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Rammstein

by Piera De Prosperis

Chi insegna o ha insegnato sa quanto sia difficile affrontare, con i propri alunni, la celebrazione del Giorno della Memoria. Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. In quel giorno, ogni anno, scuole e mass-media programmano iniziative, film, reading, per non dimenticare. In prima persona ho vissuto la difficoltà di trovare modi non convenzionali perché i ragazzi partecipassero emotivamente e sentissero veramente quale immane tragedia l’Europa avesse vissuto. Per non dimenticare e non ripetere, seppure in forme diverse, il pregiudizio, l’intolleranza, il razzismo.

Ho sempre avvertito un profondo coinvolgimento, soprattutto riflettendo su quanto avrei fatto o non fatto se mi fossi trovata in quella circostanza, da vittima o da spettatore. Proprio per questo mi colpisce tutto ciò che abbia a che fare con questo argomento. E’ di qualche giorno fa la notizia che il video del gruppo musicale tedesco Rammstein, fa indignare la comunità ebraica in quanto in alcune scene i membri della band, con gli abiti a righe dei deportati ebrei, vengono impiccati.

Ad accusare di “strumentalizzazione e trivializzazione della tragedia dei campi di sterminio e della deportazione ebraica… per un divertimento frivolo e ripugnante” è stata l’ex presidentessa del Consiglio Generale Ebraico in Germania, Charlotte Knobloch in un’intervista alla Bild.

Mi sono indignata anche io, possibile che situazioni così atroci possano essere utilizzate a meri fini commerciali?

Sono andata a vedere la clip. Sono nove minuti di immagini straordinarie di grande potenza visionaria, in cui si ripercorre la storia della nazione, interpretata da una donna nera, l’attrice Ruby Commey. L’azione del video tocca vari momenti della storia della Germania. Quando i Romani tentarono di conquistarla nel 39 d.C., durante il Medioevo, all’epoca di Carlo Magno. E nel secolo breve, il ‘900, quando l’orrore del nazismo si abbatte su di lei e dopo la Seconda guerra mondiale; durante la Guerra fredda che spartì la Germania in due sfere d’influenza.

Elemento che unisce le varie scene è l’attrice che personifica la Germania, sempre presente quando c’è da combattere contro gli invasori ma assente nel momento in cui si presenta il tanto criticato episodio del lager, perché il vero spirito della Germania non era lì. Compare accompagnata dai nazisti, su una sedia a rotelle: la sua parte oscura, quella che ha finto di non vedere la tragedia degli ebrei, morirà fucilata da quegli stessi ebrei che torturava.

E’ difficile riassumere le immagini che scorrono con grande potenza espressiva e che sono in realtà un atto di accusa alla Germania del tempo ed una presa di coscienza della necessità di far morire il cavaliere oscuro che si nasconde nell’animo profondo di ogni nazione.

Del resto, i Rammstein non sono nuovi a provocazioni del genere. Già nella scelta del nome che si richiama alla base aerea di Ramstein, teatro di un grave incidente aereo nel 1988 a cui l’aggiunta di una m suggerisce un’analogia con il verbo rammen (urtare con violenza). In questa clip, il cui regista è un esordiente nel mercato tedesco, direi che prevale proprio il senso di colpa per il proprio passato, che il popolo tedesco sente profondamente. Direi che invece di insorgere contro la band, senza forse aver visto in toto il video, bisognerebbe riconoscere loro la capacità di ammettere gli errori, di saper lanciare, attraverso il linguaggio veloce delle immagini e la potenza del testo, un messaggio, forse più facilmente recepibile dalle nuove generazioni.

Deutschland è il primo dei cinque video che anticiperanno il nuovo album dei Rammstein, assenti dalle scene da circa dieci anni, che uscirà in maggio.

Ammetto di aver conosciuto il gruppo da poco ma forse, se l’avessi conosciuto prima, un passaggio per la celebrazione del 27 gennaio, in classe, con i miei alunni, lo avrei fatto. Per capire come si possa imparare dai propri errori e come l’arte non possa mai essere razzista o sovranista.

Germania! Il mio cuore in fiamme
Voglio amarti e maledirti
Germania! Il tuo respiro freddo
Così giovane, e tuttavia così vecchia
Germania! Il tuo amore
È maledizione e benedizione
Germania! Non posso darti
Il mio amore
Germania! Germania!

(Tu. Io. Noi. Voi)
(Tu) superiore, inutile
(Io) superuomini, stanchi
(Noi) Chi troppo sale dà maggior percossa
(Voi) Germania, Germania sopra a tutto

Germania! Il mio cuore in fiamme
Voglio amarti e maledirti
Germania! Il tuo respiro freddo
Così giovane, e tuttavia così vecchia
Germania! Il tuo amore
È maledizione e benedizione
Germania! Non posso darti
Il mio amore
Germania!

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