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L’eredità genetica del Neolitico in Italia tra terroni e polentoni

by Federico L. I. Federico

L’ultima botta alla (dis)unità d’Italia è recentissima, dell’altra sera, quando – quasi a notte inoltrata – arrivano i risultati della Tabella Sinottica della Regione Campania divulgata per il Corona Virus Covid-19 dalla Unità di crisi regionale.

Quei risultati erano attesi con trepidazione dai Campani, beninteso quelli che seguono le vicende della evoluzione dei dati assoluti e percentuali del Corona Virus.

E quando è apparsa sui video la schermata sinottica della Regione Campania si è visto di nuovo uno Zero bello tondo nella colonna dei nuovi contagi su circa tremila tamponi effettuati. Per di più ieri era il secondo giorno di seguito che si verificava l’assenza di ogni contagio, con un altro Zero bello tondo in percentuale tra nuovi contagiati e tamponi eseguiti. Un risultato straordinario che vede la Regione Campania collocarsi tra le Regioni italiane più virtuose sotto il profilo dell’andamento della pandemia.

Non era cosa del tutto nuova, ma i numeri dei nuovi contagi in Campania ugualmente stridono con i numeri venuti fuori per la Regione Lombardia, che la collocano oltre il 50% dell’intero “parco” contagiati nazionale.

Un dato da sussulto. Ma poi, con le news di stamani si è saputo che l’Istituto Superiore della Sanità ha stabilito che tutte le Regioni Italiane sono al di sotto del minimo dell’indice RT di contagiosità, pari a uno.

Questo Indice salvifico è governato da misteriosi algoritmi di calcolo, che nessuno ci ha mai esplicitamente e compiutamente illustrati. All’Istituto Superiore della Sanità – non sempre irreprensibile durante la lunga crisi del Corona Virus – crediamo però sulla parola. Bon gré mal gré, per dirla alla Francese.

Ma come si può spiegare questa difficoltà particolare della Lombardia – e dei territori padani subalpini in generale – a uscire dalla crisi pandemica, diversamente da quanto si è verificato in altre regioni d’Italia e soprattutto nel Meridione, cioè nei confini storico-geografici dell’ex Regno di Napoli? Bastano gli errori, i ritardi, le incertezze che hanno caratterizzato la prima fase della lotta dei Padani contro il Corona Virus, a spiegare tutto ciò che è accaduto? Oppure ci sarà anche dell’altro?

E, mentre noi ce lo chiedevamo, alcuni giorni orsono si è appreso di novità emergenti da ricerche internazionali sul patrimonio genetico dei Meridionali messo a confronto con quello dei Settentrionali.

Sembra che un’indagine scientifica italo-americana, peraltro non ancora perfezionatasi – quindi ad attendibilità da verificare con atti finali alla mano – stabilisca che la “suscettibilità genetica” degli abitanti delle aree del Nord d’Italia rispetto all’epidemia da Corona Virus è assai più alta di quella degli abitanti delle aree del Sud d’Italia.

La genesi del fenomeno di differenziazione genetica – secondo il BMC Biology journal e il gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, guidati da Marco Sazzini, risiederebbe nel fatto che gli Italiani del Nord e quelli del Sud hanno iniziato a differenziarsi geneticamente 19.000 anni fa circa. Dopo l’ultimo picco di glaciazione, quando si stanzializzarono rispettivamente al Nord e al Sud della Penisola, prima dei processi migratori del Neolitico.

I Meridionali, grazie al proprio patrimonio genetico, come poi modificatosi per millenni epigeneticamente – cioè per l’effetto di fattori esterni “ambientali”, che sono molto diversi tra Nord e Sud d’Italia – avrebbero meglio resistito alla ondata devastante della pandemia, fin dal primo momento.

Quanto scriviamo in sintesi sarebbe confermato anche dallo studio di un ricercatore italo americano, Antonio Giordano, operante presso l’Università di Siena e Direttore dell’Istituto di Biologia Molecolare di Filadelfia, oltre che Delegato del Ministero dell’ambiente presso l’Istituto Superiore di Sanità per i legami tra malattie dell’uomo e ambiente.

I meridionali insomma avrebbero una sorta di “assetto genetico protettivo” – acquisito da migliaia d’anni – efficace come risposta immunitaria antivirale contro l’agente pandemico Covid-19. Per una volta, quindi, potremmo dire legittimamente: evviva la (Dis)Unità d’Italia!

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