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C’è tempo fino a gennaio!

by Gianluca Volpe

Per la formulazione e l’approvazione di un piano di sviluppo, il tanto declamato Recovery Plan da presentare al tavolo dell’Unione Europea, l’Italia ha poco più di tre mesi.

In questo periodo occorrerà presentare al Parlamento la bozza già nelle mani del Governo (frutto peraltro dei lavori degli stati generali dell’economia tenutisi lo scorso giugno a Villa Pamphili), che dovrà lavorarci per elaborare ed approvarne la stesura definitiva. Anche se la politica di queste settimane è concentrata su tutt’altri argomenti, occorre sottolineare come questo appuntamento con l’Europa sarà fondamentale per dare la direzione verso la quale vorrà andare il nostro Paese nei prossimi decenni. Il Recovery Plan sarà il punto di partenza per il quale all’Italia verranno erogati circa 200 mld di euro, già approvati dall’Unione Europea, e la bussola con la quale si orienteranno le scelte strategiche dei prossimi anni.

Questo è il momento per reinventare l’Italia, …non vogliamo ripristinare la normalità, siamo più ambiziosi. Dobbiamo approfittare di questa occasione per rendere il nostro Paese più moderno, più sostenibile, più inclusivo, capace di far fronte alle sfide poste dal difficile ed inedito, e anche incerto ancora, contesto macroeconomico e geopolitico.” Così il Premier Conte è intervenuto a margine della presentazione del libro blu delle Dogane parlando del Recovery Fund.

La vera sfida per questi prossimi mesi sarà certamente realizzare quello spirito di coesione ed unità d’intenti tra le diverse compagini politiche che avranno l’ennesima occasione, in questa legislatura tutt’altro che ordinaria, per rispondere in modo concreto agli appelli di unità che a più riprese ha loro rivolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La richiesta di collaborazione e dialogo costruttivo, seppure in una dialettica di confronto (e anche se vogliamo “scontro”) politico, è auspicata dalla gran parte dei cittadini che, in un momento di insicurezza e grave incertezza sul futuro, avrebbe bisogno di una voce unanime da parte di chi è deputato a rappresentare e guidare l’intera nazione.

Mai dovrebbero accadere tragedie come quella della pandemia che il mondo intero sta ancora vivendo, ma ancor meno dovrebbe accadere che tali tragedie siano oggetto di strumentalizzazioni per scopi elettorali. In una democrazia degna di questo nome ad ogni politico dovrebbe stare a cuore, prima del consenso personale, il consenso alla politica, il rispetto delle istituzioni e la fiducia nella capacità della rappresentanza politica in genere di dare risposte.

Nelle prossime settimane cominceranno i lavori in Parlamento; staremo a vedere.

La speranza è l’ultima a morire!

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