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La potenza esplosiva di “Magnifica Humanitas”

una svolta storica nel modo di concepire il rapporto uomo Dio

by Giovanni Squame
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Esaurito con l’arrivo del gran caldo estivo il solleticante dibattito suscitato dalla pubblicazione della “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV, gli ultimi scampoli prima della pausa estiva sono di questi giorni, cosa resta dell’illuminante messaggio della Chiesa sui temi dell’oggi, sull’AI, e gli altri sviluppi progressivi della moderna tecnologia, che ad occhio profano sembra sempre più escludere la presenza nel mondo e nell’universo di un’entità spirituale che ne domina l’evoluzione, l’involuzione e, sulla terra, gli avvenimenti collettivi e quelli individuali? Sembra che resti il nulla.

A mia memoria nessun’altra enciclica ha suscitato curiosità e interesse come quest’ultima: ed in effetti la velocità con la quale la Chiesa ha affrontato le relative tematiche è essa stessa una novità, il segnale forte di una Chiesa che si sente pienamente dentro i processi innovativi e le scoperte tecnologiche e immediatamente orienta i fedeli alla riflessione. Che la convivenza tra credo religioso e realtà scientifica e tecnologica non è messa in discussione, anzi aiuta la riflessione sull’intreccio sempre più complesso tra fede, scienza e tecnologia. Sa, la Chiesa, che la sfida è alta e che si alimenta e si arricchisce con inusitata velocità di nuove scoperte che immettono nel ragionare collettivo nuovi dubbi e rendono la sfida sempre più complessa e ardua. E non può tardare la lettura del nuovo che appare nel mondo, nuovo che è un dato quasi giornaliero, fornendo ai fedeli il punto di vista religioso motivato, solido, coerente con altre occasioni analoghe.

Magnifica Humanitas. Ne ho scritto di “potenza esplosiva”, sottolineando come riconosce, finalmente, la magnificenza dell’uomo quale migliore prodotto della creazione. Il peccato originale è perdonato, cancellato con il sacrificio di Gesù Cristo che compie il gesto estremo della morte in croce per sanare la frattura tra Dio e l’umanità. Ora l’umanità non è più una creazione penitente, bensì votata alla glorificazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. L’umanità penitente che celebra l’ultima cena iniziando con “Confesso…” va consegnata alla storia del cristianesimo, invertendo la preghiera con la glorificazione della Trinità: “gloria a Dio”. Una preghiera glorificante e non penitente.

In genere la preghiera è lo strumento per arricchire la propria fede e quella della Chiesa. E la preghiera è costituita da testi preordinati, da invocazioni personali, e poco da brani dell’evangelo, da testi conciliari, da passi di encicliche. La preghiera è stata finora volta alla penitenzialità e alla richiesta di “favori” in prevalenza personali, familiari, e in misura minore per la comunità di cui si è parte. Un immenso patrimonio ricco anche di spiritualità e di professioni di fede. La Chiesa che ha codificato in tanti step la preghiera, ne aggiunge e ne codifica altri anche con le encicliche. Spesso l’attenzione al verbo papale è trascurata; ai Vescovi, nelle Diocesi, il compito di valorizzare le lettere pastorali papali e spingerne la conoscenza con la lettura collettiva.

La parola è il testo del Vangelo. La parola è il testo dei padri della Chiesa, la parola è anche il testo del pensiero papale per aiutare i fedeli ad accrescere la propria fede e quella della “Ecclesia”. Del resto il richiamo alla Chiesa dei padri è basato sulla tradizione orale e su testi scritti contenuti nelle pagine della Bibbia. Il libro della fede che va maneggiato con cura e prudenza, soprattutto nella lettura del Vecchio Testamento: ci è sempre stato raccomandato che occorre accompagnare la lettura testuale con l’esame dell’ambiente, delle credenze, degli usi e dei costumi del tempo. Insomma, anche il libro dei cristiani richiede una buona base culturale. Il racconto biblico ha quindi bisogno anch’esso di una corretta predisposizione culturale che non appartiene a tutti, soprattutto ai poveri a cui si fa continuamente riferimento. Il sacerdozio che diffonde la parola e celebra l’eucarestia ha il duro dovere di parlare ai poveri con il linguaggio semplice del “si, si”, “no, no”. La sacra scrittura è per tutti, ma soprattutto per i poveri materiali ed i poveri in spirito.