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Il confronto CGIL al festival dell’economia di Torino

by Pietro Spirito

 

Al festival internazionale dell’economia, il tema della transizione energetica costituisce uno degli assi di riflessione attorno ai quali ruota la questione delle diseguaglianze e della riorganizzazione nel modello mondiale di produzione.

In un confronto organizzato da CGIL Piemonte, si è discusso sulla transizione ecologica giusta: una opportunità per il lavoro, non solo un rischio. A coordinare la tavola rotonda è stato chiamato il giornalista Paolo Griseri, che ha impresso un ritmo intenso facendo convergere i partecipanti sui temi cruciali di questa fase.

Recentemente il Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha dichiarato che la transizione ecologica sarà un bagno di sangue per il mercato del lavoro: rispetto alle 100 persone che servono oggi per costruire un motore, per realizzare un motore elettrico ne serviranno 25. Tutta la filiera lunga della componentistica meccanica che serve l’industria automobilistica sarà pesantemente impattata dalla semplificazione tecnologica che sarà indotta dalla elettrificazione del settore auto. Entro il 2035, per decisione della Unione Europea, sarà vietato vendere sul mercato automobili alimentate con motore endotermico. Ormai il tempo del cambiamento non è più rinviabile.

Andrea Boitani, docente di economia alla Cattolica, ha sottolineato che non esiste un destino scritto sulla transizione energetica ed ecologica. Non è necessario che questo passaggio sia gestito con la pura logica del mercato. Nei decenni recenti l’Italia ha conosciuto una stagione di salari in calo con una contestuale riduzione nel ritmo di crescita della produttività del lavoro. Il futuro sarà quello che verrà costruito dalle misure di politica economica che saranno messe in campo, da ora in avanti.

Sinora la transizione è stata gestita male dappertutto. I tempi per il passaggio di fase erano stati stimati male, ma soprattutto i modelli di analisi erano sbagliati. Si è confuso il tasso di sconto ordinario con il tasso di sconto sociale. Se si stima di subire un danno pari ad un miliardo di euro tra 50 anni – e si applica un tasso di sconto del 5% – il valore annuo è pari a 87 milioni; ad un tasso di sconto dell’1% il valore schizza di 6,97 volte, a 698 milioni. Se poi si effettua la stessa stima del tasso di sconto a 75 anni, la forbice diventa pari a 18,4 volte.

Rinviare continuamente le decisioni sta aumentando drammaticamente il costo delle scelte che vanno comunque assunte. Ora serve un grande investimento europeo in cooperazione, mediante debito comunitario, per assegnare agli Stati risorse in forma di grants e non di prestito.

Francesco Naso è intervenuto nella discussione in rappresentanza della alleanza Motus-E, una piattaforma comune di dialogo tra tutti gli attori della filiera elettrica, dai gestori delle infrastrutture ai costruttori, al fine di favorire anche in Italia la transizione verso la mobilità del futuro, così come in altri Paesi del mondo sta già avvenendo.

Naso ha sottolineato che manca in Italia un piano organico ed unico per la transizione elettrica. Altri Paesi europei, come la Francia e la Germania, hanno cominciato un percorso coerente di interventi di politica industriale rispettivamente dal 2012 e dal 2015. La Spagna, che ha avviato la sua politica per l’elettrificazione solo a partire dallo scorso anno, ha già messo in campo un programma di 10 miliardi di euro per l’elettrificazione, compreso il finanziamento di una giga-factory per la produzione di batterie.

Anche per questa ragione si assiste in Italia al paradosso che mancano i profili professionali necessari allo sviluppo della filiera della transizione elettrica, al punto che le aziende italiane del settore faticano a trovare le competenze necessarie a sostenere lo sviluppo del settore. La caratteristica industriale italiana, basata su una dimensione di scala medio piccola delle imprese, determina che gli operatori industriali siamo prevalentemente sub-fornitori di attori di dimensioni maggiori.

Veronica Aneris, rappresentante dell’alleanza Trasporto e Ambiente, ha ricordato che il prossimo 8 giugno il Parlamento Europeo deciderà sull’elenco dei carburanti ammessi nella transizione energetica comunitaria. Si tratta di decarbonizzare l’economia, non solo l’industria automobilistica, e registriamo un grave ritardo in Italia sul sentiero della riorganizzazione economica in chiave ecologica.

Recentemente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato il nostro Paese per aver sistematicamente violato i limiti sulla qualità dell’aria fissati dalle normative comunitarie, non assumendo adeguate iniziative per ridurre l’inquinamento atmosferico. Non è stata ancora decisa la sanzione che sarà applicata, ma in ogni caso va registrato che l’Italia è l’unico Paese europeo che si trova in questa condizione.

Giorgio Airaudo, segretario generale della CGIL Piemonte, ha sottolineato che salute e lavoro non devono più confliggere nell’orizzonte della transizione ecologica. Ma dipende dal decisore politico. L’Europa sta finalmente assumendo gli indirizzi e le scelte indispensabili per tracciare il sentiero del futuro, mentre l’Italia resta ancora incerta a metà del guado. Solo di recente è stato deciso di realizzare la giga-factory per le batterie elettriche a Termoli, anche per fronteggiare la crisi industriale nello stabilimento che oggi produce motori diesel. Il tema della riconversione industriale del settore automobilistico va affrontato con urgenza. Solo nella fabbrica di Mirafiori ci saranno almeno 1.500 lavoratori in esubero, che vanno professionalizzati per tempo in un nuovo mestiere.

Si tratta quindi di riutilizzare importanti aree industriali, solo per fare l’esempio di Mirafiori si tratta di 3 milioni di metri quadrati, di individuare una nuova vocazione produttiva e di addestrare i laboratori alle nuove funzioni. Una delle ipotesi che si stanno formulando riguarda la creazione di una fabbrica per il riuso delle batterie con annesso un polo di smontaggio delle auto da rottamare, con l’obiettivo di riutilizzare al massimo ì materiali, a cominciare dal vetro. La Renault ha annunciato di recente che realizzerà in Francia un polo europeo per lo smontaggio delle automobili che entro il 2030 darà lavoro a 3.000 dipendenti.

Solo con una attenta e tempestiva pianificazione industriale si potrà delineare un processo di riconversione produttiva che non determini costi sociali eccessivi per i prossimi anni.

Ogni ritardo sarà pagato con un arretramento ulteriore di competitività industriale, in quanto la partita si gioca inevitabilmente su scala sovranazionale: le nazioni che saranno più tempestive nel cogliere le opportunità di trasformazione inevitabilmente saranno più avvantaggiate rispetto alle altre. È questa la partita che si sta già giocando

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