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Le bacchettate del Missouri

by Piera De Prosperis

 

E torniamo a parlare di America, in questi ultimi tempi cattiva maestra. E ne parliamo a proposito di una decisione che riguarda l’uso di punizioni corporali per gli studenti indisciplinati. E’ il Missouri che ha avanzato o per meglio dire riattivato, dato che dal 2001 questa pratica educativa era stata abbandonata, l’uso delle bacchettate, pare su richiesta di genitori ormai incapaci di gestire la disobbedienza dei figli.

Facciamo alcune riflessioni. Stiamo parlando di una nazione in cui l’uso delle armi è una piaga sociale. Quante stragi e quanti morti ad opera di minori armati conosciamo, stragi che per lo più avvengono nell’ambito scolastico. Alunni che esprimono il loro malessere attraverso uno sparo, risolvono i loro problemi o le loro ansie premendo il grilletto. Se la scuola risponde con la violenza anche se camuffata da punizioni corporali intese quale ultima risorsa, inflitte in presenza di testimoni, non ci si può aspettare altro.

Se, però, sono i genitori a richiedere un intervento di tal genere, vuol anche dire che la famiglia, che è ben diversa dal nostro modello genitoriale, ha fallito. Come affrontare un adolescente che si ribella, come vivere da genitore quella difficoltà di diventare adulti che tutti abbiamo vissuto e, pur tra mille sbagli, superato? Il mestiere di genitore si aggiorna ai tempi, alle diversità profonde che la storia segna nel passaggio da una generazione ad un’altra, certo non torna indietro e se lo fa è a rischio e pericolo della crescita sana dei propri figli, di cui bisogna accettare e guidare la fisionomia.

Facile a dirsi. Più facile ricorrere alle mazzate. Mazz e panelle fanno figli belli. Quale verità ci viene suggerita dalla saggezza popolare che crescere un figlio è una pratica complessa, che indulgenza e severità devono andare di pari passo, che bastone e carota abituano i bambini ad affrontare situazioni diverse. Non stiamo parlando della violenza istituzionalizzata della scuola americana del Missouri che dovrebbe far inorridire qualunque insegnante, ma di quella sculacciata con cui segnare una linea da non superare. Tutti da figli abbiamo ricevuto qualche richiamo manuale e da genitori lo abbiamo dato, ma tant’è.

Orazio definiva il suo maestro plagosus, manesco, quando gli faceva imparare a memoria l’Odusya di Livio Andronico. Quintiliano ritiene le punizioni corporali inutili e controproducenti nella fase adolescenziale. I maestri non devono approfittare del loro ruolo e sottomettere gli alunni. Ai fanciulli è dovuto il massimo rispetto (…) Ai giorni nostri, per la negligenza dei pedagoghi, pare opportuno che la correzione dei ragazzi abbia luogo in modo che essi non siano costretti a fare quanto è giusto, ma vengano puniti perché non lo hanno fatto (…) quando avrai costretto il bambino con le percosse, cosa potrai fargli da adulto, nell’età, cioè, in cui queste forme di intimidazione non potranno essere usate e gli studi saranno ben più duri? (Institutio oratoria, I, 3-14) Abbiamo citato un autore del I sec. d.C.

Non basta dire che siamo diversi, che la nostra cultura è formata su basi classiche, in realtà la notizia che viene dall’America ci preoccupa. Quelle problematiche giovanili sono quelle anche dei nostri ragazzi, non basta scrollare le spalle e voltarsi dall’altra, definirle americanate. Per quanto diverso il contesto, nessuno di noi vorrebbe, in un futuro non lontano, dare ragione al Missouri.

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