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Le migrazioni notturne

by Piera De Prosperis

Questo è il momento in cui rivedi
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno –
queste cose dalle quali dipendiamo
scompaiono.

Che cosa farà l’anima allora per trovar conforto?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse non essere, e nient’altro, basta, semplicemente,
per quanto sia arduo immaginarlo.

Louise Glück
(traduzione di Anna Maria Curci e Gianni Montieri)

E’ un testo tratto dalla raccolta Averno di Louise Gluck, poetessa americana, da noi quasi del tutto sconosciuta. Solo due suoi libri sono stati tradotti in italiano: L’Iris selvatico (1992) nel 2003 da Giano e Averno (2006), nel 2019 dalla libreria napoletana Dante & Descartes. L’editore napoletano Di Maio, in un’intervista, dice di aver scelto di pubblicare la raccolta perché affascinato dal titolo, dato che la libreria si trova a dodici chilometri dal lago d’Averno. Ne ha vendute duecento copie ma alla notizia del Nobel ha avuto richieste per quasi duemila.

La motivazione del premio recita così: per “la sua inconfondibile voce poetica, che con austera bellezza rende l’esistenza individuale esperienza universale”. L’Accademia di Svezia ha sottolineato la ricerca di “chiarezza” nell’esprimere i suoi temi d’elezione – l’infanzia e la famiglia, il rapporto tra fratelli e sorelle, ma anche il dialogo intimo con la natura. Il testo che vi abbiamo proposto racchiude alcuni di questi elementi. La semplicità dell’espressione poetica che ovviamente non vuol dire banalità ma necessità di essere aperta al mondo, a lettori che rifiutano sovrastrutture intellettualistiche in favore di un rapporto più immediato con il testo. In questo forse si risente il suo essere americana, figlia di una cultura di frontiera che ha sempre fatto dell’immediatezza la sua cifra ricorrente. Decisivo è l’apporto coloristico iniziale, pennellate di parole che ricordano Pascoli per quell’impressionismo che coinvolge vista e linguaggio. Come, del resto, eco pascoliano è il rimando alla morte, al non essere, domanda esistenziale senza risposta. Sicuramente, come molti critici hanno sottolineato, la sua opera non è superiore a quella di Roth o di Don DeLillo che non hanno mai ricevuto tale riconoscimento. Quest’anno, forse, la scelta è stata determinata dal difficile periodo che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno di una comunicazione chiara, di un ritorno alla riflessione su temi universali, abbiamo bisogno di un occhio speciale alla natura dalla quale dipendiamo, insomma abbiamo bisogno di una parola salvifica che solo la poesia può offrirci.

E basta polemiche!

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