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Editoriale. La bellezza salvifica di Beatrice nella poetica dantesca

by Pasquale Cuofano
Beatrice

Quest’anno celebriamo i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e tanti sono i tributi alla sua grandezza poetica ed alla sua meditazione filosofica che spazia in tutti i campi del sapere, dall’etica alla morale civile e politica dell’epoca.

In questo momento storico a causa della pandemia da Covid-19 che ha investito il mondo intero, riflettere sul suo ruolo e sulla sua opera mentre tante tragedie si sono consumate e continuano a consumarsi, è salvifico, è balsamo per le nostre menti, poiché attraverso la rappresentazione e la ricerca della pura bellezza, ideale che incarna i pensieri e le azioni più nobili e generose, potremo rinascere a “vita nova”.

Il pensiero del sommo poeta, infatti, supera le divisioni di parte, gli odi e i rancori di una Firenze sempre travagliata da lotte interne, sublima anche un’esperienza drammatica di ingiuste accuse, allontanamento ed esilio dalla città, nel racconto del suo amore per Beatrice che incontra per la prima volta a nove anni, massimo ideale della bellezza secondo l’ideale greco del buono e bello. “Donna” da “domina”, signora, come la chiama nella Divina Commedia, ovvero colei che con la sua sola apparizione trasformerà il suo mondo interiore e lo ricondurrà sulla “diritta via che era smarrita”.

Dante rincontra Beatrice (colei che dona beatitudini) a diciotto anni, e da quel momento comincia il suo percorso verso la Luce. Storicamente la giovane è Bice, la figlia di Folco Portinari che andrà in sposa a Simone dei Bardi. Dante, uomo sposato, nasconde questa identità, secondo l’uso del “Senhal” dei poeti provenzali che tacevano sul nome dell’amata per non comprometterla, e di volta in volta la presenta come donna angelo, raffigurazione di Cristo, grazia divina e teologia rivelata.  Di lei il poeta non descrive alcun carattere fisico se non una grande bellezza ed una pelle bianca, simbolo di nobiltà e purezza, ma le attribuisce il dono divino di condurre l’uomo alla salvezza eterna ed il possesso delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Basta solo il suo saluto per nobilitare qualsiasi cuore arido ed infondervi amore. A lei si rivolge Santa Lucia per chiederle di andare da Virgilio e pregarlo di soccorrere Dante, mentre sta seduta sul suo scanno celeste accanto al personaggio biblico di Rachele. E’ sempre lei che appare nel Purgatorio seduta su di un carro che rappresenta la Chiesa, di rosso vestita, ricoperta da un mantello verde ed un velo bianco fermato sulla testa da una corona di ulivo. La sublime epifania ritorna nel Paradiso, come guida e maestra severa che rimprovera a Dante la sua ignoranza dottrinale. Beatrice diventa così la somma di tutte le virtù femminili, il faro illuminatore della vita di Dante, l’angelo della Buona novella di rinascita. Beatrice non è creatura umana ma sembra essere venuta sulla terra a mostrare un miracolo, così come scrive nella Vita Nuova.

Viene spontaneo chiedersi quale fosse l’aspetto di Beatrice, quali le linee del suo volto e del suo corpo. Nei secoli molti artisti l’hanno ritratta secondo il gusto e la sensibilità dell’epoca, cercando di immortalare nel colore i suoi tratti fisici e quell’incedere elegante e modesto che tanto attirò Dante.

Gabriel Rossetti, pittore preraffaellita (1828-1882), descrisse l’incontro in una lettera e lo rappresentò in una tavola pittorica divisa in due momenti: quello terreno, a sinistra, quando Amore coinvolge i due, quello a destra quando si imbattono in Paradiso, come descritto nella Divina Commedia. Beatrice appare come una creatura eterea, delicata, ammantata di nobiltà e purezza insieme ai suoi abiti suntuosi. Nel 1870 Raffaele Giannetti, (1837- 1915), in un celebre dipinto immagina l’incontro tra i due narrato nella Vita Nova, ma l’ambientazione nel Giardino dei Boboli è puramente fantasiosa perché questo verrà creato più tardi dai Medici: la bellissima cornice naturale del giardino ha un altissimo valore simbolico ed allegorico, è lo scrigno che suggella l’amore e ne esalta la bellezza, a distanza dallo scorcio di Firenze che si intravede tra gli alberi  in lontananza e rappresenta le passioni terrene di Dante. Beatrice è raffigurata come casta e pura nel suo abito bianco.

Anche Lorenzo Vallés, spagnolo di nascita, autore di opere di carattere religioso e storico, in un soggiorno a Roma nel 1853, attratto dalla Divina Commedia, dipinse l’incontro tra Dante e Beatrice. Nell’opera compaiono le due donne che accompagnavano Beatrice e l’abito bianco della giovane, ma a differenza della storia si può notare che più che un saluto, sembra che sia rappresentato un dialogo, quindi un momento più esteso della cortesia della fanciulla che non disdegna di concedere la sua attenzione al poeta.

Raffaello Sorbi, invece, nato nel 1844, autore di numerosi dipinti con soggetti della tradizione fiorentina e dantesca reinterpretò in chiave contemporanea l’incontro tra i due, immergendoli nella folla, in un contesto meno spirituale e più quotidiano. In entrambi i casi, l’incontro è lo stesso: il poeta, nella sua inconfondibile toga rossa, è leggermente chinato in segno di riverenza e Beatrice, bionda e vestita di rosa, volge lo sguardo nella sua direzione.

Queste rappresentazioni hanno in comune una sola lettura, quella della bellezza, della gentilezza e dell’amore. Viene spontaneo chiedersi: quale era il metro con cui il poeta giudicava le altre donne? Se Beatrice è una creatura fatta di puro spirito, come guarda alle altre?

Dante non disdegna di incontrare nel suo viaggio nell’aldilà, altre donne, creature segnate dalla violenza dell’uomo, perse nel vortice dell’amore carnale, costrette a scelte di matrimonio per ragioni politiche e di potere. Sono Cleopatra, Didone, Francesca da Rimini, Pia de’ Tolomei, Piccarda Donati. Dante le comprende e nell’ascoltare le loro storie si commuove, piange, sviene, ma le loro vicende così umane evidenziano maggiormente come Beatrice sia l’incarnazione di un volere divino ed espressione di quella tensione spirituale a cui tutti gli uomini devono tendere per la salvezza dell’anima.

Beatrice, però, è anche un meraviglioso dono che Dio ha voluto concedere, l’incarnazione di una bontà che si trasmette da un cuore all’altro senza sosta, sboccia come un fiore, una trasposizione di un bene, una magnifica e munifica benedizione celeste.

E’ da questo assunto che Dante è eterno, attuale, parla ed ammonisce, indica la via della vera bellezza come strumento di rigenerazione e vera vita.

Per questo anniversario l’interesse per Dante ha coinvolto anche molti prestigiosi editori che hanno pubblicato una miriade di libri sulla sua vita e sulle sue opere, soprattutto della Divina Commedia, libro che non dovrebbe mai mancare in nessuna biblioteca.

Testi bellissimi di commentatori antichi e moderni, arricchiti di illustrazioni pregevoli, un patrimonio che durerà per sempre.

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