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I controlli dell’Arpac sull’impianto di Acerra

by Flavio Cioffi
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Quello di Acerra è un inceneritore o un termovalorizzatore? Lo definiscono inceneritore coloro che non lo vorrebbero perché sono convinti che rappresenti un pericolo per la salute dei cittadini di quel territorio. Il termine inceneritore sottolinea l’aspetto della combustione e delle conseguenti emissioni in atmosfera. Lo definiscono termovalorizzatore quanti pensano, invece, che sia sostanzialmente innocuo sotto il profilo ambientale e rappresenti uno strumento indispensabile per la gestione dei rifiuti in Campania. Il termine termovalorizzatore ne sottolinea la funzione positiva di produzione di energia. Per evitare di apparire poco obiettivi, in questo articolo lo definiremo genericamente: impianto.

Da quando si è tornato a parlare, concretamente, della realizzazione di una quarta linea dell’impianto di Acerra, le polemiche sono tornate a montare. E’ giusto che sia così. E’ utile e addirittura doveroso che la cittadinanza si ponga delle domande, esprima i propri dubbi e faccia sentire il suo eventuale dissenso. Si chiama partecipazione. O anche controllo democratico, se preferite. E proprio sui controlli, quelli tecnici, sono state espresse, da fonte più che autorevole, perplessità sul ruolo di Arpac e sulla presunta coincidenza tra controllore e controllato, sostanzialmente riferendosi alla circostanza che l’Arpac è un Ente di emanazione regionale. Si tratta di una considerazione non banale che merita di essere approfondita. Chi fa cosa e come?

 

 

L’impianto di Acerra è gestito dalla società a2a Ambiente. Il processo può essere distinto in due fasi principali: combustione e trattamento fumi; produzione di energia e ciclo termico. Allo stato ha tre linee operanti in parallelo. La classificazione delle attività in sintesi è (IPPC cod. 5.2 lett. a e lett. b): smaltimento o recupero rifiuti non pericolosi e/o pericolosi. I documenti autorizzativi – Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) – sono stati emessi dalla Regione Campania, ovviamente in applicazione della normativa nazionale e comunitaria. Quindi, il controllato è il gestore privato a2a.

Veniamo ai controllori. In primis, ovviamente, la Regione Campania attraverso la sua Agenzia per il controllo dell’ambiente (Arpac) nell’ambito delle attribuzioni e competenze del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale (SNPA). In buona sostanza, in tutte le Regioni sono le Arpa a controllare gli impianti. Poi, nel caso di Acerra, è intervenuta anche la Procura della Repubblica di Nola, che ha sottoscritto già nel 2015 con la stessa Arpac un protocollo d’intesa finalizzato all’esecuzione di “ulteriori attività di controllo e vigilanza”.

Pertanto, Arpac garantisce:

  • le attività di controllo del gestore imposte dall’AIA;
  • l’intensificazione dei controlli “a sorpresa”;
  • ulteriori verifiche e controlli sia dell’impianto sia delle strumentazioni utilizzate;
  • il monitoraggio della qualità ambientale all’esterno dell’impianto.

Resta implicito che gli impegni contenuti nel presente protocollo d’intesa, tengono conto e rispettano il ruolo di terzietà dell’Arpac, nonché la funzione istituzionale di controllore della stessa in materia ambientale“.

Beh, se lo dice anche la Procura di Nola, allora forse possiamo concludere che la terzietà del ruolo di controllore svolto da Arpac è garantita. Quanto alle scelte di politica dell’ambiente, semplicemente non le competono.