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Le Celebrazioni salernitane di Dante

by Maria Mastrullo

Dopo l’avvio delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante a Ravenna alla presenza del Presidente della Repubblica, con la riconsegna alla città della tomba restaurata, anche il Comitato di Salerno della Dante Alighieri ha tenuto il primo di una serie di eventi. Organizzato dalla Presidente, prof.ssa Pina Basile, si è svolto mercoledì scorso nello storico Salone dei Marmi del Palazzo di Città.

Subito dopo i saluti delle autorità, la presidente Basile ha esordito con queste parole. “Celebrare Dante significa raccontare al mondo la grandiosità del padre della lingua italiana, vuol dire rilanciare la bellezza dell’Italia attraverso il pensiero dantesco. Dante Alighieri è Apostolo di giustizia e Ambasciatore di pace. Dante credeva in un disegno politico universalistico di pace tra i popoli. Un sogno che ha accomunato e tuttora accomuna le vette dell’umanità: Aristotele, Dante, il Cristianesimo. Ma anche pensatori di tutto il mondo e di tutte le epoche, come Immanuel Kant, Hans Kelsen, Jürgen Habermas si sono confrontati con il tema del governo del mondo, animati dalla stessa speranza di un futuro di pace.

Un concetto che si ritrova anche tra le pagine della Costituzione italiana. Ad illustrarlo, in chiave giuridica, la lectio magistralis tenuta dal Prof. Marco Galdi, docente di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Salerno, dal titolo “Giustizia e pace in Dante e nella Costituzione italiana”. Galdi, presidente della Lectura Dantis Metelliana, una delle più antiche, ha sostenuto che “sulla scorta di Aristotele Dante ci insegna che la pace presuppone la giustizia. Per dirla con le parole di San Tommaso d’Aquino, l’equa ripartizione delle risorse del Creato”.

Indagare il pensiero politico dantesco attraverso la rilettura della Monarchia e dei sesti “canti politici” della Divina Commedia (Invettiva contro Firenze – Inferno VI; Invettiva contro l’Italia – Purgatorio VI; Invettiva contro l’Impero – Paradiso VI), ha spiegato la prof.ssa Basile, è il frutto di una particolare parabola evolutiva che trova le sue ramificate radici in una complessa serie di fattori: la vicenda biografica dell’autore, il suo impegno politico nella città natia nella fazione “bianca” dei Guelfi, l’esperienza dolorosissima dell’esilio e i rapporti diretti avuti con diverse corti italiane. Si può osservare, leggendo trasversalmente queste testimonianze, come il centro della riflessione politica dantesca sia la ferma consapevolezza della necessità della divisione tra il potere temporale e il potere spirituale secondo la cosiddetta “teoria dei due soli” e il riconoscimento dell’Impero come istituzione universale. Infatti l’imperatore viene considerato da Dante come colui che possiede ogni cosa, essendo di conseguenza libero dalla cupidigia, e che proprio per questo ha la capacità di porsi in maniera neutrale, come giudice, e riportare la pace e la giustizia tra i popoli. In quest’ottica viene data una valenza provvidenziale alla sua teoria. Un’occasione in più per richiamare la grande attualità di Dante ed il messaggio straordinario che ancora reca all’uomo del XXI secolo.

La prima giornata delle Celebrazioni dantesche salernitane, alla quale seguiranno altri appuntamenti come il tradizionale Festival “Dante senza frontiere” in programma il prossimo novembre, si è conclusa con l’intervento dell’Assessora alla cultura del Comune di Salerno, Antonia Willburger, che ha delineato il disegno e l’ideale politico di Dante nel poema sacro. L’Assessora, a conclusione dell’evento, ha annunciato che il Comune di Salerno onorerà il sommo Poeta con l’intitolazione di una piazza sul lungomare il prossimo 23 ottobre.

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