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Fenomeno Liberato

by Piera De Prosperis
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Nove maggio – Napoli – Lungomare – Tramonto – Gratis. Poche essenziali parole che hanno mandato su di giri i fan partenopei di Liberato (ma non solo), il cantante di cui non si conosce il volto ma che è ormai una star indiscussa del web.

La scelta della data non è stata casuale: “Nove maggio” è la sua canzone d’esordio, con circa nove milioni di visualizzazioni anche se il cantante non è mai apparso de visu, sempre di spalle e costantemente con una felpa, cappuccio in testa, eppure l’affluenza dei napoletani alla Rotonda Diaz è stata incredibile ed ha richiesto un notevole spiegamento di forze dell’ordine.

L’arrivo di Liberato è stato anticipato da una sua diretta su Instagram, direttamente dalla barca sulla quale stava viaggiando, in mezzo al mare. Alle 20.30 la barca con sopra Liberato è arrivata alla Rotonda Diaz e il cantante è salito sul palco (dove fino a poco prima stavano suonando i Nu Guinea, scelti per aprire il live), accompagnato da ben sei sosia, incappucciati come lui (che aveva anche un fazzoletto sul volto).

Una messa in scena davvero eccezionale ma cosa c’è dietro? E’ solo un’operazione di marketing? Aldilà della qualità musicale e della bellezza dei suoi testi, il fenomeno colpisce proprio perché è in controtendenza rispetto all’atteggiamento del popolo della rete. Abbiamo spesso contestato l’uso esasperato delle immagini che inducono ragazzi, apparentemente per bene e di sani principi, a diventare belve affamate pur di postare episodi di bullismo contro compagni e professori, per concedersi un attimo di celebrità, senza pensare alle conseguenze nefaste del loro gesto.

Con Liberato siamo davanti al fenomeno opposto. Quanto più l’artista si nega, tanto più è seguito, esiste quanto più si nega alla visibilità esposta ed urlata della rete.

Potremmo richiamare altri esempi del passato. Histoire d’O, il famoso libro scandalo del 1954 in cui la scrittrice con lo pseudonimo di Pauline Réage fece scalpore, non solo per i contenuti erotici, ma anche per l’anonimato che scatenò la ricerca della sua identità da parte di critici paludati. In tempi recenti Elena Ferrante ha rivendicato il suo diritto all’anonimato sostenendo, specie nel libro “La frantumaglia“, che la libertà di poter scrivere di sé può essere garantita solo dall’uso dello pseudonimo che si traduce in una maggiore presenza di verità nelle sue opere.

Nel panorama musicale contemporaneo, già dai primi anni ’90, il duo di musica elettronica Daft Punk ha imposto un modello estetico, associato alla cultura cyber, in cui l’assenza di volti, coperti da caschi robotici, non ha impedito il gigantesco boom della hit “Get lucky” del 2013.

Liberato rappresenta per il pubblico dei social network la possibilità di una rappresentazione di Napoli sommessa, senza eccessi e violenze, a partire proprio dalla persona fisica del cantante, che si nasconde per poter meglio rappresentare la sua visione della città nella quale i video sono ambientati.

Non c’è la Scampia o i desolati litorali domizi di Gomorra, ma la Napoli di Posillipo, della spiaggia della Gaiola, di piazza Mercato, in cui si muovono giovanissimi innamorati che, tuttavia, sfrecciano per la città rigorosamente senza casco. Anche questa una scelta: in amore non ci sono regole, non conta il rispetto dei codici, il patto d’amore non segue le convenzioni sociali ma solo quelle del cuore.

Il successo di Liberato si poggia su questo: un linguaggio d’amore trasversale che non ha bisogno di volti ed ambientazioni sociali, l’io lirico parla a tutti, giovani uomini e donne che stanno vivendo la stagione degli amori. Assenti famiglia, scuola, Stato. E’ forse il Claudio Baglioni del presente, il suo piccolo grande amore  è nei testi Nove Maggio,Tu t’e scurdat’ ‘e me, Gaiola portafortuna, Me staje appennenn’ amò, Intostreet, Je te voglio bene assaje, in cui la storia d’amore tra Adam, del Mercato, e Demetra, di Posillipo, segue le tradizionali tappe: innamoramento, tradimento, gelosia, riconciliazione in un eterno ritorno che risale a Saffo.

Dov’è allora la novità? Il mix irresistibile di uno stile musicale e narrativo giovane ed immediato, la trovata dell’anonimato, il comprendere in fondo i giovani molto più di tutti gli educatori, gli psicologi ed i sociologi messi insieme.

Non è solo marketing: è la vita, bellezza!

di Piera De Prosperis

 

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