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Rigenerare le centrali elettriche: Roma, Londra, Mosca

by Alessandro Bianchi

 

Il 4 dicembre scorso è stato inaugurato a Mosca un grande complesso museale denominato “GES 2-House of Culture”, ultimo caso in ordine di tempo di quella particolare categoria di interventi finalizzati a rigenerare edifici in precedenza adibiti a centrali elettriche.

Si tratta di impianti nati sulla scia di una delle tante, straordinarie invenzioni che hanno dato vita alla rivoluzione industriale della seconda metà del XVIII secolo, stravolgendo letteralmente non solo le produzioni industriali ma il funzionamento stesso delle città, dove l’illuminazione delle case, degli edifici adibiti alle più svariate funzioni, nonché delle strade e delle piazze, passa in brevissimo tempo dalla “lampada a gas o petrolio” alla “lampada elettrica”.

Per tutta una prima fase – tra il finire dell’800 e i primi decenni del ‘900 – le centrali elettriche vengono costruite all’interno dei centri abitati, sicché dopo la dismissione lasciano edifici senza più funzioni nel cuore stesso delle città.

E’ da questa condizione che prendono il via alcune esemplari operazioni di rigenerazione urbana.

 

 

E’ stato così a Roma con la Centrale Montemartini – la prima centrale termoelettrica pubblica della città – inaugurata dal Sindaco Nathan nel 1912 nel quartiere Ostiense a metà strada tra la Piramide Cestia e la Basilica di S.Paolo, che rimane in funzione fino al 1963 quando viene definitivamente dismessa per obsolescenza degli impianti.

Per molti anni si susseguono demolizioni di macchinari e modifiche degli ambienti, fino a che l’Acea, proprietaria della centrale, avvia dei primi interventi destinando alcuni spazi ad attività culturali. È l’avvio di una operazione di rigenerazione che assume un’importanza assai maggiore nella seconda metà degli anni ’90, allorché vengono lì trasferite temporaneamente alcune sculture di epoca romana provenienti dal Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, dove si devono eseguire dei lavori. Ma la collocazione risulta convincente e si decide di dare vita ad una collocazione stabile, cosicché a seguito di importanti lavori di adeguamento la centrale elettrica diventa il “Museo Montemartini”, nodo della rete dei Musei Capitolini. Inaugurato nel 1997 con la mostra “Macchine e Dei” – ad evocare la compresenza di elementi di archeologia industriale e di archeologia classica – ospita attualmente circa quattrocento statue di epoca romana.

 

 

E’ così anche a Londra con la “Batter Sea Power Station”, centrale a carbone costruita in due fasi, tra il 1929 e il 1955, sulla riva sud del Tamigi, che è il più grande edificio in mattoni esistente in Europa, simbolo dell’architettura industriale britannica.

Dismessa definitivamente nel 1983 cade in uno stato di progressivo degrado che dura quasi trenta anni fino a che, nel 2012, il Governo decide di metterla in vendita fissando l’obiettivo di avviarne la rigenerazione nell’ambito di un più complessivo progetto che coinvolge ampie aree circostanti all’edifico principale.  Il progetto – affidato a numerosi architetti di fama, tra cui Frank Ghery e Norman Foster – prevede due nuovi quartieri residenziali, zone commerciali, un hotel e il “Batter Sea Park” al cui interno la Apple riunisce in un unico “Campus Apple” tutte le sedi Apple di Londra. Il tutto da realizzare in tre fasi lungo un arco di tempo che va dal 2013 al 2025.

 

 

Ed è così oggi a Mosca dove, come detto all’inizio, è stato inaugurato il complesso “House of Culture” in esito alla rigenerazione della originaria centrale elettrica GES-2 costruita tra il 1904 e il 1907 nel quartiere “Ottobre Rosso”, vale a dire in pieno centro città di fronte al Museo Puškin e alla Cattedrale di Cristo Salvatore, situati dalla parte opposta della Moscova.

Dismessa nel 2014 viene acquistata appena un anno dopo dalla “V-A-C Foundation” che affida il progetto di riconversione a Renzo Piano.

I lavori procedono per sette anni con l’obiettivo di realizzare un centro culturale legato alla tradizione delle popolari “case della cultura” aperte in Russia a partire dalla fine dell’800, caratterizzate dalla compresenza di esposizioni, manifestazioni ed eventi di vario genere – pittura, scultura, musica cinema ed altro ancora – con il coinvolgimento attivo dei visitatori.

Nei quattro livelli del nuovo edificio sono presenti un auditorium, sale espositive, cinema, teatri, atelier, una biblioteca, oltre ad alloggi per gli artisti, ristoranti, bar e spazi ricreativi.

 

 

Quanto al rapporto con l’edificio originario, vale quello che Renzo Piano diceva fin dall’avvio del progetto nel 2015.

Ogni volta che pensiamo a quale tipo di edificio ci piacerebbe trovare per creare un centro culturale non abbiamo alcun dubbio: una centrale elettrica! (…) C’è una magia in una centrale elettrica. Vi è una magia più tangibile, che risiede nella scala degli spazi o nei merletti delle strutture in acciaio, come nel nostro caso. Tuttavia, vi è anche una magia più enigmatica che proviene dall’idea di energia. Energia non solo prodotta sotto forma di ‘energia elettrica’ o di calore, ma anche energia in termini di pensiero, idee ed espressione della creatività umana. Lo spazio della “House of Culture”, concludeva, “deve funzionare allo stesso modo, ma invece di produrre calore o elettricità produrrà energia sotto forma di idee”.

Dunque tre casi nei quali a partire da una matrice unica si dà vita a tre esiti diversi: un museo dalla “Centrale Montemartini” a Roma; un complesso immobiliare multifunzionale dalla “Batter Sea Power Station” a Londra; un centro culturale dalla “Centrale GES-2” a Mosca.

Tre casi esemplari che dimostrano l’enorme potenziale della rigenerazione urbana nel conferire nuova forma e nuova funzionalità alle grandi città che, dopo le ferite inferte dal Covid, ne hanno più bisogno che mai.

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