali, ed alla loro progressiva rimozione. Un lavoro di collaborazione con i Comuni, soprattutto, e con i soggetti gestori della depurazione per promuovere e supportare tutti quegli interventi, contingenti o strutturali, di miglioramento della qualità delle acque. Tra questi, il catasto degli scarichi che è stato ultimato e reso disponibile. Qualche giorno fa, per esempio, mi sono sentito con il Sindaco di Minori che segnalava appunto la realizzazione di una condotta sottomarina. Così come c’è la situazione più complessa al confine fra Napoli e Portici, il famoso alveo Pollena. E via dicendo. Una attività molto intensa che va anche oltre il controllo dei parametri microbiologici e comprende le alghe, le microplastiche, le posidonie spiaggiate e tanto altro, con l’attuazione di Marine Strategy.

In conclusione?

Complimenti alle Amministrazioni comunali, alla Regione e agli operatori sul territorio nel loro complesso, con l’auspicio che ogni anno possa allargarsi il numero dei Comuni beneficiari della Bandiera Blu a valorizzazione dell’intera costa campana.

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