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Lui nel confronto con Loro 2

by Carla Lauro

La separazione del film in due parti potrebbe inizialmente sembrare una trovata commerciale eppure, una volta usciti dalla sala, se ne comprende il senso. Sarebbe stato riduttivo utilizzare la sintesi e sacrificare in due ore tanti particolari di cui entrambi gli episodi sono corredati e che sono fondamentali per dare forma a tutto il contesto e per rendere il racconto completo. Sembra che l’uno sia propedeutico all’altro.

Questo secondo film è, senz’altro, molto più compatto, deciso e concluso.

Loro 2 abbonda di faccia a faccia, dialoghi a tavola, litigate, confessioni tra Lui, Silvio Berlusconi, e Loro. Lui si manifesta in tutta la sua essenza attraverso il confronto. Il confronto è fra Silvio ed Ennio, imprenditore del nord-est, testimone della prima ascesa di Berlusconi; fra Silvio e Sergio Morra; fra Silvio e Veronica; fra Silvio e l’Italia. Da ogni faccia a faccia esce fuori una diversa sfaccettatura della personalità di un uomo che è stato l’incarnazione materiale dei sogni di quasi tutti e la proiezione delle speranze di riscatto di chi lo ha circondato.

Ci troviamo di fronte ad un personaggio che ha sempre utilizzato la scena politica nel senso più spettacolare del termine, non gli manca dell’attore una dimensione quasi istrionica, ma ciò che più interessa è l’aspetto intimo, con debolezze ed astuzie che dalla dimensione privata lasciano intendere quale sia la sua strategia pubblica.

C’è un momento di Loro 2, nel quale la confusione tra ciò che è vero e ciò che è falso si fonde ad un livello tale che non è possibile intravedere la linea di confine.

In quel momento è evidente come Paolo Sorrentino sia riuscito a creare un film che lavora sulla commedia, che usa lo strumento del ridicolo giocando a deformare tutto solo per inserirvi sprazzi di verità e dimostrare quanto non stoni.

Si rifà, in qualche modo, al grottesco felliniano, ma lo sfrutta per andare a parare altrove, per andare ad aprire un varco in quel muro inscalfibile che è l’interiorità di Lui.

Sorrentino ha affermato, in conferenza stampa, che Loro “non è un film su Berlusconi ma sulla storia d’amore fra Silvio e Veronica”.

In effetti si tratta sempre di una scena politica e i due attori, Veronica e Silvio, sono la nemesi l’una dell’altro. Lei sul piano di una riservatezza che tende ad amplificare il mistero, Lui che ha un tale desiderio di tenere sempre viva l’attenzione su di sé, solo sulla scena, da consegnarsi quasi ad una dimensione di immortalità.

In realtà la storia d’amore non è solo quella fra Silvio e Veronica, o meglio, attraverso Silvio e Veronica si può analizzare la travagliata storia fra Silvio e l’Italia. Come tutte le storie d’amore ha avuto alti e bassi, fino a giungere ad una rottura, dopo la dolorosa constatazione con cui l’Italia si è trovata dapprima innamorata e poi progressivamente delusa rispetto alla sua figura.

Sorrentino non giudica, non redime, né perdona, perché il suo scopo non è questo. Non gli interessa distruggere un’icona, un simbolo, ma umanizzarlo e quindi neutralizzarlo, disinnescarlo.

Ciò che vuole, come ha sempre sostenuto, è mostrare quello che c’è dietro la maschera di Berlusconi, approfondire il suo lato umano, che va di pari passo con quel lato pubblico che tutti conosciamo.

In sostanza, da questo secondo capitolo di Loro esce fuori un uomo abbattuto che tenta di salvare un matrimonio, una carriera ed una giovinezza che non c’è più da tempo, ma alla quale non vuole rinunciare nemmeno quando tutto diviene patetico. Lui è ancora in grado di vendere una casa per telefono ma non riesce, sebbene ci provi, a recuperare la sua credibilità politica e matrimoniale.

La potenza del cinema di Sorrentino è, come sempre, quella di gettare il pubblico in un mare di interrogativi. Ci racconta personaggi, simboli ed archetipi che ci riguardano tutti da vicino e, con un minimo di intelligenza emotiva, non si può evitare di porsi qualche domanda. La forza di questo film sta, quindi, proprio nell’universalità dei temi che racconta e dei sentimenti che mette in gioco.

di Carla Lauro

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