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Editoriale. Papa Wojtyla parla ai giovani

by Pasquale Cuofano

Era il luglio del 1958 ed un giovane sacerdote della Polonia si avviava su di una canoa sulle onde del fiume Lyna. Con lui dei giovani della parrocchia che condividevano il suo amore per lo sport ed il teatro: tutto sembrava promettere una bella vacanza, il tempo era mite e la compagnia piacevole. Una telefonata interruppe, però, quella pace ed annunziò un evento inatteso, la nomina del sacerdote a vescovo ausiliare dell’arcivescovo di Cracovia. Udendo le parole del cardinale Wyszynski che annunciava la decisione della sede apostolica, esclamò: “Eminenza, io sono troppo giovane, ho appena 38 anni”. Lui replicò: “E’ una debolezza di cui si libererà presto”. Quando, infine, comunicò di voler ritornare sul fiume dove aveva lasciato la canoa e gli amici, gli fu risposto: “Questo, forse, ormai non Le si addice”.

Parole profetiche: il giovane era Carol Wojtyla ed era destinato a cose più grandi. Questo è l’incipit del bellissimo libro “Alzatevi, andiamo” scritto dal Santo Padre nel 2004, una testimonianza della sua vocazione, della sua attività di vescovo, dell’impegno umano e pastorale. Dalla lettura emerge chiaramente il suo apostolato, la sollecitudine per i bisogni dell’altro, il senso di responsabilità e dedizione, l’atteggiamento di servizio verso il prossimo. Il Papa ricorda anche eventi storico-politici drammatici che anziché indebolire la Polonia la rafforzarono in modo straordinario e rinsaldarono la speranza e la carità.

Il messaggio che arriva al lettore alla fine del libro è quello di adempiere alla chiamata della vita intesa come impegno, lavoro, crescita e sviluppo armonico nella società. “Alzatevi e andiamo”, sono parole che rappresentano un momento di prova, un compito, una fatica da affrontare. “Alzatevi e non temete”, è l’invito a non farsi prendere dalla paura, nella consapevolezza che non ci sono pesi in grado di non essere sopportati: insieme si può far fronte ad ogni necessità. E’ questo l’insegnamento che il Papa volle lasciare ai giovani istituendo la Giornata mondiale della Gioventù. Quest’anno non è stato possibile celebrare questo evento a causa della pandemia, eppure mai come in questo momento i giovani hanno bisogno di una guida, di un ammonimento, di certezze per costruirsi un futuro nel mondo del lavoro, soprattutto attraverso l’impegno nello studio. E’ questo il programma da costruire in questa Fase 2 della ripresa. Come garantire ai giovani studio e lavoro? La Scuola è per i giovani fondamentale, ma l’emergenza Covid-19 che richiede ancora misure di protezione e pone numerosi problemi sulla interruzione ne ha rallentato i programmi. Sono venuti meno i contatti, il confronto, le occasioni di crescita culturale individuale e collettiva, la progettazione del futuro lavoro, anche se la DAD ha consentito di seguire le lezioni e studiare a distanza e permettere a molti studenti universitari di laurearsi.

La pandemia ha permesso di affacciarsi nel mondo del lavoro nuove figure professionali ed ha evidenziato la necessità di rafforzare i servizi, di avere medici, infermieri, paramedici, impiegati e tecnici specializzati in ogni settore. Alcuni giovani all’estero, per l’Erasmus, per un dottorato di ricerca, per un lavoro o come ragazza alla pari, sono tornati in Italia; altri, invece, sono rimasti perché in possesso di maggiori competenze, soprattutto informatiche, che hanno consentito il telelavoro in modalità smart-working.

A breve il Governo dovrà dare delle risposte sull’organizzazione della scuola, sulla tutela della salute, sulla sicurezza dell’edilizia scolastica, sull’aggiornamento di alunni e docenti rispetto alle nuove tecnologie, perché si impone la necessità di applicare il progresso digitale per fronteggiare la globalizzazione dove tutto corre veloce. Stesso discorso per giovani occupati prima del Covid-19, magari non fisso, con partita IVA, ma che oggi stanno affrontando la ripartenza “ad ostacoli” in aziende che attraversano difficoltà paragonabili alle crisi belliche. Anche per il turismo, uno dei settori di maggior impiego dei giovani, che rappresenta in Italia parte del PIL, non è possibile pianificare l’andamento della ripresa, stabilire in che modo si ripartirà e se le misure adottate saranno efficaci. Le Agenzie turistiche registrano un calo significativo di lavoro; discoteche, palestre, centri benessere, saranno le ultime attività ad aprire. Stesso discorso per l’apertura delle aziende balneari e per i ristoratori che dovranno affrontare grosse incognite e certamente ridurre il personale in servizio. I giovani occupati nel settore avvertono le difficoltà per il ridotto calo delle presenze a causa delle difficoltà dei turisti provenienti dagli Stati esteri. Notevole danno economico deriverà dal mancato indotto legato al turismo come l’industria della moda e dei prodotti Made in Italy, per la scarsa domanda e per il calo delle esportazioni. Questi esempi chiariscono che dovrà essere sostenuto il Welfare di Stato, potenziata la Rete Sanitaria Nazionale salvaguardando la salute dei cittadini e soprattutto degli operatori socio-sanitari, abolendo il precariato e privilegiando la professionalità con una programmazione dedicata e con la creazione di Poli ospedalieri di eccellenza.

I Governi della Comunità Europea devono impegnarsi per mettere in moto una poderosa macchina sociale, finanziando fortemente la ripresa per la creazione di più opportunità di lavoro innovativo ed inedito. Parallelamente in Italia deve essere riformato velocemente il sistema burocratico originato dalle vetuste radici savoiarde, fasciste e prerepubblicane.

Urge una riflessione sulla condizione dei giovani di oggi.

Il dopo Covid-19 richiede una approfondita ricerca di un senso e di un progetto di vita oltre il narcisismo digitale, che coinvolga sia giovani che adulti, in un’azione non edonistica della vita, tra fare soldi e sistemarsi. Vi sia una sollecitudine verso un forte attaccamento ai valori che contano: famiglia, solidarietà e regole; doveri da osservare prima dei diritti.

Essere connessi, incollati ad uno schermo, isolati e ripiegati su finestre virtuali, fuori dalla realtà, non aiuta a crescere ed individuare modi e tempi per progettare e trovare la via per un impegno al cambiamento. Scoprire il fascino dell’ambiente, difenderlo, valorizzarlo a sostegno di un rinnovato ritorno all’agricoltura, in un momento di grande difficoltà per l’economia e per il mercato del lavoro. Ripensare all’Ecologia ed alla manutenzione dei territori. E’ tempo di individuare obiettivi, di diffondere i principi ideali necessari per far crescere e formare i cittadini di oggi in classe dirigente del domani. Adulti e giovani sono chiamati ad un’educazione permanente, il long life learning, al sapere che aiuta a sviluppare l’attitudine al lavoro in team attraverso un inarrestabile processo di conoscenza.

Chi ha responsabilità politiche, disinteressatamente e senza calcoli, indichi soluzioni semplici, applicabili e trasparenti perché si sviluppi il lavoro in sicurezza, in modo da contenere il Coronavirus e attraverso la tecnologia raggiungere obiettivi per uno sviluppo sostenibile.

Il Cittadino diverrà, così, il protagonista della sua esistenza all’interno del proprio territorio.

E’ l’ora di incoraggiare i giovani, aiutarli ad rialzarsi ed andare avanti, come nel dopoguerra, con nuove energie e mossi dalla voglia di vivere per realizzare i valori fondanti della società: Etica, Persona, Territorio.

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