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Itsukushima, un portale vermiglio sull’oceano

by Rosanna Greco

I raggi di sole illuminano il torii rosso in legno di canfora del santuario di Itsukushima, sferzato dalla brezza marina, i cui piloni sono immersi nell’acqua cristallina. Se vista dal mare, la sagoma imponente della struttura di Itsukushima ricorda quella di un uccello sigillato in un eterno volo, il cui colore si staglia deciso e violento contro l’azzurro intenso dell’oceano.

Nel tempio, che sembra riaffiorare tra il verde profondo della fitta vegetazione, il silenzio e la spiritualità regnano sovrani, formando una perfetta armonia con la natura incontaminata. Mentre si passeggia sulle scricchiolanti assi di legno, si è accompagnati infatti solo dal flebile fruscio provocato dagli omikuji di carta, predizioni divine infauste affisse nel tempio al fine di scongiurare la sfortuna.

Di tanto in tanto, è possibile inoltre incontrare anche qualche cervo, che si avvicina senza troppe remore ai turisti.

Per le strade di Hatsukaichi, invece, si respira una calda atmosfera, creata dal vociare dei turisti e dal profumo degli Okonomiyaki a base di ostriche e dei biscotti a forma di foglia d’acero, cibi tipici del luogo. Ci troviamo a Miyajima, un’isola situata a pochi minuti di traghetto da Hiroshima, la quale rappresenta una delle mete più suggestive ed affascinanti del Giappone.

Il nome del luogo significa “isola del santuario” e rende perfettamente l’atmosfera particolare che ivi si respira. L’edificazione del tempio shintoista di Itsukushima avvenne tra il VI e l’VII secolo a causa della sacralità dell’isola, alla quale, inizialmente, non era possibile accedere.

La struttura, costituita da palafitte proprio per non violare il suolo sacro, fu eretta in onore dei kami (divinità shintoiste) dediti alla protezione del popolo dalle calamità marine e dalle guerre, ma solo in seguito alla ricostruzione avvenuta per opera di Tairano Kiyomori, avvenuta nel 1168, assunse l’aspetto odierno. Il condottiero giapponese, che all’epoca era uno degli uomini più potenti del paese, ordinò l’edificazione del santuario al fine di custodirvi i rotoli delle sutra che aveva fatto copiare.

L’edificio templare conserva tratti evidenti dello stile particolare della fine dell’epica Heian, caratterizzato dall’uso del colore scarlatto e dei tipici tetti in paglia.

Il torii, che raggiunge i sedici metri di altezza ed è caratterizzato da una struttura a quattro pilastri, fu originariamente eretto nel 1168, ma ricostruito otto volte, l’ultima delle quali nel 1875, e funge da portale di accesso al meraviglioso tempio.

Sull’isola di Miyajima, per tradizione, è vietato sia nascere, sia morire. Infatti, sia le donne in attesa sia le persone malate o anziane sono invitate a lasciare l’isola e su di essa non sono presenti né cimiteri, né reparti ospedalieri di maternità.

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