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Il capitalismo della mobilità di Pietro Spirito

by Flavio Cioffi

 

“I cambiamenti che si determinano nella mobilità (…) non resteranno confinati dentro il recinto dei sistemi di trasporto, ma agiranno, assieme alla transizione energetica ed alla digitalizzazione, per provocare una profonda trasformazione nel modello di produzione, sino a configurare un nuovo capitalismo della mobilità, caratterizzato da un pugno di oligopolisti che condizioneranno la vita degli individui e delle imprese”.

Questa è la tesi di fondo del nuovo libro di Pietro Spirito: “Il capitalismo della mobilità. Oligarchi e sudditi nei trasporti”, Guida editori, con introduzione di Giulio Sapelli. Un viaggio nel mondo dei trasporti, della logistica e della mobilità: le connessioni originarie; le multinazionali della mobilità; i consumatori della mobilità; sostenibilità, resilienza e transizione energetica nei trasporti; la sfida della digitalizzazione nella logistica del nuovo capitalismo.

Un percorso analitico ed espositivo molto articolato, che esamina i rapporti tra struttura e sovrastruttura, tra modelli produttivi e scelte politiche (nel senso più ampio dell’espressione), soffermandosi anche sugli intrecci relazionali di causa/effetto che legano le emergenze degli ultimi mesi – pandemia, PNRR, guerra ucraina – tra loro e con le contraddizioni del capitalismo della mobilità nel contesto di trasformazione di sistema in atto.

Evidentemente non un superamento del sistema di produzione capitalistico, ma una sorta di nuova rivoluzione industriale che starebbe cambiando l’attuale sistema di valori economici e l’organizzazione delle imprese. In questo senso un cambiamento strutturale, sul quale la sovrastruttura politica deve presto intervenire per evitare che la tendenza all’oligopolio ed al monopolio, propria dell’economia capitalistica, impedisca di assicurare uno sviluppo sostenibile compromettendo la necessaria dimensione collettiva, democratica.

Ma il discorso si sviluppa, con una naturalezza ed un movimento che lo rendono ad un tempo godibile e comprensibile, anche aldilà della sua tesi e delle prove presentate a sostegno. Contiene infatti informazioni, angoli visuali, squarci analitici particolari, riferimenti (non solo bibliografici), connessioni che lo rendono originale ed utile alla comprensione dei fenomeni. Senza autoreferenzialità. Vizio così comune alle opere degli addetti ai lavori.

Spirito, infatti, non si lascia trascinare dalla sua esperienza di docente universitario e di manager del settore (per tutte: la presidenza dell’Autorità di sistema portuale del Mare Tirreno centrale e i tanti incarichi nelle Ferrovie italiane) ma segue il suo ormai consolidato approccio da saggista (da ultimo: “Il futuro del sistema portuale meridionale tra Mediterraneo e Via della seta”), riuscendo efficacemente a “descrivere le traiettorie, tra rischi ed opportunità”.

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