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DL sostegni: “la politica economica da fare oggi”

by Gianluca Volpe
dl sostegni

Il Consiglio dei ministri ha approvato il testo del DL “sostegni” che distribuirà i 32 miliardi di euro di extradeficit già autorizzati dal Parlamento nel gennaio scorso.

I provvedimenti, che erano più o meno noti per le varie dichiarazioni dei leaders dei vari partiti e per le anticipazioni delle varie testate che da diverse settimane attendevano l’ufficialità di questo attesissimo Decreto, vanno nella direzione della continuità del sostegno alle imprese e lavoratori. Rifinanziata la Cig, prorogato il blocco dei licenziamenti fino al 30 Giugno, approvato un contributo più sostanzioso al mondo delle partite IVA che dovrebbero ricevere, a partire dall’ 8 aprile, in media circa tremilasettecento euro attraverso un nuovo meccanismo che prevede una richiesta telematica all’Agenzia delle entrate.

Tra le novità del dl sostegni,  anch’essa in realtà attesa, c’è la cancellazione dei debiti relativi alle cartelle esattoriali fino a cinquemila euro che lo stesso Draghi ha definito un provvedimento di “condono” di debiti ultradecennali inesigibili da parte dello Stato.

I vari provvedimenti nel dl sostegni illustrati in conferenza stampa da Draghi e dai ministri Franco ed Orlando, quali il rifinanziamento del reddito di cittadinanza, il reddito di emergenza, il rifinanziamento degli indennizzi per le grandi crisi industriali (ILVA e trasporto aereo), possono essere considerati, se vogliamo, scelte più o meno obbligate ed in linea con le esigenze contingenti e le prerogative delle varie forze politiche della grande coalizione che sostiene il Governo Draghi.

Ciò che, invece, è apparso come una vera novità sono alcune dichiarazione fatte dal Premier Draghi rispondendo alle diverse domande dei giornalisti riguardo il Patto di stabilità, il coordinamento europeo della campagna vaccinale ed il Mes.

“Le regole del Patto di stabilità verranno discusse e mi pare difficile restino uguali … tutti i Paesi stanno aumentando il debito, questa è la politica economica da fare oggi e quindi … basta!”

“Se il coordinamento europeo funziona si segue il coordinamento europeo, se non funziona bisogna andare per conto proprio”.

“Al momento il livello dei tassi d’interesse è tale per cui prendere il MES non è una priorità”.

In realtà è dall’inizio della pandemia che in tutti i Paesi dell’Europa si è aperta un’importante riflessione sulla politica economica dell’Unione che, già attraverso l’approvazione del Recovery Fund, ha dimostrato di abbandonare la visione rigorista e di virare verso scelte di politiche espansionistiche che necessariamente prevedono un aumento dell’indebitamento pubblico per favorire gli investimenti.

“Ci sono già prospettive per una riforma del Patto di stabilità e crescita, che mi piacerebbe cambiasse nome e si chiamasse Patto di crescita nella stabilità e per lo sviluppo sostenibile, perché non si può lasciare fuori lo sviluppo sostenibile. Ma non voglio prevaricare le prerogative della Commissione Europea”. Queste, però, sono dichiarazioni rilasciate alla stampa il 20 ottobre scorso da Giuseppe Conte che, a nostro avviso, seppure nell’ambito di una visione comune del futuro dell’Europa, messe a confronto con le ultime affermazioni di Draghi su riportate, appaiono paradossalmente molto più prudenti ed europeiste. A quanto pare questa pandemia sta segnando un cambiamento epocale nella visione del futuro dei popoli e delle nazioni e nulla sarà più come prima.

Intanto per l’Italia, come ribadito anche dal Premier Draghi, la priorità è la campagna vaccinale che, dopo la ripresa della somministrazione del vaccino Astrazeneca, è tornata ai suoi ritmi normali. Purtroppo il numero dei contagi è ancora altissimo, come anche quello dei ricoverati nelle terapie intensive e quello dei decessi e nel prossimo futuro ci attendono ancora giorni difficili.

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