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Festa della Repubblica

by Flavio Cioffi

Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni.

Reclute del decimo scaglione 1980, LO GIURATE VOI?

LO GIURO!

Anche noi, in quell’ormai lontanissimo inverno trapanese, al 60° Battaglione Fanteria Col di Lana.

Erano anni di contestazione, la formula del giuramento ci appariva ridicola e reazionaria. Ci mettemmo d’accordo tra commilitoni per gridare una differente risposta, scurrile. Non uno di noi lo fece.

Non rimpiangiamo il servizio militare obbligatorio (anche se…), ma, allora, quando ancora milioni di italiani erano nati sotto la monarchia e il fascismo, quel giuramento poteva avere un senso.

Non quello di rinnovare una scelta repubblicana, pur assai sofferta e divisiva nel 1946, non più in discussione, quanto di stringere un rapporto di appartenenza, di inclusione, di reciproche aspettative tra Stato e cittadini, minato da anni di grande crisi e indiscriminata violenza.

Oggi, tante cose sono cambiate, la Repubblica no, lo stiamo vedendo in questi giorni con buona pace della seconda o addirittura della terza, e la necessaria fiducia nei poteri dello Stato semplicemente non c’è.

Ci siamo mai veramente fidati del Parlamento? Lo abbiamo votato, a volte per ideologia, più frequentemente per interesse, sperando in un condono, una riduzione fiscale, un posto di lavoro, una specifica legge, ma fiducia è una parola grossa.

Molti sono giustizialisti, nella speranza che con la galera (per gli altri) si possa risolvere qualcosa, ma chi di noi non sperimenta tutte le strade possibili per risolvere i suoi problemi fuori dalle aule giudiziarie?

Il Governo con tutto il suo apparato. Dal finanziere che ci fa visita all’impiegato della motorizzazione che ci rilascia la patente, dal funzionario ministeriale all’esattore fiscale, su per li rami fino ai ministri. Ci fidiamo?

Nei confronti del sistema siamo mediamente sospettosi, lo temiamo, cerchiamo di fregarlo appena possibile. Perché le regole sono scritte male e applicate peggio. Perché lo Stato è forte con i deboli e debole con i forti, quando non è semplicemente assente. Perché non ci dà lavoro, assistenza, non ci protegge dalla mafia.

Ma noi cosa facciamo? Non è forse vero che lo trattiamo come un condominio, tenendo casa bella in ordine e le scale sporche, non pagando le quote, intentando mille cause?

Potremmo e dovremmo dare il nostro contributo partendo dai piccoli gesti quotidiani, dalle scelte di ogni giorno. Anche da quella del 2 giugno.

Non c’è bisogno di giurare niente, solo di festeggiare noi stessi.

Perché noi siamo la Repubblica.

di Flavio Cioffi

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