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Pompei saluta Giuseppe Tortora, Sindaco del centenario

dovrà ricucire i rapporti tra Città civile, religiosa e archeologica

by Federico L.I. FEDERICO
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Foto by PHOTOPRESS POMPEI

 

Concludiamo la trilogia dedicata al nuovo Sindaco di Pompei del 2026, che sarebbe stato il Sindaco del Centenario e, già nel secondo articolo, tessemmo le lodi dei due rivali in vista del traguardo finale: Giuseppe Tortora e Salvatore Alfano. Li definimmo due professionisti seri e persone per bene che, insieme all’avvocato ed ex sindaco Claudio D’Alessio risultavano inaspettatamente il meglio che la politica di Pompei aveva espresso come candidati possibili.

Poi abbiamo vissuto e riscontrato la sconfitta netta e senza appello di Alfano e il suo bel gesto di recarsi a salutare personalmente il vincitore Tortora, nel suo stesso Comitato elettorale festante, peraltro a poche decine di metri dal Comitato, perdente e depresso, senza che si registrasse alcun comportamento meno che corretto dall’una e dall’altra parte. Anzi, al contrario, il vincitore Tortora fu cordiale e affabile anfitrione per Alfano e gli altri suoi sostenitori che gli fecero visita e omaggio, nella bolgia rumorosa e vociante dei propri sostenitori e alleati festanti.

Abbiamo scritto questo incipit “volutamente”, per “volutamente sottolineare” la grande civiltà e correttezza dei comportamenti a Pompei dei vincitori verso gli sconfitti, a cui i primi riconoscevano l’onore delle armi. I “tortoriani” insomma, accoglievano gli “alfaniani”, porgendo la mano, nel segno di una pace ritrovata, al di là dei veleni connessi a comportamenti scorretti (pochi) della fase elettorale. Insomma, roba d’altri tempi.

Ma roba che permane nell’indole dei cittadini pompeiani, che hanno dato buona prova di sé, fin dalla “fondazione” della città nuova, cioè la istituzione del Comune autonomo di Pompei nel 1928, a “danno” di quattro Comuni confinanti, con cui Pompei fu chiamata a collaborare per la definizione dei nuovi confini. E i neopompeiani diedero buona prova di sé anche nel momento della rinascita democratica, nei tempi drammatici della caduta del fascismo, quando – tra l’11 febbraio e il 15 luglio del 1944 – la nuova Pompei fu frontiera politica istituzionale, munita di “posti di blocco” militari lungo il confine con Scafati, la quale rientrava nel “Regno del Sud” già liberato dai Tedeschi, con Salerno capitale, governato da Badoglio con a capo Vittorio Emanuele III. Ma anche con la presenza immanente delle Forze Alleate, pronte a garantire l’ordine democratico e a ripartire verso il Nord, per la Liberazione di Roma e dell’Italia ancora sotto il giogo hitleriano.

Con queste premesse, consegnate alla custodia della Storia, quella con la “S” maiuscola, si coniuga e si raccorda l’apertura convinta di Giuseppe Tortora, verso una ripresa immediata della normalità democratica e della serenità dei rapporti tra maggioranza e opposizione che – ne siamo certi – non sarà “inciucio”, ma reciproca correttezza in ruoli Differenti e, quando necessario, Opposti.

Anche di questo il Sindaco Tortora – insediatosi formalmente con l’Ufficio Centrale Elettorale nel pomeriggio di giovedì 11, nella sala Consiliare di Palazzo De Fusco, piena di cittadini festanti, non solo i fedelissimi – dovrà essere artefice e garante, avendo ormai indossato, commosso, la fascia tricolore. Quella fascia che lo rende primo rappresentante della Città di Pompei. Di tutta Pompei.

E – ora e qui – ci basta riportare per stralcio integrale le sue prime parole ufficiali da Sindaco, che confermano il nostro pensiero. Tortora ha infatti detto:

Questo è il giorno dell’ufficialità ma soprattutto della responsabilità. Con la proclamazione a Sindaco di Pompei si chiude una fase e se ne apre un’altra. Da questo momento non rappresento più una parte, una coalizione, una proposta elettorale. Da questo momento ho il dovere e l’onore di rappresentare tutti i cittadini di Pompei, tutta Pompei. Chi mi ha votato. Chi ha scelto diversamente. Chi ha partecipato con entusiasmo. Chi ha osservato con prudenza. Chi oggi attende risposte concrete.

A tutti rivolgo il mio saluto e il mio ringraziamento. Oggi quelle parole ascoltate diventano un mandato politico e amministrativo preciso. Pompei ha chiesto stabilità. Ha chiesto serietà. Ha chiesto presenza. Ha chiesto una guida capace di unire, decidere e amministrare. Questo sarà il nostro compito. Il confronto politico continuerà nelle sedi istituzionali, come è giusto che sia, ma da oggi la città viene prima delle appartenenze, prima di ogni diversità d’opinione. Alla minoranza consiliare rivolgo un saluto rispettoso e assicuro piena disponibilità al confronto. Il ruolo dell’opposizione è essenziale in una democrazia matura: controllo, proposta, stimolo. Mi auguro che il Consiglio comunale possa essere il luogo di un confronto serio, anche fermo, ma sempre orientato all’interesse della collettività.

Qualche nota di cronaca dolente però la dobbiamo riportare. Non riguarda Tortora. Ma certo è che la completa assenza dalla Sala Consiliare della Opposizione poteva essere risparmiata ai cittadini, con la presenza di almeno un “delegato” degli eletti al prossimo Consiglio Comunale. A volte la forma è anche sostanza: è questa una nostra ferma convinzione.

 

 

Poi, entrando nel concreto, ci sentiamo di dire che un minimo di “galateo istituzionale” avrebbe dovuto prevedere l’attesa di qualche giorno, prima dell’assunzione formale presso il Comune di Pompei di una decina di prossimi dipendenti comunali, vincitori – pare – di un concorso bandito nel 2024. Forse, il Segretario Comunale in carica avrebbe dovuto diversamente e meglio consigliare il responsabile o i responsabili di questo inopportuno, e anche inutile, sgarbo istituzionale al nuovo Sindaco che si insediava.

Restando nella concretezza, infine, ricordiamo al nuovo Sindaco quello che scrivemmo nel secondo articolo della nostra trilogia per il nuovo Sindaco di Pompei. Ci scuserà il lettore se ci autocitiamo, ma quel che riportiamo è interesse di tutti Pompeiani. Noi, comunque, scrivemmo testualmente così:

E il sindaco vincente dovrà affrontare prioritariamente il problema della ricucitura dei rapporti tra la Città civile e le altre due Realtà, quella religiosa e quella archeologica, raffreddatisi nella seconda metà dell’anno scorso, per il Decreto Ministeriale di vincolo culturale calato improvvisamente sulla realtà della Città da parte del Parco Archeologico di Pompei, sostenuto in questa operazione dalle più autorevoli stanze del Collegio Romano, sede del Ministero della Cultura e da quelle della Prelatura Pontificia pompeiana, che aveva chiesto  per prima il vincolo sulla Piazza San Bartolo Longo, sostenuta della Santa Sede al Vaticano. La vicenda amareggiò non poco il Sindaco Lo Sapio che, però, fu aggredito definitivamente dal male che gli aveva già reso difficili –  e a volte patiti – i giorni belli della sua Sindacatura che, comunque, ha segnato positivamente la storia recente della Città di Pompei, quella dei vivi, ospiti ospitanti delle due grandi Realtà, che hanno portato alla celebrità in Italia e nel mondo il nome: POMPEI”

E, dunque, chiudiamo così: buon lavoro, Sindaco del Centenario. Ad maiora.

 

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Antonio Abenante 14 Giugno 2026 - 10:27

Ottimo!

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