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Fede, speranza e voto

by Luigi Gravagnuolo

 

Il prossimo 25 settembre nelle urne ci saranno due grandi assenti, la speranza e la paura. Che poi sono le molle che motivano le passioni politiche.

Quella in corso è una campagna elettorale senza passioni, disincantata.

Un po’ per le condizioni oggettive: con la pandemia ancora in corso e la nuova ondata d’autunno in agguato, con la guerra, la crisi energetica, l’inflazione vicina alle due cifre, c’è poco da esaltarsi. Per fronteggiare la crisi in atto non servono le bandiere, occorrono le competenze. Che poi sono merce rara nel nostro Paese.

Un po’ anche perché tutti ci rendiamo conto che i vincoli finanziari e sovranazionali costringeranno chiunque siederà a Palazzo Chigi a scelte obbligate, con margini di manovra ridottissimi.

Le grandi speranze nei cambiamenti radicali, negli schieramenti che si fronteggiano, ciascuno immaginando di stare dalla parte del bene contro il male, divisi nei valori, nelle visioni e negli interessi, stavolta non sono in campo.

Oggi la destra, egemonizzata da Fd’I – con l’unica eccezione di Salvini – è schierata senza ambiguità nel campo euroatlantico, il che implica l’accettazione della democrazia occidentale, quella delle società aperte e liberali. Magari ci sarà una marcata differenziazione sulla questione dell’immigrazione e dello ius scholae, ma poi anche la Meloni, una volta che avrà assunto – come pare più che probabile – la carica di Primo Ministro, dovrà fare i conti con la denatalità, l’invecchiamento della popolazione italiana ed il calo demografico, che privano l’Italia di braccia e di menti giovani, indispensabili per garantire il futuro al Paese ed il presente ai suoi anziani che vivono di pensioni. Chiuse le porte all’immigrazione, cosa potrà inventarsi per far fronte all’emergenza demografica? Una nuova politica del ‘crescete e moltiplicatevi’ rivolta agli Italiani autoctoni? Suvvia…

Anche quelle sulla flat tax sono delle boutade alle quali prestano fede orami solo pochi allocchi. Come si possa ridurre il drenaggio fiscale mentre si è indebitati fino al collo, e si dovrà verosimilmente continuare a farlo se si vorranno evitare rivolte sociali, è arduo immaginarlo. Volete che la Meloni e Salvini, nelle cui vene pure scorre sangue populista, vorranno proprio loro esporsi alla rabbia del popolo togliendogli il supporto assistenziale in questo momento? E se non volessero farlo, i soldi per continuare ad erogare i sostegni al reddito dove li troveranno se taglieranno le tasse? La Bce sarà disponibile a prestare ulteriori soldi ad un Paese che dovesse diventare inaffidabile a causa delle sue scelte di finanza allegra?

Al voto tuttavia non ci si reca solo perché si spera, lo si fa anche perché si ha paura. Ad essa fa ricorso il centrosinistra, chiamando al voto contro un paventato ritorno del fascismo con la Meloni. Anche qui, l’impressione è che non ci credano neanche loro, pur se una minaccia di deriva autoritaria nell’Occidente è reale. Più sul versante Trump però, che su quello della Meloni.

Questo per quanto emerge nel confronto elettorale nel ‘mondo di sopra’, quello che si snoda sui quotidiani stampati e sulle tv. Ma come si sta svolgendo la competizione nel confronto ‘di sotto’, sui social?

Lì, nell’affollato sottobosco del web, quali temi stanno facendo tendenza? Chi scrive confessa che non ha i mezzi per comprenderlo di prima mano; per motivi anagrafici e di riluttanza verso il fastidioso, ciarliero chiacchiericcio a botte di post e di tweet.

I due mondi hanno poco in comune, questo è certo. Eloquenti i recenti, maldestri tentativi di infilarsi nel mondo di sotto da parte di quelli di sopra: macchiettistici, affettati, penosi. E fondati sul nulla, a meno che non si voglia dare un valore positivo alle autocelebrazioni.

Per parte nostra avvertiamo forte l’esigenza che gli analisti del web ci raccontino di cosa si sta parlando in questi giorni sui social, più che il numero dei follower di questo o di quest’altro politico. Quale peso percentuale hanno oggi, ad esempio, nel loro insieme i post e le interazioni politiche rispetto ai pettegolezzi sui Ferragnez, o su Totti ed Ilary, o su altre amenità? E, restando nel campo politico, è reale la paventata invasione degli algoritmi di provenienza russa o cinese, oppure è solo marginale? E se c’è, su quali chiodi stanno martellando?

Santiddio, qualcuno in Italia starà pure seguendo queste dinamiche, al di là dell’attenzione che vi staranno portando le istituzioni addette alla cybersicurezza del nostro Paese. Le quali istituzioni, per ovvi motivi, non possono esternare le risultanze delle loro analisi, se non altro per non diventare parte attiva della campagna elettorale. Se c’è dunque chi sta seguendo queste dinamiche da privato ricercatore, che venga fuori e ci aiuti a capire.

Ma tant’è, alla luce delle nostre attuali, limitate conoscenze, è prevedibile per il prossimo 25 settembre un consistente assenteismo. La Meloni sfangherà tutti, probabile; ma cosa rappresenterà il suo 25% nelle urne, che poi sarebbe il 18% circa del corpo elettorale, sotto il profilo della reale rappresentatività del Paese? Certo, le darebbe la palma della vincitrice, le potrebbe garantire l’incarico di formare il governo e di presiederlo, cose tutt’altro che effimere sia chiaro, ma fuori dal governo e dal parlamento resterebbe la maggioranza degli Italiani.

C’è poco da fare, il campo della politica mai come oggi appare arido e senza colori. Quando non ci sono fedi che si contrappongono e senza fiducia nelle personalità politiche in campo, oggi grosso modo tutte accomunate in una disistima generale, non ci sono neanche speranze o paure che motivino.

E senza fede, senza speranza non c’è ‘carità’, che nel nostro caso significa voglia di partecipazione politica. A meno che nel mondo di sotto non si sia attivata una mobilitazione silenziosa, di cui comunque nel nostro prato in superficie ad oggi non arriva l’odore.

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