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Intervista al presidente dell’Ispra, Stefano Laporta, al Green Med Symposium di Napoli

by Flavio Cioffi

 

Sono stati aperti oggi, alla Stazione Marittima di Napoli, i lavori del Green Med Symposium: per un Mediterraneo sostenibile. Insieme al Presidente De Luca è intervenuto Stefano Laporta, Presidente dell’Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – e del Snpa – Sistema nazionale protezione ambiente.

Presidente Laporta, l’Ispra ha rivendicato un proprio ruolo nella gestione degli interventi ambientali del PNRR. Quale?

Più che rivendicare ha offerto la propria disponibilità a far parte della comunità tecnico scientifica a supporto del Governo, e in particolare del Ministero della transizione ecologica, per la realizzazione degli interventi previsti nelle misure cosiddette green. Cioè tutte quelle misure che, lo ricordo, ammontano ad un terzo del valore complessivo del PNRR ed hanno l’obiettivo di realizzare gli interventi che dovranno consentire al Paese il processo verso la transizione ecologica: che è transizione ambientale, che è transizione energetica, ma che è anche transizione culturale. Nelle diverse fasi che hanno contraddistinto il procedimento di approvazione del PNRR, che comprende anche gli organi di governo della UE, questo ruolo è stato poi via via riconosciuto. Proprio nelle misure che si stanno presentando in questi giorni, che riguardano in particolare l’economia circolare, e nella strategia nazionale per l’economia circolare, che è uno dei documenti di accompagnamento al PNRR, questo ruolo di Ispra e di Snpa, quindi di tutte le Arpa regionali, è stato riconosciuto e noi siamo ovviamente a disposizione per fornire il nostro contributo al Governo e al Paese.

Concretamente?

Siamo stati chiamati a fare parte dei tavoli che il Ministero ha istituito per la predisposizione, intanto, delle misure tecniche che come dicevo sono in corso di approvazione e poi saremo chiamati anche nella valutazione dei progetti, che come ho detto nel mio intervento di poco fa stanno arrivando, per l’attuazione degli interventi.

Il Presidente De Luca prima ha parlato della necessità di una nuova cultura ambientale dei cittadini, lei è d’accordo?

Assolutamente, si.

Ma chiedere alle persone di fare la raccolta differenziata e contemporaneamente, causa guerra, riaprire le miniere di carbone non può disorientare?

Può disorientare e nelle ultime settimane ci siamo posti questo tema, se cioè abbia senso parlare di tutela ambientale in un momento in cui il mondo si sta occupando di guerra. Però mi trovo molto d’accordo con il Presidente De Luca. Il processo verso la transizione ecologica è un processo lungo e complesso che necessita di una trasformazione culturale, oltre che sociale, e quindi acquista ancora più senso perché la prospettiva verso cui dobbiamo tendere, aldilà del soddisfacimento di bisogni immediati, è quella di uno sviluppo che sia ambientalmente sostenibile. E lo sarà nella misura in cui produrrà lavoro e garantirà un livello di benessere complessivo in linea con gli scorsi anni, ma derivato da un modello di produzione completamente diverso. Oggi dobbiamo in qualche modo resistere, ma il modello a cui tendere è ben tracciato e non è sostituibile.

Come si articola il rapporto tra il sistema nazionale e le agenzie per l’ambiente che dipendono dalle Regioni?

In questo devo dire che il legislatore è stato lungimirante ed ha adottato un modello che è preso a riferimento da tutta l’Europa. Tra l’altro, proprio in questi giorni si sta istituendo il sistema nazionale per la protezione sanitaria che ricalca il modello organizzativo del Snpa. Il rapporto tra l’Ente centrale e le Agenzie regionali si esprime attraverso un coordinamento tecnico scientifico molto stretto, che significa avere l’obiettivo di uniformare le prestazioni tecnico ambientali su tutto il territorio nazionale in modo che le imprese, da un lato, le Amministrazioni e i cittadini, dall’altro, siano consapevoli e sicuri che i criteri tecnico scientifici che vengono adottati per le attività di controllo, ispezione e valutazione ambientali sono omogeni, da Aosta a Trapani.

Lei è d’accordo con De Luca anche quando si lancia contro la burocrazia?

Non più tardi di un mese fa, in un altro evento a Roma, ho espresso molto chiaramente un concetto: tutti parlano di sburocratizzazione ed evidentemente tutti ne sentiamo il bisogno, lo dico da cittadino prima che da presidente dell’Ispra. Però dobbiamo essere anche molto chiari sul fatto che al momento non basta solo una semplificazione dei processi, soprattutto non basta una riduzione dei termini, ma grazie alle tecnologie di cui disponiamo, penso per esempio alla digitalizzazione, dobbiamo andare verso una completa reingegnerizzazione dei processi amministrativi. Altrimenti non ne usciremo.

 

da sx Stefano Sorvino, DG Arpac, e il Presidente Laporta

 

Veniamo alla Campania, i rapporti con l’Arpac.

Sono assolutamente positivi. Devo dire che c’è un clima di grande collaborazione con tutte le Agenzie regionali, i cui Direttori fanno parte del Consiglio nazionale per la protezione dell’ambiente, ma l’Agenzia per la Campania nel corso degli anni ha avuto un processo di crescita significativo che è legato anche al processo di crescita di tutta la Regione sotto il profilo della tutela dell’ambiente. La Campania ha performance eccellenti in alcuni settori. Un rapporto proficuo nello scambio tra centro e periferia che ha consentito all’Arpac di porsi come punto di riferimento importante per cittadini e Istituzioni. Ho avuto modo di seguire direttamente diverse vicende che hanno interessato il territorio campano negli ultimi anni e lo scambio non solo di informazioni ma anche di prodotti tecnico scientifici, come anche la possibilità di lavorare in sinergia, direi quasi in sussidiarietà, con altre Agenzie regionali e con l’Istituto centrale ha consentito all’Arpac di essere all’altezza dei compiti e delle sfide che il momento impone. Ne ho riscontri evidenti. E’ stato fatto un importante lavoro di riorganizzazione, pur nelle difficoltà complessive che il Paese ha attraversato nel corso degli ultimi anni. Lo scopo per il quale tutti noi lavoriamo ogni giorno è proprio quello di creare questo forte legame di fiducia tra le varie agenzie e con i cittadini, perché la tutela dell’ambiente passa attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. Io credo che il progresso del lavoro dell’Arpac sia stato proprio questo: attraverso un’attività tecnico scientifica rigorosa, creare questo legame di fiducia col territorio e con i cittadini. E di questo ho testimonianza diretta.

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