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Pipistrelli e virus in Italia

by Redazione
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pipistrelli

E’ comprensibile che i rapporti diplomatici tra uomini e pipistrelli non siano idilliaci di questi tempi. Maledetti chirotteri, voi e il vostro virus. Quando li vediamo riuniti in colonie in aree abitate, inarchiamo il sopracciglio. Non è che sono pericolosi? No, non lo sono e la loro presenza non deve causare preoccupazione.

Lo ha precisato l’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che in una nota ha precisato le relazioni tra pipistrelli e rischio trasmissione Covid-19. Le glicoproteine di superficie dei coronavirus SARS-like presenti nei pipistrelli non avrebbero la capacità di legarsi efficacemente ai recettori posti sulla superficie delle cellule umane. Il che rende, sulla scorta delle migliori conoscenze, queste forme virali innocue per l’uomo. Si ritiene pertanto che il passaggio diretto dal pipistrello all’uomo non possa provocare alcuna patologia in quest’ultimo.

Il salto dall’animale all’uomo avrebbe implicato una modifica plausibilmente avvenuta all’interno di un ospite intermedio, appartenente ad un’altra specie. Con ogni probabilità il pangolino, un tipo di formichiere. Anche se va detto che non tutti accusano i pangolini.

Tutto sarebbe partito da una colonia di pipistrelli rinolofidi presente a circa 1000 km a sud di Wuhan. Nei cui mercati la compresenza, in condizioni igieniche precarie, di pangolini e pipistrelli avrebbe portato alla contaminazione di venditori e clienti, offrendo al virus la possibilità di mutare ed effettuare il salto di specie.

Quindi, quello che va combattuto è il traffico e il consumo di animali selvatici. I pipistrelli italiani sono innocenti e sono anzi strettamente tutelati dalla legge. Che peraltro ne vieta l’uccisione e l’alterazione o la distruzione dei siti in cui sostano, si riproducono o svernano.

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