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Dal Sud un modello di ospitalità sostenibile

dati, controlli e filiere per il turismo campano

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Claudio Marro – Direttore Tecnico ARPAC, Antonietta Coraggio – Funzionario ARPAC

 

Il 13 gennaio, presso la Mostra d’Oltremare di Napoli, si è tenuto il convegno “Dal Sud un modello di ospitalità sostenibile: istituzioni e imprese per l’economia circolare. Le soluzioni circolari per hotel e ristoranti nei servizi delle lavanderie industriali”, promosso da Assosistema Confindustria nell’ambito della manifestazione TUTTOHOTEL.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, del settore produttivo e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, con i saluti istituzionali del Comune di Napoli e gli interventi tecnici di ISPRA e ARPA Campania.

Dal confronto è emersa una linea d’azione condivisa: trasformare la crescita dei flussi turistici in un miglioramento misurabile della qualità dei servizi, coniugando tutela degli ecosistemi, innovazione dei processi e competitività delle destinazioni del Mezzogiorno. È stata inoltre evidenziata la correlazione tra stagionalità e pressioni ambientali, che rende necessario non solo programmare i controlli nei periodi di maggiore affluenza, ma anche disporre di registri autorizzativi affidabili, aggiornati e interoperabili.

In questo contesto si è inserito il contributo tecnico di ISPRA e ARPA Campania, che ha delineato un approccio operativo basato su indicatori comparabili, priorità d’intervento chiare e piena tracciabilità delle filiere di servizio, con particolare attenzione ai processi esternalizzati.

Sul versante economico, l’intervento di Salvio Capasso, Responsabile del Servizio Imprese e Territorio di SRM, ha evidenziato come la Campania si stia collocando su una traiettoria di crescita solida, trainata in larga parte dalla domanda internazionale. L’aumento dei volumi turistici impone, però, un avanzamento nella governance del settore: destagionalizzazione dei flussi, diversificazione dell’offerta, delocalizzazione degli itinerari per alleggerire le aree più sensibili e economie di scala in grado di sostenere investimenti in efficienza, innovazione e sistemi di misurazione delle performance.

Il panel tecnico ha poi approfondito il contributo di ISPRA. Mara D’Amico, Responsabile della Sezione EMAS – Servizio per le Certificazioni Ambientali, ha illustrato il valore delle registrazioni ambientali come strumenti di trasparenza e miglioramento continuo: dati verificati, dichiarazioni pubbliche e obiettivi misurabili consentono di valutare in modo omogeneo le prestazioni di strutture e filiere, rafforzando al contempo la credibilità della comunicazione verso i portatori d’interesse.

Geneve Farabegoli, Responsabile della Sezione Vigilanza Impianti nel Settore degli Idrocarburi, ha richiamato l’attenzione sugli aspetti autorizzativi e di vigilanza relativi agli scarichi e ai presidi ambientali delle infrastrutture collegate all’ospitalità. Ha sottolineato la necessità di titoli autorizzativi chiari, controlli efficaci e piena tracciabilità lungo la catena dei fornitori, elementi essenziali per garantire coerenza e affidabilità del sistema.

Nel loro insieme, i due interventi hanno delineato una cornice istituzionale integrata, capace di coniugare qualificazione delle filiere, governo delle autorizzazioni e trasparenza dei risultati. Un quadro perfettamente in linea con le buone pratiche EMAS e con l’obiettivo, condiviso, di sviluppare un registro digitale e interoperabile delle AUA, strumento chiave per programmare le attività ispettive in maniera proporzionata al rischio e alla variabilità stagionale.

In linea con il quadro delineato da ISPRA, la relazione del Direttore Tecnico di ARPA Campania, Claudio Marro, ha presentato — sulla base dei dati estratti dai database agenziali — un’analisi puntuale dell’impatto del turismo sull’ambiente regionale, con un focus specifico sulla produzione dei rifiuti. L’intervento ha evidenziato come i flussi turistici estivi incidano in misura significativa sui quantitativi complessivi, generando picchi che impongono una pianificazione mirata dei servizi di raccolta e trattamento, in particolare nelle aree costiere e insulari maggiormente interessate dalla pressione turistica.

Il Direttore ha illustrato il ruolo dell’Agenzia nelle attività di controllo e nei processi di certificazione ambientale di propria competenza, sottolineando l’importanza di indicatori verificabili e di una lettura territoriale e stagionale delle pressioni ambientali. Questi elementi risultano indispensabili per programmare in modo efficace le attività ispettive, calibrandole sul rischio reale e sulle dinamiche temporali dei flussi.

Tale impostazione è fondamentale perché consente di garantire trasparenza, tracciabilità e coerenza tecnico‑scientifica nei confronti di amministrazioni, imprese e comunità locali. Il contributo tecnico di ARPA Campania, in piena continuità metodologica con l’approccio delineato da ISPRA, evidenzia infatti come la qualità delle analisi ambientali dipenda dalla disponibilità di dati affidabili, indicatori verificabili e sistemi informativi interoperabili.

L’analisi territoriale condotta dall’Agenzia conferma questa necessità: nelle aree costiere e insulari a maggiore vocazione turistica, la produzione di rifiuti durante il trimestre estivo incide in modo significativo sui valori annuali. In alcuni comuni, il solo mese di agosto genera picchi tali da richiedere dimensionamenti dedicati dei servizi di raccolta e trattamento. Le oscillazioni stagionali impongono quindi una sincronizzazione stretta tra prevenzione, organizzazione del ciclo dei rifiuti e attività di controllo, calibrando gli interventi sui periodi di massimo afflusso.

Da ciò discende l’importanza strategica di registri autorizzativi completi, aggiornati e interrogabili, in particolare per le AUA, il cui perimetro coincide con una quota significativa delle attività turistiche. Un repertorio digitale strutturato – con metadati standardizzati relativi a settore, localizzazione, matrici autorizzate, scadenze ed esiti dei controlli – permetterebbe di evitare sovrapposizioni, colmare zone d’ombra e orientare in modo efficace la programmazione ispettiva. Integrando tali registri con i sistemi di monitoraggio dei flussi turistici, sarebbe possibile correlare capacità ricettiva, pressione ambientale e rischio, trasformando la semplice statistica in una reale capacità decisionale.

In questo quadro, un ruolo centrale è attribuito anche alle filiere dei servizi, tra cui le lavanderie industriali, nodo operativo dell’ospitalità sostenibile. Se il lavaggio avviene internamente alla struttura ricettiva, esso costituisce un aspetto ambientale diretto, che richiede misurazioni puntuali (consumi idrici ed energetici), controlli sui prodotti chimici, verifica degli scarichi e gestione conforme dei rifiuti. Se invece il servizio è esternalizzato, diventa un aspetto indiretto da governare tramite il contratto, che deve includere clausole ambientali, indicatori tecnici (litri/kWh per kg, COD e tensioattivi allo scarico), sistemi di filtrazione delle microfibre e reportistica verificabile.

Nelle organizzazioni dotate di EMAS la distinzione è disciplinata: il lavaggio interno è parte del SGA e della Dichiarazione Ambientale, mentre quello esterno richiede il controllo dei titoli autorizzativi e, preferibilmente, l’adozione di un SGA certificato dal fornitore. Nei servizi on site outsourcing, è invece essenziale chiarire la titolarità dell’autorizzazione, le responsabilità dei monitoraggi e l’inclusione del sito operativo nel SGA del fornitore.

Sul piano territoriale, si osserva che le ispezioni si concentrano soprattutto sulle installazioni soggette ad AIA e sulle organizzazioni con SGA, mentre il settore turistico – pur ricadendo spesso in AUA – soffre la mancanza di un catalogo pubblico. La digitalizzazione delle procedure è avviata, ma l’assenza di un registro AUA aperto e navigabile ostacola l’adozione di una vera logica risk‑based e season‑based.

Per il settore pubblico, l’adozione dei CAM “lavanolo” negli affidamenti consente di qualificare l’intera filiera: detergenti a ridotto impatto, efficienza idrica ed energetica, filtri microfibre, SGA certificati e requisiti autorizzativi chiari. Per il settore privato, l’imperativo è garantire piena conformità normativa, integrare il lavaggio nel SGA dove mancante e selezionare fornitori con titoli validi e reportistica strutturata.

Il quadro regionale mostra margini di miglioramento: limitate registrazioni EMAS nel comparto turistico e nel lavanolo, nonostante la crescente domanda. Per questo, i contratti pubblici e privati dovrebbero premiare fornitori con SGA certificato, trasparenza dei dati e prestazioni ambientali verificabili, così da ridurre asimmetrie informative e sostenere la transizione del settore.

Infine, la gestione dei flussi turistici richiede di affiancare agli indicatori classici (arrivi e presenze) nuove metriche: permanenza media, composizione della domanda, impatti logistici, stagionalità. La forte concentrazione estiva, soprattutto della domanda internazionale, impone di ripensare mobilità, rifiuti, energia, con strategie di destagionalizzazione e redistribuzione territoriale.

In questo scenario, le filiere circolari del tessile – basate su protocolli di lavaggio efficienti, recupero termico, detergenti a minore impatto – rappresentano una leva immediata di riduzione dei rifiuti e delle emissioni.

Il percorso delineato converge su una tesi chiara: una governance dell’ospitalità realmente sostenibile richiede registri autorizzativi aperti, piena tracciabilità, controlli mirati sui periodi critici, integrazione dei CAM, qualificazione dei fornitori e un approccio fondato su dati verificabili. Solo così la stagionalità, oggi fattore critico, può diventare opportunità di innovazione, efficienza e responsabilità a beneficio della competitività dei territori e della qualità dei servizi.

 

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