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Pompei: il ritrovamento di una tartaruga e del suo uovo

by Federico L.I. Federico

Foto RaiNews

In questi giorni sono stati celebrati da tutta la stampa i fasti pompeiani della “scoperta” di una tartaruga di terra, una testuggine, in latino “testunie”, in napoletano “cestunia”. Nel coro si è distinta ovviamente la stampa “predestinata”, la quale si è abbandonata alle ormai troppo ricorrenti aggettivazioni iperboliche, che vanno dall’eccezionale al
sensazionale, passando per l’incredibile e lo straordinario. E le parole urlate dai titoli danno però l’impressione di ricondurre ogni notizia di “scoperte” provenienti da Pompei a spettacolari fuochi d’artificio telecomandati.

La “scoperta” di una tartaruga, sepolta con tutto l’uovo che recava in grembo, non ha cambiato la storia della biologia animale. E il quadro in cui essa si è materializzata – ben più importante e complesso – è quello dell’esecuzione di un piccolo scavo/saggio stratigrafico condotto al di sotto del livello antropizzato d’epoca romana, quindi in fase storica pre-romana, in una bottega ubicata lungo Via dell’Abbondanza a Pompei. Lo scopo del saggio era quello di indagare su rimaneggiamenti, restauri e ricostruzioni eseguiti a Pompei dopo il forte e distruttivo terremoto dell’anno 62 d.C., che precedette di ben 17
anni la catastrofica eruzione vulcanica pliniana del 79 d.C., la quale seppellì la città durante l’impero di Tito Flavio Vespasiano. In quella catastrofe rimasero al di fuori della coltre vulcanica le parti apicali degli edifici più alti, che attrassero nei secoli predatori di marmi e metalli di ogni risma e condizione. Questa quindi la Storia, sfuggita al sensazionalismo urlato dai titoli dei media, tra i quali spiccava per originalità quello che riferiva della scoperta a Pompei di una tartaruga incinta!

Il ritrovamento – perché di questo si tratta e non di una “scoperta”, termine inflazionato negli ultimi anni a Pompei – è stato per più aspetti sorprendente, considerato che la tartaruga è stata ritrovata nella tana/cunicolo che essa stessa si era scavato. Forse per trascorrervi il letargo, trovandovi poi la morte per esservi rimasta intrappolata in occasione
del terremoto o durante i successivi lavori di restauro. Il corpo del rettile è emerso quindi in perfetto stato di conservazione, tant’è che – sorprendentemente appunto – nel suo carapace è stato trovato l’unico uovo che essa aveva in incubazione. Noi aggiungiamo che non è il primo ritrovamento di testuggini, in passato solitamente rinvenute all’interno di giardini o aree interne a ricche domus, come ad esempio è avvenuto per la casa di Giulio Polibio. E non a caso quest’ultimo è uno scavo d’epoca contemporanea, quindi più attento, durato per oltre un trentennio, compreso il restauro.

 

A detta degli esperti la tartaruga recuperata è un esemplare di Testudo hermanni. Quindi una specie locale. Le sue modeste dimensioni e l’unico uovo attesterebbero invece la giovane età dell’esemplare, in quanto solitamente una Testudo Hermanni depone da 1 a 5 uova. Il reperto è stato trasferito al Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco, alle cure e
all’analisi dell’archeozoologa competente, da cui aspettiamo notizie definitive.

Il ritrovamento rappresenta però un ulteriore tassello del vasto mosaico del complesso ecosistema pompeiano, non ancora abbastanza esplorato, composto di tracce naturali, biologiche e non, ma certamente non solo antropiche. Il rinvenimento, imprevisto, si inquadra invece nella campagna di scavo e ricerca sulle terme Stabiane, condotta dalla Freie Universität Berlin e dall’Università Orientale di Napoli con l’University of Oxford, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei. In particolare il fine ultimo degli scavi in corso era, e rimane, lo studio completo dello sviluppo urbano del quartiere abitato prima dell’ingrandimento del complesso delle Terme in epoca romana. Esso andò a soprapporsi al tessuto edilizio preesistente, risalente al I sec. a.C. e, quindi, in parte precedente alla conquista romana. Nella stessa “area di innesto” nel tessuto urbano delle fascia sud-orientale delle Terme Stabiane lungo la via dell’Abbondanza – là dove essa si incontra con
il vicolo del Lupanare – quest’anno infatti sono emersi i resti di una sontuosa “domus” ricca di mosaici e pitture parietali. Con l’occasione tale Casa Pompeiana fu rasa al suolo dopo il terremoto del 62 d.C. e destinata a sedime dell’ampliamento del complesso termale, nella zona dell’incrocio tra via dell’Abbondanza e via Stabiana.

Sul ritrovamento è stata anche diffusa una misurata dichiarazione del Ministro Franceschini che ha affermato: “…Pompei continua a riservare importanti ritrovamenti e nuove scoperte, confermando la straordinaria ricchezza di questo autentico scrigno di storia e memoria che affascina il mondo intero”. Mentre il Direttore del parco, Zuchtriegel, ha detto: “Nei prossimi anni, lo studio dei reperti organici e le ricerche su agricoltura, economia e demografia a Pompei e nel suo territorio saranno una priorità nella nostra strategia di ricerca, tutela e valorizzazione, anche per dare più visibilità a siti e monumenti al di fuori del centro urbano, come la villa rustica di Boscoreale e le ville di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.” E questo è un altro dato che andrebbe urlato, per il comprensorio archeologico vesuviano, inserito nel Piano di Gestione Unesco. Noi saremo attenti a coglierne gli echi per ora deboli.

 

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