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E ora dove va la Germania? Risponde Bernhard Zimmermann

by Francesco Paolo Bianchi

 

Intervista per conto di Gente e Territorio al Prof. Bernhard Zimmermann, che di recente ha ricevuto il Pleiade International Award-Franz Ciminieri “per la sua qualità di studioso di riconosciuto prestigio internazionale”. L’Autore ne ha anche curato la traduzione dal tedesco.

Buongiorno Prof. Zimmermann e grazie mille della disponibilità a rilasciare questa nuova intervista. L’ultima volta abbiamo parlato di politica tedesca, della pandemia, di università; da allora sono successe molte cose in Germania, la principale è stata senza dubbio il cambio di governo. Dopo 16 anni l’era Merkel si è ufficialmente chiusa; il giorno 8 dicembre il nuovo governo, la cosiddetta “Ampelkoalition” presieduto da Olaf Scholz, ha prestato giuramento. Inizia una nuova fase, in una situazione ancora particolarmente difficile e senza dubbio con un’eredità politica molto pesante.

Secondo Lei cosa cambierà?

Difficile, molto difficile a dirsi, in questo momento credo che non si possa ancora rispondere con certezza. La differenza principale è che c’è una nuova coalizione di governo composta da tre partiti, ognuno dei quali cercherà di portare avanti le proprie ideologie: SPD, i Socialdemocratici, che hanno concentrato la campagna elettorale su alcuni temi portanti, soprattutto il salario minimo per tutti; i Liberali, con la loro visione dell’economia e al cui interno spicca una corrente che difende le libertà personali al punto da schierarsi per la soppressione delle restrizioni dovute al Covid e opporsi all’obbligo di vaccinazione; e, infine, i Verdi che difendono le loro posizioni ecologiste.

Sarà interessante vedere come queste differenti anime troveranno un accordo intorno a temi cruciali; per ora ci sono riusciti lavorando a un programma e un accodo comune, ma bisognerà aspettare del tempo per capire se funzionerà di fatto.

Non va dimenticato, come spesso accade, che la SPD, il partito del Cancelliere Scholz, ha avuto la percentuale più alta di voti (il 26%), ma Verdi e Liberali insieme hanno ottenuto oltre il 30%, il che vuol dire che potranno condizionare e fortemente le scelte di Governo. Ciò significa anche che il Cancelliere dipende dai due partiti di minoranza: è la prima volta che accade nella storia della Repubblica Federale.

Come dicevamo poco fa, Scholz ha un’eredità pesante: l’eredità di Angela Merkel.

Sì, senza dubbio un’eredità difficile, in positivo e in negativo. Ci sono almeno due grandi temi da affrontare, quello dell’immigrazione e quello della pandemia. Angela Merkel ha gestito tutto in maniera molto accentrata e indipendente, ci sono però forze come l’AfD che gridano di continuo contro entrambe le situazioni e bisognerà vedere come Scholz sarà in grado di gestirle, soprattutto nei Länder dove hanno maggiore forza. E la pandemia in questo momento sta certamente esacerbando la situazione.

Questa è senz’altro la domanda del momento, la pandemia, con quello che sta succedendo in Germania. All’estero molti si chiedono perché la situazione in Germania sia di nuovo così drammatica, cosa c’è di diverso rispetto ad altri Paesi, ad esempio l’Italia, in cui almeno apparentemente sembra che ci sia un maggior controllo degli effetti del Coronavirus.

Ci sono differenti ragioni. La prima è senz’altro il federalismo. Ogni Land ha potere decisionale autonomo e ha scelto in maniera indipendente come affrontare la cosiddetta terza ondata. Il Baden Württemberg, ad esempio, ha scelto fin da subito di chiudere o di limitare fortemente sia il turismo sia l’accesso a determinati eventi come i mercatini natalizi; la Baviera, invece, per evidenti ragioni economiche e di sostegno al turismo ha rinviato questa scelta, ma le conseguenze non hanno tardato ad arrivare.

La seconda ragione sono certamente i quasi tre mesi intercorsi tra le elezioni e la formazione del nuovo Governo, che hanno procrastinato ogni decisione a livello nazionale, anche in conseguenza dei programmi politici lanciati per le elezioni.

La terza ragione, credo la più importante, è che la politica teme le minoranze che si oppongono alle restrizioni, soprattutto i No-Vax e i cosiddetti Querdenker, gruppi contrari alle imposizioni da parte dello Stato.  La politica teme che questi gruppi spostino i loro voti verso l’estrema destra, e per questo non ha verso di loro un atteggiamento di chiusura; si tratta senz’altro di minoranze, che però hanno questo potere, direi che viviamo una sorta di “tirannia delle minoranze”.

E si tratta anche di gruppi differenti: al Sud ci sono soprattutto i cosiddetti antroposofi, i seguaci di Rudolf Steiner, che sono contro i vaccini per le loro idee basate fondamentalmente sull’omeopatia e la medicina naturale; nell’Est, invece, sono soprattutto le persone più vicine alle posizioni di estrema destra, che sono contrarie alle vaccinazioni così come alle politiche a favore dell’immigrazione e praticamente a tutte le scelte di Stato.

E’ anche una questione di mentalità. Al Nord, come nello Schleswig Holstein, la percentuale di vaccinazioni è circa l’80-85%, al Sud è abbastanza alto, ma non allo stesso livello; in queste zone, come ho già detto, è particolarmente forte l’influenza dell’antroposofia e di Rudolf Steiner, molte istituzioni scolastiche seguono questo indirizzo di pensiero, ed è proprio lì che abbiamo avuto nel tempo i focolai più forti di Coronavirus.

C’è però anche un ritardo nelle vaccinazioni; è praticamente necessario avere la terza dose per poter accedere a locali e ristoranti, ma contemporaneamente è quasi impossibile avere un appuntamento per poter ricevere la vaccinazione.

Necessario, ma non obbligatorio. Questo è il punto, si discute ancora se rendere o meno obbligatoria la vaccinazione, da marzo forse; per ora lo è solo per gli operatori sanitari o per chi lavora nelle case di riposo, ma non per i professori, o molte altre categorie.

E credo che alla fine la decisione non andrà nel senso dell’obbligo, ci potrebbero essere resistenze e azioni legali perché sono molte le zone d’ombra che rendono la scelta politicamente difficile.

E c’è stato un errore strategico fondamentale del governo Merkel e di Jens Spahn, il Ministro della Salute. A inizio ottobre si è pensato che la situazione fosse sotto controllo, che non ci sarebbe stata un’ulteriore condizione di emergenza, e quindi sono stati smantellati tutti i grandi centri vaccinali, che avevano funzionato molto bene.

Ora con la necessità della terza dose, il cosiddetto Booster, ci si trova a non avere strutture in grado di rispondere efficacemente a numerose richieste; basti pensare che anche in piccole località di paese ci sono state file di diverse ore per poter ricevere una dose di vaccino, un caos totale che ha prodotto i ritardi che stiamo vivendo.

Si sente anche parlare di pile di documenti con i numeri dei casi giornalieri mandati a Berlino per fax, con conseguenze facilmente immaginabili, un fatto difficilmente comprensibile. In ogni caso è anche praticamente sicuro – lo dicono gli studi medici condotti – che il numero sempre più alto di casi dipende dal numero molto maggiore di test giornalieri che vengono fatti quest’anno rispetto al precedente. In sostanza, i numeri non sono effettivamente superiori allo scorso anno, ma sono molto più numerosi i test fatti; se ne riceve, quindi, un’impressione di maggiore gravità.

Nel frattempo, alla fine di dicembre, la situazione sembra essere migliorata: da alcune settimane il nuovo Governo ha designato, seguendo da vicino il modello italiano, un Generale come organizzatore della campagna vaccinale e ci si attende che in breve tempo verranno somministrati almeno 30 milioni di vaccini, soprattutto terze dosi, ma anche molte prime. Molti piccoli comuni e cittadine stanno organizzando – indipendentemente da Berlino – le vaccinazioni all’interno delle strutture comunali, delle scuole e di altri luoghi: e la cosa funziona. Potremmo dire che questo è un vantaggio che deriva dal federalismo e dall’autonomia dell’organizzazione statale della Germania. Entro la fine di gennaio seguiranno altre 30 milioni di vaccinazioni: un dato che mostra quanto il nuovo Governo stia affrontando con grande serietà la situazione. Un indubbio vantaggio è il fatto che il nuovo Ministro della Salute – il Prof. Karl Lauterbach – è un medico e soprattutto un virologo ed epidemiologo.

Ancora una domanda: come procedono la vita e la routine universitarie, c’è stata una ripresa, una forma di normalità o la situazione è ancora molto critica?

C’è stato certamente un tentativo di tornare alla normalità, alle lezioni in presenza, ma è molto lento e complicato. Una grossa percentuale di studenti manca all’appello: i non vaccinati, che non possono assistere alle lezioni in presenza; e chi, magari perché risiedono lontano, non vuole venire a lezione in presenza.

Un esempio concreto: nelle mie lezioni per gli studenti di tutti i semestri la percentuale è di dieci in presenza e venti a distanza; nei corsi di base sono quasi tutti in presenza, ma con le mascherine, il distanziamento e tutta una serie di altre restrizioni che rendono le lezioni molto complicate.

Manca chiaramente tutto l’aspetto della vita universitaria, dai momenti comunitari, all’utilizzo delle biblioteche e degli spazi condivisi di incontro e di studio. L’Università mette a disposizione una serie di risorse e di strumenti informatici per affrontare la situazione; inoltre gli studenti possono ripetere gli esami più volte, nel caso non li superino, senza effetti negativi sulle loro carriere, ma non è certo una condizione che può andare avanti per sempre. Non c’è stato un abbassamento complessivo del livello di rendimento degli studenti agli esami, ma certamente c’è stata una contrazione nella possibilità di fare ricerca autonomamente o di approfondire singoli interessi.

Per come la vedo, questo stato di cose è destinato a durare ancora dei mesi, fino a quando non avremo raggiunto a livello nazionale una percentuale di vaccinazioni pari almeno al 70%, come in Italia o in Portogallo; ma sarà un obiettivo difficile da raggiungere, è una questione di mentalità, e non solo della Germania, ma anche di Austria e Svizzera, mi viene da dire di tutti i paesi di lingua tedesca.

Un’ultima riflessione sulla nuova situazione politica e su Olaf Scholz. Durerà fino alla fine del suo mandato o ci sarà un cambio di governo prima della scadenza naturale?

Penso che Scholz manterrà il suo ruolo per almeno quattro anni, forse anche per otto. La CDU in questo momento non ha alcun candidato, Armin Laschet dopo la sconfitta è finito in seconda o terza linea. Da una settimana è stato eletto come Segretario del partito Friedrich Merz, di un anno più anziano di Angela Merkel e il suo più vecchio rivale fin dall’inizio degli anni Novanta del Novecento.

Vedremo se il ruolo di questa eccellente personalità politica ed economista di primo livello, potrà essere quello di guidare anche in futuro il partito, oppure sarà solamente una figura di transizione. In ogni caso va sottolineato che Merz non è certamente un politico di destra, come spesso si legge, ma un vero esponente della politica di centro, ossia della migliore tradizione della CDU, che con la Merkel era stata abbandonata.

Per concludere, credo che tutto dipenda dalla gestione interna delle tre anime della Ampelkoalition: fino a quando troveranno punti di accordo e non interverranno differenze insormontabili, il governo reggerà e potrebbe anche rinnovarsi per un secondo mandato.

Professor Zimmermann, La ringraziamo molto della Sua disponibilità e delle Sue lucide e puntuali risposte alle domande che abbiamo posto. Le facciamo i nostri migliori auguri di Buon Anno nuovo e ci auguriamo di poter contare ancora sulla Sua collaborazione.

 

 

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