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L’allungo del Napoli

by Luigi Gravagnuolo
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Alla dodicesima il Napoli ha finalmente allungato; ora è capolista solitario a cinque lunghezze dalla seconda in classifica, l’Atalanta, con la quale si scontrerà sabato prossimo. Dopo l’Atalanta, sfiderà Udinese ed Empoli e lì si sarà concluso il ‘torneo di apertura’. Molto dipenderà dallo scontro del Gewiss Stadium di Bergamo, ma tutto lascia pensare – e sperare – che il 13 novembre sera le distanze dalle inseguitrici possano essere ancora queste, un bel vantaggio in vista del ‘torneo di clausura’.

Nelle more tra la partita col Sassuolo e quella con l’Atalanta, gli azzurri hanno affrontato il Liverpool all’Alfield Stadium, il tempio dei reds di Jürgen Klopp. Lo hanno fatto con coraggio e dignità, ma ne sono usciti con due goal di passivo. È stata una partita che, al di là del risultato – gli azzurri avrebbero meritato di più – ha dato indicazioni che sarebbe sbagliato sottovalutare.

La prima riguarda il discontinuo Zielinski, un talento apatico, che sistematicamente si perde nelle partite che contano; Tanguy Ndombelé, ancorché appaia ancora leggermente appesantito, lo vale e sopravanza come tecnica e personalità. Il centrocampo con Anguissa-Lobotka-Ndombelé allo stato è il migliore disponibile nel Napoli ed anche uno dei più forti d’Europa.

Un’altra indicazione riguarda Osimhen, un’iradiddio affamato di goal e di fama, ma che fatica a disciplinarsi. La sua foga lo porta spesso a cadere nella trappola del fuorigioco. Va ancora educato e, grazie a Dio, può farlo sotto la guida del maestro Spalletti, tuttavia già oggi è devastante. Se si fida del mister e lo segue anche durante gli allenamenti di dicembre, nel ‘torneo di clausura’ sarà determinante per la conquista del titolo.

In difesa è molto quotato il buon soldato Kim, addirittura da molti stimato superiore a Koulibaly. Non scherziamo, rispetto all’amato comandante degli anni scorsi, il coreano lo eguaglia in elevazione e potenza fisica, gli è finanche superiore per disciplina tattica, che non è poco, ma gli manca il piede sinistro ed ha bisogno di un… comandante a fianco. Il meglio lo ha dato in coppia con Rahmani, grande regista difensivo. Koulibaly invece era ambidestro ed era egli stesso il comandante, tra i due per ora non c’è confronto. Anche qui la mano del mister si sente e si vede; Spalletti cura i sincronismi difensivi in maniera meticolosa, il che consente di esaltare le virtù di Kim, e non solo le sue, e di mascherarne le lacune. Basta e avanza per il campionato italiano, ma se affronti il Liverpool, all’Anfield per giunta, senza Rahmani, alla fine i limiti del roccioso difensore coreano vengono fuori.

Finiamo col portiere, dente dolente su cui torna a battere la mia lingua. Anche per Meret vale quanto detto per Kim Min-jae, finché i meccanismi difensivi funzionano alla perfezione, cosa che peraltro succede spesso, gli arrivano pochi tiri in porta e lui se la cava. Se però qualche rotella dell’orologio difensivo messo a punto da Spalletti perde qualche colpo e gli avversari sono di grande valore, i limiti del portiere azzurro vengono fuori. Contro il Sassuolo si era esaltato, disputando la sua migliore partita da quando è a Napoli; all’Anfield Stadium sull’angolo che ha portato al primo goal dei reds è stato capace di arretrare fino a mettersi con i piedi per trenta centimetri dentro la propria porta, quasi fosse spaventato, roba da non credere! No, con la difesa ben messa e nel campionato italiano, il Napoli può reggere nonostante Meret in porta e vincere il suo terzo scudetto; in Champions è un’altra storia, non solo occorrerà avere disponibile Rahmani, ma senza un portiere di grande personalità e coraggio non si andrà troppo lontano. Oddio, il portiere giusto nella rosa ci sarebbe pure, è Sirigu, ma la società non consentirà mai al mister di bocciare platealmente il giovane su cui anni fa ha fatto un notevole investimento. Si può solo sperare nel brillante Giuntoli, ci metta lui una mano…

Torniamo al campionato prima di chiudere. Rispetto allo scorso campionato il Napoli oggi ha esattamente gli stessi punti, trentadue. Non è quindi che stia andando meglio, sono i principali competitori che stanno andando peggio. Il Milan ha sei punti in meno e l’Inter ne ha uno in meno. Lazio e Roma vanno meglio dello scorso anno, entrambe con tre punti in più, però lo scorso anno nessuna delle due finì in zona Champions; se manterranno il loro andamento attuale anche da gennaio in poi, tutt’al più potranno aspirare al quarto posto, per il quale – continuo a sottolinearlo – la Juve è ancora in corsa.

Ne stanno dicendo peste e corna a mister Allegri ed alla società, ma ad oggi la Juve ha ben quattro in più dello scorso anno, quando alla fine raggiunse la Champions. Certo, ora è una storia diversa, lo scorso anno la società ed il mister puntavano ancora sul gruppo storico dei nove scudetti di fila, quest’anno danno l’impressione di essersi resi ben conto che quel gruppo ha definitivamente concluso il suo ciclo. Avevano pensato di puntare sull’usato sicuro con i vari Pogba, Di Maria, Bonucci, Alex Sandro etc.., ma questi ex campioni sono a stomaco pieno, appagati della loro prestigiosa carriera. Ora l’impressione è che, resisi conto della necessità di rifondare la squadra in vista dei prossimi campionati, alla Juventus abbiano deciso di mettere alla prova i giovani, i quali in verità si stanno dimostrando all’altezza della sfida. I vari Gatti, Fagioli, Miretti, Illing-Junior, Soule sono prospetti di valore. Se tanto è, però, bisognerà che gli juventini mettano nel conto una discontinuità delle prestazioni della loro compagine, com’è proprio delle squadre giovani. Difficile insomma che riescano ad inserirsi addirittura nel gruppo che si giocherà il titolo, ma per la Champions daranno filo da torcere.

Per il titolo, oltre a Milan ed Inter, va considerata l’Atalanta, già a più cinque punti rispetto allo scorso campionato. Squadra solida, potente nei muscoli e in centimetri, impostata per un gioco aggressivo e pragmatico. Fatte le dovute differenze delle qualità dei singoli, è il Liverpool d’Italia. Se la giocherà fino alla fine, vedrete.

Dal gruppone di testa è intanto uscita la ‘intrusa’ Udinese delle prime dieci giornate, come da quello di coda è venuta fuori l’altrettanto ‘intrusa’ Fiorentina. Ora stanno lì a guidare l’una ed a chiudere l’altra il centroclassifica. In coda stanno ancora tutte a stretto contatto, salvo la Fiorentina come si è appena detto. In sei punti ci sono otto squadre, dall’Empoli alla Cremonese, tutte minacciate di retrocessione; tra queste solo il Bologna pare in costante e sicura ripresa e, probabilmente, entro il 13 novembre si sarà tirata fuori rischio.

Staremo a vedere, comunque è un bel campionato. E non solo perché il Napoli lo sta guidando alla grande!

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