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Covid a Napoli. Qualcosa non torna

by Flavio Cioffi

Premesso che

Tutti abbiamo sempre saputo che se il contagio fosse arrivato in maniera massiccia qui da noi, il nostro sistema sanitario non avrebbe retto. Perché la sanità campana soffre di problemi strutturali, legati ai tagli di spesa imposti nel tempo per ridurre il debito pubblico, che sarebbe stato impossibile risolvere in pochi mesi. Da maggio ad oggi, per intenderci. Tutti sappiamo che il doveroso rapporto di leale collaborazione istituzionale (doveroso perché è un obbligo di legge, non per una considerazione etica) tra Regione e Comune di Napoli non è mai esistito, anzi. Sappiamo anche con quale pesantezza si esprima De Luca e che De Magistris è in campagna elettorale. Sappiamo infine che gli esercenti penalizzati dal coprifuoco curano, giustamente, i propri interessi.

Visto che ieri

De Luca davanti alla telecamera parla di possibile tragedia e della necessità di un immediato lockdown. Per sottolineare la gravità della situazione mostra, oscenamente, la TAC dei polmoni di un malato grave. Subito dopo fa vedere le immagini di una recente festa a Bagnoli, durante la quale i giovani presenti non usavano mascherine e formavano assembramenti. Come dire: è loro la colpa di tutto. Quindi evoca le famose bare di Codogno. Epperò ricorda a tutti che in Campania ci sarebbero solo 9 deceduti ogni 100.000 abitanti.

In serata, De Magistris in televisione afferma che De Luca negli ultimi mesi non ha fatto sostanzialmente nulla. Che non si può chiudere tout court senza tener conto delle relative conseguenze economiche e sociali, della camorra, della desertificazione anche culturale. E che comunque, qualunque provvedimento si voglia assumere, va concordato con lui che è il Sindaco di una Città Metropolitana di 3 milioni di abitanti. Più di mezza Campania.

Si avvicina l’orario del coprifuoco. Commercianti e ristoratori hanno indetto una manifestazione di protesta. Ovviamente non autorizzata. Un’iniziativa forte, per usare un eufemismo. Gli operai licenziati non possono sfilare in corteo e i ristoratori si, per di più in orario di coprifuoco? La manifestazione degenera. Cassonetti bruciati, lacrimogeni, petardi, scontri con la polizia, una troupe di Sky aggredita. Gli esercenti si dissociano. Forse avrebbero dovuto pensarci prima.

Si ritiene che

De Luca ha ragione a porre l’accento sulla gravità della situazione, ma non può farlo così. Basta con le sceriffate, siamo stufi di essere trattati come dei sottosviluppati. O forse no. Allora diciamo che comunicando così non aiuta la baracca, spaventa senza far capire, getta benzina sul fuoco.

Anche De Magistris ha ragione quando dice che è assurdo tenere fuori il “rappresentante legale” di 3 milioni di campani dal tavolo di crisi regionale. Ma non deve fare l’arruffa popolo cavalcando la protesta a fini politici. C’è il rischio che sfugga di mano.

Allora fermatevi tutte e due. Tirate il fiato e sedetevi, voi o chi per voi, a parlare. Trovate una qualche forma di sintesi e cercate di capire una buona volta quale sia l’esatta situazione, sanitaria e sociale, nella quale ci troviamo. Poi tirate le somme e decidete. Siete pagati per questo, non è che ci fate un favore.

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